Codacons alla Corte dei Conti: ​”Fare luce su riscatto”


 

Sulla questione Silvia Romano anche il Codacons inizia a chiedere dei chiarimenti. Si continua dunque a parlare ancora del caso della giovane milanese rapita in Kenya il 20 novembre 2018 e liberata lo scorso venerdì 8 maggio ad una trentina di chilometri da Mogadiscio, in seguito ad una lunga trattativa con i suoi sequestratori.

Accolta all’aeroporto di Roma Ciampino da una rappresentanza del governo, che includeva il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ed il premier Giuseppe Conte, la giovane si è presentata vestita con abiti islamici ed ha raccontato di essersi convertita ma di non aver mai ricevuto violenza da parte dei suoi carcerieri.

Affermazioni, quella della ex cooperante della onlus marchigiana Africa Milele, che hanno comunque lasciato qualche sospetto, e che dovranno essere approfondite. Mentre la ragazza è stata riaffidata alla propria famiglia, dunque, si comincia ad indagare. È proprio di queste ore la notizia che il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti perché si faccia luce sulla questione riscatto.

Per riavere indietro Silvia, ora Aisha (il suo nuovo nome islamico), il governo avrebbe infatti consegnato ai rapitori una cifra pari a 4 milioni. Una questione, questa, che ha fatto discutere. “La vicenda presenta molte, troppe zone d’ombra su cui è necessario fare chiarezza”, ha dichiarato questa mattina il Codacons, come riportato da “AdnKronos”. “Ovviamente salvare i nostri connazionali è un obbligo per lo Stato Italiano, e siamo tutti lieti per la liberazione di Silvia Romano, ma il pagamento di un riscatto in favore dei rapitori potrebbe rappresentare un reato non solo penale ma anche contabile”, ha aggiunto.

L’associazione, che si è costituita parte civile, ha espresso quelle che sono le preoccupazioni di molti. Intervistata a “Che tempo che fa”, anche la leader di Fratelli d’ItaliaGiorgia Meloni ha espresso qualche perplessità sulla questione riscatto. “A noi invece serve dare il segnale assolutamente netto che non è un buon affare rapire gli italiani, altrimenti rischiamo ovviamente di trovarci con migliaia di nostri connazionali in giro per il mondo che rischiano di essere visti come un buon affare”, ha dichiarato, precisando di essere in ogni caso felice del ritorno in patria della ragazza.

Il fatto che Silvia abbia affermato di non aver mai subito violenze e di essere stata trattata bene, apre tuttavia un’altra questione. “Sembrerebbe non sussistere la condizione che il codice penale richiede, ossia reale minaccia di morte imminente”, spiega il Codacons.”Va accertato poi se la stessa potesse muoversi liberamente nei luoghi dove veniva portata senza che i servizi, pur informati, abbiano mai tentato come fatto altre volte di liberarla. Se inoltre la Romano abbia liberamente scelto di abbracciare la religione dei suoi rapitori convertendosi all’Islam, e se vi fossero i requisiti per il pagamento di un riscatto”, continua l’associazione nel motivare la necessità di condurre delle accurate indagini. Fondamentale, a questo punto, “interrogare tutti gli agenti dei servizi che hanno trattato coi rapitori. In tale contesto, se confermato, il versamento di denaro in favore dei rapitori rappresenta comunque una pesante sconfitta per lo Stato Italiano, e possibili reati sia penali, che contabili, sui quali ora dovrà fare chiarezza la Corte dei Conti, attraverso un esposto che sarà presentato oggi stesso”, conclude il Codacons.