Boldrini in stile sovietico sulla lotta al contante: dobbiamo sapere chi spende e in che cosa (video)


 

Laura Boldrini ospite del programma DiMartedì si dice d’accordo con la lotta all’uso del denaro contante. “Dobbiamo sapere – scandisce – chi spende e in che cosa, è l’unico strumento che abbiamo. Per questo bisogna dare degli incentivi a chi usa la carta di credito”.

Parole, quelle della Boldrini, che sono subito rimbalzate in rete creando polemiche e suscitando critiche. Il suo intervento è stato postato anche da Giorgia Meloni sulla sua pagina Fb. “Laura Boldrini senza filtri – è il suo commento – rivela il vero progetto sovietico che si cela dietro la lotta al denaro contante: controllare la vita di ogni cittadino. Rivendichiamo con forza il diritto degli italiani a spendere i LORO soldi come meglio credono! La lotta all’evasione parte dal contrasto all’elusione fiscale di banche e multinazionali, che ogni anno portano decine di miliardi nei paradisi fiscali. Ma dubito che un Governo composto anche da chi ha condonato 98 miliardi alle slot machines abbia mai il coraggio di toccare gli interessi dei poteri finanziari. Forti con i piccoli e in ginocchio dai potenti: vigliacchi!”.

Boldrini ignora i dati sull’uso del contante
Giorgia Meloni fa riferimento, nel suo commento, al supersconto deciso dal governo Letta sulla multa comminata a dieci società attive nel business dell’azzardo. Società che, in cambio di un versamento rapido del contante, hanno ottenuto di versare solo un quarto di quanto stabilito dalla Corte dei Conti. E hanno risparmiato così quasi due miliardi di euro.

Il danno erariale subito dallo Stato, secondo le conclusioni della Corte, era stato di 89 miliardi di euro a causa di migliaia di slot machine non collegate alla rete telematica.

Per quanto riguarda l’uso delle carte di credito, che il governo Conte intende incentivare, va ricordato che in Italia l’85,9% degli acquisti avviene in contanti. Solo il restante 12,9% avviene con carte di credito.

La dichiarata lotta al contante del governo Conte bis rischia dunque di avere come effetto la depressione dei consumi.

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