Caso ricina, padre e figlia interrogati per dieci ore: cosa non torna

La provincia di Campobasso si trova al centro di un inquietante giallo investigativo che coinvolge la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, avvenuta in circostanze che hanno sconvolto la comunità locale. Quello che inizialmente sembrava un tragico episodio di malasanità, legato alle dimissioni premature dall’ospedale Cardarelli di Campobasso, si è trasformato in un caso di duplice omicidio premeditato, con tracce di ricina trovate sui corpi delle vittime.

Le prime ipotesi e la svolta scientifica

L’indagine ha preso una piega radicale quando i laboratori del centro antiveleni di Pavia hanno confermato la presenza di ricina – una delle sostanze più potenti e difficili da individuare – sui resti di Antonella e Sara. La ricina, che inibisce la sintesi proteica delle cellule causando la morte in tempi variabili, avrebbe agito lentamente, manifestando i suoi effetti fatali solo nella mattina di Natale, il 25 dicembre. I sintomi iniziali di nausea e vomito erano stati interpretati come una comune intossicazione alimentare, portando i medici a rimandare le due donne a casa, senza sospetti.

Ma questa scoperta ha rivoluzionato il quadro delle indagini, aprendo un fascicolo per omicidio. La procura di Larino, guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli, ha subito concentrato le attenzioni sui familiari, in particolare sul padre di famiglia, Gianni Di Vita, e sulla sorella maggiore di Sara, Alice. Entrambi sono stati ascoltati in un lungo interrogatorio durato oltre dieci ore presso la questura di Campobasso, senza però fornire elementi che dissipassero i sospetti.

Le indagini sui sospettati e sui possibili moventi

Durante gli interrogatori, Gianni e Alice hanno raccontato la loro versione degli eventi, cercando di ricostruire le ultime ore prima del malore delle vittime. Entrambi si sono mostrati emozionati e addolorati, ma gli inquirenti — che hanno agito senza la presenza di avvocati, per poter ascoltare ogni dettaglio — continuano a cercare possibili discrepanze o punti oscuri nel racconto. La fredda analisi scientifica impone cautela: la presenza di ricina sui campioni di sangue, capelli e residui alimentari porta a ipotizzare un avvelenamento interno, forse orchestrato in modo occulto.

Le tracce e i sospetti nell’ambiente familiare

Le indagini non si fermano alle testimonianze, ma si estendono anche ai luoghi e agli oggetti cari alla famiglia. Sono in corso perquisizioni e sopralluoghi tecnici nell’abitazione di Pietracatella, con particolare attenzione alla ricerca di tracce del contenitore del veleno o residui della sostanza nelle tubature e nelle scorte alimentari. I regali natalizi e i cesti di cibo ricevuti dalla coppia sono stati sequestrati per analisi approfondite, nel tentativo di verificare se la ricina sia stata introdotta in qualche alimento durante i festeggiamenti.

La polizia postale sta inoltre scandagliando la cronologia web dei dispositivi elettronici della famiglia, alla ricerca di ricerche online riguardanti l’acquisto di sostanze tossiche o tecniche di manipolazione della ricina, che possano aver fatto emergere eventuali piani premeditati.

L’ambito comunitario e il passato familiare

Oltre alle testimonianze dirette, la procura ha convocato circa venti persone tra amici, parenti e conoscenti, per raccogliere ogni possibile dettaglio su eventuali dissidi o tensioni che avrebbero potuto motivare un gesto così estremo. Tra le persone ascoltate, anche una cugina dell’ex sindaco di Pietracatella, che avrebbe riferito su eventuali problemi o conflitti passati nella famiglia. Si indaga anche sul passato di Gianni Di Vita e Antonella Di Ielsi, alla ricerca di eventuali motivi economici o questioni irrisolte che possano aver alimentato un progetto di avvelenamento premeditato.

La comunità tra dolore e sospetti

Mentre si attende l’esito delle analisi e l’approfondimento delle indagini, la comunità di Pietracatella vive momenti di grande dolore e paura. La perdita di due vite così giovani, unite a dubbi tanto inquietanti, alimenta un senso di inquietudine tra i cittadini, che si chiedono se dietro questa tragedia si nasconda una verità molto più complessa e oscura di quanto si possa immaginare.

Le prossime settimane saranno decisive per fare luce su questa vicenda che, ormai, ha assunto i contorni di un vero e proprio giallo investigativo, destinato a tenere banco nelle cronache locali e nazionali.