Carburanti, Eni mette il tetto ai prezzi: dietro la svolta il pressing di Meloni su Descalzi

ROMA – A poche ore dalla riduzione dello sconto sulle accise sul diesel, arriva la svolta destinata a modificare lo scenario del caro carburanti in Italia. Eni ha deciso di posizionare un tetto massimo ai prezzi praticati lungo tutta la rete Enilive: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. La misura entrerà ufficialmente in vigore lunedì 28 settembre e resterà valida per un primo periodo di trenta giorni, con la possibilità di una proroga fino alla fine dell’anno a seconda dell’evoluzione dei mercati internazionali.
La trattativa e il ruolo di Palazzo Chigi
Sebbene l’azienda rivendichi l’autonomia della decisione, la misura è maturata dopo settimane di confronto informale con le istituzioni. Decisivo sarebbe stato il canale di dialogo diretto tra la premier Giorgia Meloni e l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, volto a individuare una risposta strutturale per evitare che le fluttuazioni dei mercati gravino interamente sui consumatori.
Nel caso della benzina, la soglia fissata da Eni corrisponde a un taglio effettivo di circa 17 centesimi al litro rispetto ai picchi recenti, che avevano visto la benzina toccare quota 2,154 euro e il diesel salire fino a 2,338 euro.
La crisi della raffinazione europea
Alla base delle forti tensioni sui listini resta un quadro geopolitico complesso e una riduzione della capacità di raffinazione in tutta Europa, dove negli ultimi quindici anni si è registrata la chiusura di quasi 30 impianti. Un fattore di pressione che, unito al ridimensionamento dello sconto sul diesel (sceso a 6,1 centesimi al litro), rischiava di penalizzare ulteriormente le famiglie e le imprese italiane.
Le reazioni della politica e dei sindacati
L’iniziativa ha raccolto un convinto apprezzamento da parte della maggioranza:
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Palazzo Chigi ha parlato di un gesto di forte attenzione verso il Paese.
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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha citato la misura come modello di collaborazione tra grandi aziende e istituzioni, ribadendo la contrarietà a nuove tasse sugli extraprofitti.
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Il ministro delle Imprese Adolfo Urso e i rappresentanti della Lega si augurano ora un “effetto traino”, invitando le altre compagnie petrolifere ad adeguarsi.
Dure, invece, le critiche da parte delle opposizioni e dei sindacati:
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Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni accusano l’esecutivo di essere arrivato in ritardo nell’arginare i rincari.
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Francesco Boccia (PD) solleva dubbi sul ruolo delle partecipate statali nel compiere scelte di politica economica al posto del governo.
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Per Maurizio Landini (CGIL) la misura è un semplice “spot” e risulta ancora insufficiente per tutelare i consumatori.
La sfida del mercato
Con circa 4.000 stazioni di servizio sul territorio nazionale (pari al 20% della rete), la mossa di Eni punta a generare un’effettiva pressione concorrenziale. Il banco di prova dei prossimi giorni sarà proprio verificare se la scelta del gruppo milanese spingerà l’intero settore verso un abbassamento generale dei listini.