Banca islamica (la prima in Italia) aprirà a Torino: una vera pacchia per i terroristi

Potrebbe essere Torino ad ospitare la prima banca islamica in Italia. L’opportunità di creare nel capoluogo piemontese un istituto per seguire le regole della finanza islamica sarà una delle questioni di cui, con ogni probabilità, si discuterà in occasione della quarta edizione del ‘Turin Islamic Economic Forum’ (Tief), in programma a Torino dal 28 al 30 ottobre prossimo. Con l’obiettivo di favorire “l’integrazione sociale e l’innovazione finanziaria” attraverso l’approfondimento della conoscenza delle regole e delle “opportunità offerte dalla finanza islamica”. È una notizia in raltà inquietante. La finanza islamica è infatti legata al meccanismo dello “zakat”. Sarebbe la “carità islamica“. Ma che di caritatevole ha molto poco. Attraverso questa singolare forma di “beneficenza” vengono finanzianti gruppi terroristi in tutto il mondo.

Il sistema dello “zakat”
Epicentro del sistema dello “zakat” è una banca saudita, la Al Rajhi Bank. Attraverso di essapassano i fondi per i gruppi jihadisti versati dai “benefattori” di Allah. Il nome e il ruolo di questa banca islamica compaiono in un rapporto del Senato degli Stati Uniti. Il sistema è semplice (e micidiale). Dipende dalfato che lo “zakat” non può essere sottoposto a controlli. Poiché che discende direttamente dal Corano. Se fossero operate limitazioni, scoppierebbero infatti sommosse ovunque. E i governi occidentali verrebbero accusati di disumanità. Le risorse per il mantenimento della rete islamica globale possono così essere mosse in tutta tranquillità.

E Bin Laden ebbe un’”idea”
Fu proprio Osama Bin Laden a capire per primo le straordinarie potenzialità di destabilizzazione offerte dal sistema della “carità” islamica, che prima di allora serviva essenzialmente agli immigrati per inviare fondi alle proprie famiglie. Tant’è che lo “sceicco del terrore” co-fondò a suo tempo una banca , la Al Shamal Islamic Bank, con sede in Sudan. Da allora, banche volte a foraggiare i gruppi jihadisti sono sorte in moti altri Paesi islamici, con inquietanti diramazioni in Europa. Il loro volume di traffico è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, di pari passo con la pericolosità delle formazioni terroristiche.

I governi occidentali potrebbero intervenire, ma…
Arrestare il flussi di finanziamenti ai jihadisti è dunque fondamentale per fermare il terrore. Ma non è facile. «Cercare di mettere sotto controllo le banche islamiche – scrive Maurizia De Groot Vos su Rights Reporter – significa scontrarsi direttamente con ogni musulmano sulla Terra perché equivale ad andare contro il Corano. È chiaro quindi che in seno alle strutture internazionali, dove i Paesi musulmani hanno una immensa influenza, ogni volta che si parla di questo problema la questione viene rapidamente archiviata». Ma qualcosa si può comunque fare: una adeguata legislazione a livello dei singoli Parlamenti nazionali potrebbe permettere di aggirare gli ostacoli delle istituzioni (soprattutto finanziarie) internazionali. Certo è che l’apertura della prima banca islamica in italiana va in tutt’altra direzione.

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