Coronavirus, è ‘guerra’: chiesto l’Esercito per Milano e la Lombardia, altra stretta in arrivo

Lombardia sempre più in guerra con il Coronavirus. La vera novità di venerdì 20 marzo arriva dalla richiesta – forte, decisa – presentata dal Pirellone al governo nazionale.

Giovedì sera, infatti, il presidente di regione Attilio Fontana, ha fatto sapere di aver sentito telefonicamente il premier Giuseppe Conte per far approvare, come già fatto in passato, misure più rigide per cercare di contenere l’emergenza, che non si placa e che inizia ad aprire le prime crepe – preoccupanti – in una diga che finora ha tenuto a MIlano città e provincia, dove si contano in termini percentuali ancora pochi casi .

Il governatore – ha annunciato lui stesso con un post su Facebook – ha richiesto “misure stringenti, dopo aver fatto presente la situazione sempre più grave che sta vivendo la Lombardia”.

Coronavirus, chiesto l’Esercito in Lombardia

Queste le proposte del presidente di regione a Conte: “Utilizzo dell’Esercito come presidio, insieme alle Forze dell’Ordine, per garantire il ferreo rispetto delle regole vigenti, partendo dalle ‘corsette’ e dalle passeggiate in libertà”, “chiusura degli studi professionali e degli uffici pubblici, salvo per le attività indifferibili”, “fermo dei cantieri” e “uteriore limitazione delle attività commerciali”, con i supermercati che potrebbero seguire orari diversi.

“Spero – ha concluso il governatore – in aggiornamenti nelle prossime ore per capire se e in quale direzione il Governo vorrà muoversi”.

Coronavirus, i numeri di contagi e morti in regione

Quella di giovedì, infatti, è stata l’ennesima giornata difficile per la regione, segnata dalla continua crescita dei numeri di contagi e morti.

In Lombardia il totale dei positivi è pari a 19.884, con un incremento mostruoso di 2.171 in 24 ore. Quasi 7.400 persone sono ricoverate negli ospedali e 1.006 di queste si trovano nei reparti di terapia intensiva, che fanno segnare la presenza di 82 pazienti in più.

I morti invece sono arrivati a quota 2.168, 209 in più rispetto a mercoledì, stando ai dati forniti nel pomeriggio di giovedì dall’assessore al Welfare lombardo, Giulio Gallera, durante una conferenza stampa a Palazzo Lombardia.

Coronavirus, numeri di contagi e morti a Milano

Crescita netta, più del solito, anche per Milano città. Sotto la Madonnina i casi sono arrivati a 1.378, con un aumento di 287 persone positive in sole 24 ore.

La situazione non è più rosea nella Città Metropolitana dove si contano 3.278 persone contagiate e in 24 ore sono stati registrati 634 nuovi casi, l’aumento più alto di tutta la regione. “Questo – ha ammesso Gallera – è un dato che ci preoccupa”. Perch è chiaro che una “esplosione” dei contagi a Milano metterebbe ancora più in ginocchio il sistema sanitario.

 

“In molti ospedali non ci sono più letti”

“Sono passate quasi due settimane e pensavamo che fosse sufficiente, invece il traguardo è qualche chilometro più in là. Dobbiamo stringere i denti ma ce la faremo – ha detto Gallera interpretando i numeri -. È necessario che tutti abbiano un atteggiamento responsabile, vediamo i risultati di domenica. State lontani anche dal vostro coniuge, anche dai vostri familiari”.

Siamo arrivati al punto in cui in molti presidi non c’è quasi più un letto disponibile

– ha confessato l’assessore regionale – non c’è più un luogo dove ricoverare qualcuno che arriva al pronto soccorso in attesa di trovare un letto in Lombardia”.

In arrivo 53 medici cubani

“Il vero tema, oggi, è quello del personale – ha poi ribadito giovedì sera a tal proposito Gallera -. Più volte abbiamo parlato della possibilità di collocare fuori dalle città strutture che possano aiutare la ricettività delle persone che hanno bisogno di essere curate, ma per poter offrire cure adeguate abbiamo bisogno di personale”.

“Stiamo esplorando tutte le strade – ha spiegato – e le attiviamo concretamente solo quando siamo in grado di portarle a termine, non lanciamo proposte per poi smentirle nei giorni successivi. Questa serietà ci ha portato ieri a chiedere di differire l’attivazione del Punto Medico Avanzato a Bergamo perché non avevamo la certezza di reperire il personale”.

L’assessore ha poi annunciato che sono in arrivo “53 medici e infermieri cubani molto qualificati, che hanno combattuto l’Ebola. Saranno a Crema per alleggerire il lavoro”.

Appello ai consoli

“Il vice presidente della Croce Rossa cinese, arrivato mercoledì sera a Milano, ha confermato che la Cina vuole sostenere la battaglia della Lombardia con un contingente di medici e infermieri la cui attività sarà coordinata di Areu”, ha annunciato l’assessore.

Gallera ha anche fatto sapere di aver incontrato, insieme al sottosegretario alla presidenza della Regione Lombardia, Alan Rizzi, i 68 consoli presenti a Milano “ai quali ho chiesto di farsi portatori di un messaggio nei loro Paesi. Oggi la Lombardia ha bisogno, ma domani potremo aiutare noi. Tutti mi hanno confermato che ne parleranno con i loro Governi”.

“Lombardia è come Wuhan due mesi fa”

E proprio la delegazione cinese giunta in Lombardia giovedì mattinata aveva tirato le orecchie ai cittadini, già “minacciati” poche ore prima da Attilio Fontana per convincerli a restare a casa.

“Abbiamo fatto un sopralluogo a Milano, ci sono troppe persone in giro e nessuno indossa la mascherina. È il momento di bloccare il trasporto pubblico e le attività produttive”, le parole del vicepresidente della croce rossa cinese, Sun Shuopeng.

“Quello che sta succedendo in Lombardia è quello che è successo a Wuhan due mesi fa – aveva puntualizzato Sun Shuopeng —. E ne siamo usciti solo dopo un mese di quarantena, di blocco totale. È solo a quel punto che i medici hanno potuto cominciare a trattare i pazienti, così da superare il picco dell’epidemia”.