Altro che alleggerimento della pressione fiscale e stop all’aumento dell’Iva: il governo “giallo-rosso” prepara la stangata con nuove tasse in nome dell’ecologismo “gretino” e del climaticamente corretto.

Pochi giorni fa il ministro degli esteri e leader del Movimento cinque stelle Luigi di Maio aveva detto che quello attuale “non deve essere ricordato come il governo delle tasse”. Peccato che dopo l’idea di introdurre tasse su merendine, bibite gasate e sui biglietti aerei avanzata dal ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, ora il governo sta preparando nuove stangate che verranno fatte passare per procedure virtuose e “green”. Sulla possibilità di tassare merendine e biglietti aerei, il premier Giuseppe Conte ha sottolineato, in un’intervista a Skytg24: “Stiamo finalizzando tutte le varie misure, le stiamo valutando. Non voglio anticipare quali saranno poi nel concreto, a domanda specifica ho detto che potremmo valutare anche questa possibilità, nulla è definito. Voglio precisare che il nostro intento non è creare nuove forme di tassazione, il sistema produttivo deve essere spinto e incentivato ad orientarsi verso un’attività produttiva ecosostenibile ed ecocompatibile, quindi il meccanismo delle penalizzazioni non è quello da me preferito”.

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Conte può dire ciò che vuole, ma con i vincoli di bilancio imposti dall’Ue il governo non avrà molta scelta. Come nota La Verità, il saldo delle uscite dello Stato rispetto allo scorso anno sarà inferiore di 16,8 miliardi di euro. Il che significa che si pagheranno più tasse e più Iva sui comparti che saranno soggetti alle rimodulazioni. Attraverso il “decreto clima” – slittato la scorsa settimana per “mancanza di coperture” – saranno innalzate le accise e l’Iva sui carburanti agricoli, sul gasolio degli autotrasportatori. Nel complesso una batosta da 7,6 miliardi che si aggiungerà ad altri tagli alle agevolazioni tutti concentrati sul comparto agricolo. “Sono convinto – ha spiegato il ministro Sergio Costa – che sapremo trovare la giusta sintesi per rendere finalmente effettive tutte le misure in grado di mettere in moto il tanto auspicato ‘Green new deal’, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente nel nostro sistema costituzionale. Per farlo il decreto interverrà con misure urgenti nei settori considerati più vulnerabili ai cambiamenti climatici, con l’obiettivo di incentivare comportamenti e azioni virtuose in tempi brevi”.

Cambiamento culturale oppure il vecchio vizio della sinistra di introdurre tasse su tasse? Furioso il leader della Lega Matteo Salvini, che su Twitter si è scagliato contro la proposta del ministro Costa: “Altro che ‘decreto clima’, quella proposta del ministro dell’Ambiente e di questo governo di ignoranti e incompetenti è una FOLLIA che rischia di danneggiare migliaia di aziende agricole e il territorio che le circonda. Giù le mani dall’agricoltura più sostenibile d’Europa!”. Ma le obiezioni sono arrivate un po’ da tutti, imprese e sindacati. Troppi i punti critici nella bozza del decreto clima circolata mercoledì scorso: dal bonus auto che non favorisce l’acquisto di autovetture di nuova generazione alle misure anti imballaggio che non sono coperte. Poi, soprattutto, i tagli del 10% alle agevolazioni fiscali classificate come dannose per l’ambiente, stangata da due miliardi a scapito di vari settori già in crisi, dall’agricoltura alla pesca fino all’autotrasporto. Un modo per sottrarlo alle prevedibili imboscate di chi non apprezza penalizzazioni a settori delicati. “Il green new deal non può tradursi in una stangata per categorie già fiaccate dalla crisi”, ha commentato Luca Squeri di Forza Italia.

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