Dal New Mexico a Palermo: il caso Epstein riaccende un cold case italiano

Negli ultimi giorni il nome di Santina Renda, bambina scomparsa nel 1990 a Palermo, è tornato al centro dell’attenzione mediatica italiana. La ragione è legata alla diffusione di nuovi documenti e leak relativi al caso Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni, e alle segnalazioni che emergono in questi file su possibili vittime sepolte nelle sue proprietà.

L’episodio che ha riacceso il caso

La svolta è arrivata dopo la trasmissione Chi l’ha visto?, andata in onda il 25 febbraio, che ha affrontato la questione dei cosiddetti Epstein Files: una serie di documenti di indagine messi a disposizione dall’FBI come parte dell’inchiesta sui crimini di Jeffrey Epstein e della sua collaboratrice Ghislaine Maxwell.

Tra questi file è emersa una e-mail risalente al 2019, nella quale si parla di due ragazze straniere sepolte intorno allo Zorro Ranch, una delle residenze di Epstein in New Mexico, per ordine dello stesso Epstein e di Maxwell. La missiva, la quale afferma di provenire da un ex membro dello staff del ranch, descrive un presunto coinvolgimento di minorenni nelle attività criminali del finanziere.

 Santina Renda: la scomparsa che torna sotto i riflettori

La famiglia di Santina Renda — che aveva 6 anni quando fu rapita il 23 marzo 1990 nel quartiere Cep di Palermo — ha deciso di reagire di fronte a queste rivelazioni. Fino ad oggi la vicenda era un cold case di cronaca rimasto irrisolto per oltre tre decenni.

A seguito della trasmissione, il legale della famiglia, Luigi Ferrandino, ha dichiarato di voler verificare se ci siano elementi collegabili alle nuove informazioni emerse dagli Epstein Files, chiedendo di inviare il DNA dei familiari negli Stati Uniti per un confronto con eventuali reperti ritrovati nelle proprietà di Epstein o nei materiali in mano alle autorità americane.

Ferrandino ha anche sollecitato l’intervento dell’ambasciata italiana negli USA e della Farnesina, affinché si faccia pressioni sulle autorità americane per ottenere accesso ai file e verificare ogni possibile connessione con il caso di Santina.

 Un giallo che riaccende speranze e dubbi

La mail contenuta negli Epstein Files fa riferimento a due ragazze straniere sepolte nei dintorni del ranch, e non specifica alcun nome. Tuttavia, per la famiglia Renda — come per molte altre famiglie italiane colpite da casi di scomparsa — l’ipotesi di un legame tra le sparizioni di minori degli anni ’90 e le reti criminali di Epstein rappresenta un nuovo spunto di indagine, sebbene non ci siano prove concrete che Santina sia stata mai in contatto con Epstein o che sia finita negli Stati Uniti.

Il riferimento a casi del passato simili, come quello di Madeleine McCann (altro caso iconico di sparizione di una bambina negli anni 2000), è emerso proprio perché la mail parla di ragazze sepolte e ha collegamenti cronologici con episodi di minori scomparsi.

 Perché se ne parla ora

In sintesi, la rinnovata attenzione verso il caso di Santina Renda nasce da tre elementi principali:

  1. La diffusione degli Epstein Files da parte delle autorità statunitensi, contenenti riferimenti inquietanti a minori potenzialmente vittime all’interno delle proprietà di Jeffrey Epstein.

  2. La messa in onda dell’episodio di “Chi l’ha visto?” che ha sollevato pubblicamente il collegamento tra questi file e la vecchia scomparsa di Santina.

  3. La decisione della famiglia di chiedere verifiche tramite DNA e l’intervento diplomatico, aprendo ufficialmente un nuovo capitolo investigativo sul caso.

Questa combinazione di elementi ha riportato la storia di Santina di fronte all’opinione pubblica italiana dopo oltre trentacinque anni, con nuove ipotesi e un forte desiderio di cercare risposte laddove la verità è ancora sfuggente.