Chiara Poggi, l’ex comandante di Garlasco: “Indagini mai fatte a 360 gradi, Stasi forse è innocente”
A distanza di diciotto anni dall’efferato omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco torna prepotentemente alla ribalta. L’ex comandante dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto, che fu tra i primi ad arrivare sulla scena del crimine nel 2007, ha rotto il silenzio in un’intervista a “Storie Italiane” su Rai1, gettando nuova luce su un’inchiesta controversa e sollevando pesanti dubbi sull’operato degli inquirenti.
Marchetto, oggi, non usa mezzi termini: “Secondo me, le indagini non sono mai state fatte a 360 gradi. Bisogna capire se è stato per inesperienza o per volontà”. Una dichiarazione esplosiva che arriva in un momento cruciale, con la riapertura di alcuni fascicoli e l’emergere di nuove testimonianze.
Una Scena del Crimine Caotica e Indagini Iniziate Male
Il ricordo del comandante è ancora vivido e amaro. Descrive la scena del crimine come “caotica, sembrava un mercato del sabato”. La presenza di troppe persone, l’assenza di un controllo rigoroso, sono stati, secondo Marchetto, i primi segnali di un’indagine partita col piede sbagliato.
Il Capannone Ignorato e il Sistema d’Allarme Fatale
Tra i punti critici evidenziati da Marchetto spicca la mancata perquisizione del capannone del padre di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato di Chiara. “Mi recai con Stasi nel capannone del padre. Notai subito che c’era un sistema d’allarme. Ma non fu mai esaminato nei tempi giusti. Il tecnico arrivò solo un mese e mezzo dopo, quando i dati erano già persi.” A questo si aggiunge l’inadeguata attenzione verso la bicicletta, mostrata come prova, che non corrispondeva alla descrizione fornita da un testimone chiave.
Dubbi su Stasi, Condannato Definitivamente
Nonostante la condanna definitiva di Alberto Stasi, Marchetto esprime ancora perplessità sul suo coinvolgimento. L’ex comandante racconta un dettaglio che lo ha sempre tormentato: “Quando gli chiesi che volto avesse Chiara, mi rispose ‘pulito’. Eppure Chiara era coperta di sangue. Forse non si è nemmeno avvicinato.” Inoltre, sottolinea la differenza tra l’affermazione di Stasi al 118, “Potrebbe essere morta”, anziché “è morta”.
La Testimonianza Ignorata del SUV e il Caso Ferri
Marchetto punta il dito anche sulla mancata attenzione verso la testimonianza di Giuseppe Muschitta, che parlò di una ragazza con caschetto e di un SUV nero. “Dettagli precisi, confermati anche da un commerciante. Nessuno seguì quella pista”.
Infine, il comandante affronta il misterioso caso del meccanico Ferri, trovato morto in circostanze sospette: “Sfido chiunque a dire che si è suicidato tagliandosi polsi e collo in uno spazio di 50 cm. Non si è mai trovata l’arma. Un collegamento esiste.”
L’Amarezza e la Ricerca della Verità
L’intervista si conclude con un’amara confessione. Marchetto rivela di essere stato “fatto fuori” a seguito delle sue richieste di indagini su un’altra famiglia, soffrendo di crisi depressive. “Spero che si trovi il vero colpevole. Se fosse un altro, è inevitabile che Stasi venga scagionato. Qualcuno voleva farmi del male. E ci è riuscito.”
