Bucha, le immagini satellitari dell’11 marzo: ecco chi ha mentito sull’eccidio

La scusa di una “montatura” creata ad hoc per denigrare i russi non regge più in piedi. Il New York Times ha diffuso le immagini dell’orrore avvenuto a Bucha, mostrando che i cadaveri erano già per le strade l’11 marzo. Questo incastrerebbe le truppe di Vladimir Putin che hanno lasciato la città in Ucraina il 30 marzo. Le autorità ucraine sostengono di avere recuperato e identificato sino ad ora oltre 410 cadaveri nella trentina di villaggi attorno a Kiev appena evacuati dall’esercito russo in ritirata verso la Bielorussia. Eppure Mosca respinge le accuse. Per l’entourage dello zar i video dei civili morti sarebbero invece stati “ordinati” dagli Stati Uniti nell’ambito di un complotto per incolpare la Russia.

Questo non basta, visto che c’è un altro filmato a incastrare l’esercito russo. Se confrontate le immagini del quotidiano statunitense con un video girato il 2 aprile da un consigliere locale, si può vedere che i corpi sono esattamente nelle stesse posizioni. “Se guardate qua attorno forse ne troverete altri. Potrebbero essere ancora centinaia. Occorre cercare tra la terra smossa dei giardini, nelle abitazioni, dentro le cisterne, ma soprattutto nelle macchie di bosco e lungo il fiume”, dice al Corriere della Sera Oleg Anatolienko, poliziotto 43enne di guardia al quartiere della chiesa. E infatti quello di Bucha è un orrore senza precedenti. E ancora: “I russi ritirandosi hanno lasciato montagne di proiettili inesplosi e migliaia di mine, molte innescate come bombe trappola per boicottare la nostra opera di bonifica”.

La città infatti è stata completamente rasa al suolo: i palazzi del centro sono inabitabili, le strade deserte, in giro detriti di ogni genere e solo pochissimi civili sono riusciti a sopravvivere al massacro. “Telefonavano alle loro famiglie a casa e chiedevano cosa dovessero rubare – racconta Tatiana sulle razzie russe -. La moglie di uno ha chiesto che lui prendesse il computer di nostra figlia per darlo alla loro”. Un uomo mostra anche le carte di credito sparse per strada: “Ci prendevano i portafogli. Rubavano nelle cucine, volevano vodka e sigarette. Ma qui hanno cercato di portarsi via anche le tegole che usavamo per rifare il tetto”. Ma non è tutto, perché sono in tantissimi a raccontare gli abusi sessuali perpetrati dall’esercito mandato da Putin. Al momento il mandante dietro Bucha è ignoto, ma diverse fonti ucraine fanno il nome del tenente colonnello Omurbekov Asanbekovich.