Dagospia smonta la versione di Repubblica sui 200 insulti al giorno rivolti alla senatrice Liliana Segre.

Secondo quanto scriveva ieri il giornale fondato da Scalfari, “i 197 episodi di antisemitismo resi pubblici non hanno nulla a che vedere con quanto accade sul web, e dipendono da segnalazioni varie di singoli fatti, che vanno dallo sputo alla scritta sul muro” ma si tratta di un “chiarimento” che non chiarisce un bel nulla. Un vero e proprio pasticcio di numeri. Come ricostruisce Dagospia, il 25 ottobre (online) e il 26 ottobre (sul cartaceo) viene pubblicato un articolo di Piero Colaprico dal titolo: ”Antisemitismo. ‘Liliana Segre, ebrea, ti odio. La senatrice a vita riceve 200 messaggi online di insulti al giorno”. Nel pezzo viene citato il rapporto dell’Osservatorio Antisemitismo. Secondo Repubblica, il numero dei 200 insulti ”che ogni giorno partono” verso la senatrice Segre è nel rapporto, ma non è vero. Quel numero non c’è.

Come aveva già sottolineato Termometro Politico, il rapporto pubblicato due giorni dopo dice infatti cosa diversa; i dati si riferiscono al 2018, non al 2019. Gli episodi di antisemitismo sono 197 all’anno, non 200 al giorno. Si parla poi in generale: “Personaggi pubblici come Gad Lerner, Emanuele Fiano, Sandro Parenzo, Enrico Mentana e Liliana Segre sono spesso vittime di invettive antisemite, specie sui social” e non di Liliana Segre in particolare. Lei stessa, in un’intervista a La Stampa del 1° novembre, spiega di non aver social network e di non saperne nulla dei messaggi di odio in rete.

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L’odio in rete esiste, l’antisemitismo è un problema reale, ma da dove arriva il dato dei 200 insulti quotidiani? “Ieri – scrive Dagospia – abbiamo ricevuto una risposta bizzarra, in cui per trovare una pezza d’appoggio si citava un articolo del Fatto Quotidiano su Liliana Segre dell’ottobre 2018 (un anno fa). Ma non era l’articolo a svelare l’arcano dei 200, bensì serviva a dimostrare che su Twitter, sotto all’articolo, c’erano centinaia di commenti, tra cui molti insulti antisemiti. Quindi un dato che si riferisce a un singolo giorno”. Colaprico spiega poi, senza uno straccio di fonte, che su Twitter apparirrebbero ogni anno 15mila messaggi antisemiti salvo poi ammettere che sulle altre piattaforme social “non ci sono statistiche”.

Come scrive Open, l’Osservatorio conferma che nel documento citato da Repubblica non è presente il dato dei 200 insulti al giorno rivolti a Liliana Segre, “ma di essere in possesso di molteplici esempi di attacchi verso la sua persona precedenti all’istituzione della Commissione parlamentare”. Solo il 28 ottobre 2019, qualche giorno dopo l’articolo di Repubblica, osserva Open, “nel sito dell’Osservatorio compare un pezzo in cui vengono citati i 200 insulti al giorno nei confronti della senatrice Segre”. La fonte? Repubblica. Pertanto, scrive il giornale fondato da Enrico Mentana, “la diffusione della notizia dei presunti 200 insulti al giorno da parte di Repubblica ha generato non solo una call to action iniziale utile a rafforzare la figura simbolica della senatrice, ma “la mancanza di una prova concreta ha fornito un ulteriore impulso agli hater di scagliarsi contro di lei”.

Su Twitter, l’onorevole leghista Claudio Borghi chiarisce la situazione: “Cara @repubblica ecco qui i dati dell’osservatorio Voxdiritti. 15mila tweet genericamente “negativi” (definizione ampia) contro ebrei. 200 al giorno farebbe x 365 un totale di 73.000 SOLO per la Sen. Segre. Ritentate”. Come suggerisce Borghi, è sufficiente cercare la parola chiave “Segre” nel periodo 1 gennaio-31 dicembre 2018 per leggere i tweet degli utenti risalenti allo scorso anno in cui si parla della senatrice. Scorrendo, si leggono perlopiù messaggi di apprezzamenti e stima.

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