Calenda-Renzi, è di nuovo scontro: «Un buffone». E Italia Viva replica duramente

Toni durissimi, accuse personali e retroscena mai del tutto superati: il rapporto tra Carlo Calenda e Matteo Renzi si arricchisce di un nuovo, rovente capitolo. Ospite del programma Omnibus su La7, il leader di Azione è uscito dai binari della consueta dialettica politica definendo l’ex presidente del Consiglio «un buffone, un bravissimo buffone», accusandolo di volubilità e di mirare solo al tornaconto personale. La controreplica di Italia Viva non si è fatta attendere, con il senatore Ivan Scalfarotto che ha bolla come «ridicolo» l’ex alleato, imputandogli di mentire sulla storia recente dei due partiti.
La scintilla e l’attacco di Calenda
A riaccendere la miccia tra i due ex alleati del Terzo Polo sono state le recenti dichiarazioni di Renzi, che aveva predetto un inevitabile approdo di Azione nel centrosinistra e nel cosiddetto “campo largo” in vista delle prossime scadenze elettorali.
Interpellato sulla questione in tv, Calenda ha rigettato la ricostruzione con estrema veemenza. Pur precisando di usare la parola «buffone» in senso figurato e “rinascimentale” – intendendo qualcuno focalizzato su battute e spettacolo –, il segretario di Azione ha ripercorso le svolte tattiche dell’ex premier: dal veto iniziale al M5S alla nascita del Conte II, fino alle dimissioni delle ministre nel 2021 che aprirono la strada al governo Draghi e al successivo riavvicinamento al Pd. Calenda ha rivendicato per sé e per il proprio partito una linea di rigida coerenza, escludendo ogni alleanza strutturale con Giuseppe Conte.
La replica di Italia Viva e la guerra delle paternità
La reazione degli esponenti renziani è stata immediata. Ivan Scalfarotto ha respinto punto su punto l’affondo, contestando in particolare la versione secondo cui Azione avrebbe “salvato” o riportato in Parlamento gli esponenti di Italia Viva nel 2022. Secondo il partito di Renzi, fu proprio la struttura organizzativa e la presenza parlamentare di Italia Viva a consentire ad Azione di presentarsi alle elezioni politiche senza dover raccogliere le firme.
Si riapre così il contenzioso sulla nascita e sulla fallimentare chiusura del Terzo Polo. Alle Politiche del settembre 2022 la lista comune sfiorò l’8% dei consensi, ma il progetto di fondare un grande partito unico liberal-democratico naufragò rovinosamente nella primavera del 2023, dissolvendosi tra veti incrociati, battaglie sulle regole congressuali e forti incomprensioni personali tra i due leader.
Due strategie opposte per sconfiggere la destra
Al di là degli insulti individuali, lo scontro odierno riflette una profonda spaccatura strategica su come porsi nei confronti del governo guidato da Giorgia Meloni:
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La visione di Renzi: Italia Viva sostiene l’esigenza pragmatica di costruire una coalizione il più ampia possibile, evitando veti preventivi tra le forze di opposizione per essere competitivi contro il centrodestra.
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La linea di Calenda: Azione ribadisce l’incompatibilità valoriale e programmatica con la sinistra populista del M5S, preferendo la costruzione di un Polo al centro autonomo e rifiutando l’ingresso nel campo largo.
A distanza di anni dal loro divorzio, Renzi e Calenda dimostrano come le macerie del Terzo Polo continuino ad appesantire l’area centrista, ormai incapace di ritrovare una sintesi unitaria e sempre più prigioniera di una competizione politica e personale mai sopita.