“Commosso mi ha detto…” Di Battista, l’annuncio a Ranucci

Era il 28 agosto 2026 quando Alessandro Di Battista si trovava a Cuba per un reportage giornalistico. Un viaggio di lavoro lontano dall’Italia, pensato per raccontare la realtà dell’isola caraibica, che si è improvvisamente trasformato in una drammatica emergenza sanitaria.

Un forte dolore alla testa lo ha colpito all’improvviso. Quello che inizialmente poteva sembrare un semplice mal di testa si è trasformato in una situazione molto più grave, costringendo i medici a intervenire d’urgenza.

Il ricovero e l’intervento all’Avana

Di Battista è stato inizialmente ricoverato all’ospedale di Santa Clara, città situata a circa 300 chilometri dall’Avana. Le sue condizioni, però, si sono rivelate particolarmente serie e hanno reso necessario il trasferimento nella struttura più attrezzata della capitale cubana, l’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras.

Qui, dopo il ricovero in terapia intensiva, i medici hanno dovuto sottoporlo a un intervento neurochirurgico d’urgenza.

Per diversi giorni l’ex deputato del Movimento 5 Stelle è rimasto in condizioni critiche, sedato in terapia intensiva e lontano dalla famiglia. Un momento drammatico che ha tenuto con il fiato sospeso le persone a lui più vicine.

L’intervento dell’Italia e l’arrivo dei medici del Gemelli

Di fronte alla gravità della situazione, anche le autorità italiane si sono mobilitate.

Il Governo italiano, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vicepremier Antonio Tajani, ha messo a disposizione un volo sanitario di Stato. All’Avana sono arrivati due specialisti del Policlinico Gemelli di Roma: un neurochirurgo e un anestesista rianimatore.

I medici italiani hanno affiancato i colleghi cubani, valutando le condizioni di Di Battista e contribuendo al percorso di cura.

Una mobilitazione che ha mostrato come, al di là delle differenti posizioni politiche e delle vicende del passato, davanti a una situazione di grave emergenza la priorità sia stata quella di garantire assistenza e sicurezza a un cittadino italiano in pericolo.

Il lungo viaggio verso casa

Dopo quasi due settimane di ricovero e una fase particolarmente delicata, Di Battista ha potuto finalmente affrontare il rientro in Italia.

Il trasferimento in aeroambulanza è durato circa 12 ore. Un viaggio lungo e complesso, ma che rappresentava soprattutto il primo passo verso una nuova fase del percorso di guarigione.

L’arrivo al Policlinico Gemelli di Roma è stato accolto con sollievo dalla famiglia, dagli amici e dalle persone che avevano seguito con apprensione le sue condizioni.

Nella struttura romana Di Battista ha proseguito gli accertamenti e le cure fino alle dimissioni, avvenute il 18 settembre.

Durante tutto questo periodo non sono mancati al suo fianco la compagna Sahra Lahouasnia e il presidente dell’associazione Schierarsi, Luca Di Giuseppe, che gli sono rimasti accanto durante le settimane più difficili.

Il messaggio a Sigfrido Ranucci

A raccontare un episodio particolarmente significativo è stato nei giorni scorsi il giornalista Rai Sigfrido Ranucci.

Ranucci ha ricordato di aver ricevuto da Di Battista un messaggio nel quale l’ex parlamentare lo invitava a “resistere”.

Un gesto che ha colpito profondamente il giornalista, soprattutto considerando il momento che Di Battista stava attraversando.

Dopo un intervento cerebrale, settimane di terapia intensiva e un lungo ricovero, avrebbe potuto pensare soltanto alla propria condizione. Invece, secondo il racconto di Ranucci, ha trovato la forza per rivolgere un pensiero a una persona che stava affrontando a sua volta un momento difficile.

Un episodio che Ranucci ha interpretato come una testimonianza della sensibilità e dell’umanità di Di Battista.

Il ritorno davanti alle telecamere

Il percorso di recupero non è ancora concluso, ma Di Battista ha deciso di tornare a parlare pubblicamente della sua esperienza.

Il 29 settembre, l’ex parlamentare era atteso come ospite di Giovanni Floris a DiMartedì, su La7, per raccontare per la prima volta in televisione quanto accaduto a Cuba.

Un ritorno particolarmente atteso, anche alla luce delle parole pronunciate durante il ricovero romano, quando aveva fatto sapere di voler tornare presto a raccontare la propria esperienza e ciò che stava accadendo sull’isola.

Dalla malattia all’intervento, dal lungo ricovero al trasferimento in Italia: una vicenda che lo ha costretto a confrontarsi con una fragilità improvvisa e con la paura di non riuscire a tornare alla propria vita.

Una storia che va oltre la politica

La vicenda di Alessandro Di Battista non è soltanto il racconto di una grave emergenza sanitaria e di un lungo percorso di recupero.

È anche la storia di una persona che, nel momento più difficile, secondo quanto raccontato da chi gli è stato vicino, ha continuato a rivolgere la propria attenzione agli altri.

Il messaggio inviato a Sigfrido Ranucci rappresenta forse l’immagine più significativa di questo periodo: mentre affrontava le conseguenze di un intervento delicatissimo e cercava di recuperare le proprie forze, Di Battista ha trovato il modo di incoraggiare qualcun altro.

Ora il suo percorso continua. Le settimane trascorse tra Cuba e Roma hanno lasciato un segno profondo, ma il ritorno alla vita pubblica rappresenta un nuovo passo.

E c’è una cosa che Di Battista sembra avere già deciso: raccontare la propria storia, senza nascondere la paura, la sofferenza e la difficoltà di quei giorni, ma anche la forza necessaria per ricominciare.