Avete presente la storia di Cappuccetto Rosso? Bene, dimenticatevene. Perché da oggi pare che la bimba dalle lunghe trecce che va nel bosco e incontra il lupo cattivo sia un maschietto.

O meglio, chi dice che debba essere per forza una femminuccia? Dopotutto, i bambini vanno educati alla “diversità sessuale” fin da piccoli e, dunque, tanto vale rivedere anche il genere dei protagonisti delle fiabe (con buona pace di Perrault o dei fratelli Grimm). L’esperimento, al via nelle classi elementari e medie in una scuola di Firenze, prevede infatti che gli alunni interpretino i personaggi di celeberrimi racconti a “ruoli invertiti”, proprio così. Quindi, non stupitevi se un giorno, al rientro dalle lezioni, vostro figlio vi racconterà di essere stato Biancaneve per un giorno, ne va della sua formazione personale.

L’iniziativa è stata promossa all’istituto Marconi di via Meyer mediante un laboratorio sperimentale destinato ad alcuni studenti delle classi elementari e medie. Al primo punto del progetto, concepito dall’Associazione Ireos Onlus – Centro Servizi Autogestito Comunità Queer si fa riferimento alla possibilità di”individuare gli stereotipi di genere presenti in fiabe, racconti, personaggi dei cartoni animati, giocattoli, mass media e nella realtà della vita quotidiana”. Il fine ultimo della proposta è sicuramente encomiabile, ma non tiene conto delle scelte educative dei singoli genitori. Insomma, sono ancora liberi di decidere per l’educazione sessuale dei propri figli?

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“Giustissimo che in questi corsi si parli di inclusione culturale,di lotta al razzismo, al bullismo e al sessismo, ma affrontare temi come le differenze di genere con dei bambini di 8 anni è una follia. Fino a prova contraria sono le famiglie che dovrebbero, se e quando sarà il momento affrontare, certi argomenti”, spiega una madre al cronista del quotidiano La Nazione. “Oltretutto – aggiunge un altro genitore –in una quarta c’è una maestra che durante le lezioni d’inglese fa recitare ai bambini i ruoli delle femmine e alle bambine quelle dei maschi. In un dialogo unbimbo fa Lilly e una bimba fa Arthur. Tutto questo senza chiedere il consenso ai genitori…”.

La maestra finita nel mirino non fa mistero dei suoi metodi educativi e sui social spiega: “Esercizio di drammatizzazione con ruoli maschili e femminili dati a caso. Il maschio tocca alla femmina e passa, la femmina tocca al maschio e risatine al seguito. C’è da lavorare”. Ma l’iniziativa continua a far storcere il naso a molti. Federica Picchi portavoce nazionale Comitato Educazione InFanzia e Adolescenza, risponde così: “Siamo seriamente preoccupati della violenza psicologica che rischia di entrare nelle scuole tramite la formale adesione a progetti “sessualmente sensibili” le cui ricadute socio-psicologiche possono non essere pienamente comprese dai genitori”.

“Siamo con le mamme che si sono ribellate a questa follia, – chiarisce il deputata Fdi Giovanni Donzelli a La Nazione – non è accettabile che si tenti di manipolare dei bambini in questo modo. Ora il nuovo provvedimento voluto dalla maggioranza di governo di sinistra, il Ddl Zan, sta giustificando questi metodi e anzi la situazione peggiorerà una volta che sarà approvata. La nuova legge, già approvata dalla Camera, istituisce la Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia per insegnare ai bambini delle elementari a scegliere, anche a giorni alternati, se sentirsi maschi, femmine, o trans. Abbiamo provato in tutti i modi a fermarli proponendo emendamenti di buonsenso alla Camera. La sinistra li ha tutti bocciati. Ma noi non ci perdiamo d’animo”.

L’ultimo monito, un suggerimento pacato per la verità, arriva dal sociologo Ludovico Arte.”Parlare nelle scuole di tematiche LGTB è importante a qualsiasi età. – spiega – Ma bisogna stare attenti a come affrontare il discorso: ogni fase della vita ha i suoi linguaggi. Se alle scuole superiori possiamo essere più disinvolti, alle elementari bisogna prestare ancora più attenzione: certe tematiche vanno affrontate nel modo giusto per non rischiare di creare effetti contrari a quanto vorremmo ottenere”.

ilgiornale.it

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