“Cosa faceva ai bimbi!”. Imam arrestato: orrore in Italia

Un’inchiesta su presunti maltrattamenti ai danni di bambini e ragazzi ha portato all’arresto domiciliare di un imam bengalese di 47 anni, al centro di un’indagine della Procura e delle forze dell’ordine. La vicenda riguarda il centro islamico At Taqwa, dove, secondo l’ipotesi accusatoria, durante le lezioni dedicate all’insegnamento dei precetti religiosi sarebbero stati adottati comportamenti violenti e intimidatori nei confronti degli studenti.
L’indagine, condotta dagli agenti della Squadra Mobile e del Commissariato di Jesi, è nata dopo alcune segnalazioni arrivate dalle scuole frequentate da alcuni dei minori coinvolti.
Le segnalazioni partite dalle confidenze dei bambini
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’inchiesta avrebbe avuto origine tra ottobre e novembre 2025, quando alcuni bambini avrebbero raccontato agli insegnanti episodi avvenuti all’interno del centro islamico.
Le confidenze dei minori avrebbero spinto il dirigente scolastico e gli insegnanti a segnalare la situazione alle autorità competenti, dando così avvio agli accertamenti.
Nel corso delle indagini sarebbero state installate alcune microcamere all’interno della struttura per verificare le circostanze denunciate. Secondo la Procura, le immagini raccolte avrebbero fornito elementi ritenuti utili alla ricostruzione dei fatti.

Le accuse nei confronti dell’imam
Secondo l’accusa, le presunte vittime sarebbero sedici tra bambini e adolescenti di età compresa tra i 7 e i 16 anni, oltre a un giovane di 26 anni.
Le contestazioni riguardano presunti episodi di punizioni fisiche e umiliazioni che sarebbero avvenuti durante le lezioni di religione. Gli investigatori ipotizzano che tali comportamenti fossero legati a errori nella lettura dei testi religiosi, risposte considerate non corrette o dimenticanze del materiale necessario per seguire le attività.
Tra gli episodi descritti nell’inchiesta vengono indicati, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, strattonamenti, tirate d’orecchie, schiaffi, calci e l’obbligo di svolgere esercizi fisici come forma di punizione davanti agli altri studenti.
Gli inquirenti contestano inoltre alcuni episodi di particolare gravità, tra cui quello che avrebbe coinvolto una bambina di 7 anni, che secondo l’accusa sarebbe stata trascinata a terra dopo un rimprovero legato alla lettura di un testo religioso.
In un altro episodio contestato, un ragazzo sarebbe stato afferrato per il collo per non aver studiato la lezione, mentre un bambino di 10 anni sarebbe stato intimidito con una penna utilizzata come se fosse un coltello.

La difesa dell’indagato
Dopo l’esecuzione della misura cautelare, l’imam è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia.
Durante l’audizione, il 47enne ha respinto tutte le accuse contestate dalla Procura, fornendo la propria versione dei fatti e negando di aver adottato comportamenti violenti nei confronti degli studenti.
Assistito dal proprio avvocato, l’indagato ha quindi contestato la ricostruzione degli investigatori, mentre la magistratura prosegue gli accertamenti.
L’inchiesta resta aperta
Il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Gli elementi raccolti dovranno essere valutati nel corso dell’iter giudiziario e le accuse dovranno essere confermate in eventuali successive fasi del processo.
Come previsto dall’ordinamento, l’indagato resta presunto innocente fino a una eventuale sentenza definitiva.
La vicenda ha riportato l’attenzione sul tema della tutela dei minori nei luoghi educativi e sul ruolo fondamentale delle segnalazioni degli adulti di riferimento quando emergono situazioni ritenute problematiche.