Bambini nel bosco, il papà rompe il silenzio

Continua a suscitare grande scalpore il caso di quella che è stata ribatezzata dai media come la “famiglia del bosco”. Si tratta di una famiglia anglo-australiana composto da padre, madre e tre bambini che vive da tempo in una zona boschiva di Palmoli, in provincia di Chieti.

La scelta di questa famiglia è quella di condurre una vita semplice, fuori dalle infrastrutture moderne: la loro casa non ha elettricità né acqua corrente, e i figli sono educati dagli stessi genitori tramite homeschooling. Tuttavia, recentemente il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila ha deciso di intervenire con un provvedimento cautelare, disponendo l’allontanamento dei tre bambini.

Motivo principale: secondo i giudici, la condizione abitativa rappresenterebbe un rischio per l’incolumità fisica dei minori. L’ordinanza fa riferimento sia all’assenza di impianti elettrici, idrici e termici regolamentari, sia a problemi strutturali legati alla “fatiscenza” dell’abitazione.

Il Tribunale inoltre esprime preoccupazione per il “diritto alla vita di relazione” dei bambini, sostenendo che l’isolamento e la mancanza di confronto con coetanei possano avere effetti negativi sul loro sviluppo psicologico ed educativo. Come misura cautelare, è stato nominato un tutore provvisorio, mentre i minori sono stati collocati in una struttura protetta dove resteranno, almeno inizialmente, insieme alla madre.

La decisione ha suscitato una forte reazione nei media e nella comunità locale di Palmoli, dove molti residenti esprimono solidarietà verso la famiglia. L’avvocato della famiglia ha annunciato ricorso contro il provvedimento. Intanto, a rompere il silenzio in questi minuti è padre dei bambini, comprensibilmente provato da questi giorni duri lontano da moglie e figli. Le sue parole stanno facendo il giro del web. 

In un’intervista a Repubblica, Nathan, padre dei tre bambini allontanati dalla loro abitazione nei boschi di Palmoli, difende con forza le scelte di vita della sua famiglia, respingendo l’immagine di estremista o sprovveduto. Sottolinea la sua istruzione – parla cinque lingue e ha vissuto in vari Paesi – e la scelta consapevole, insieme alla moglie Catherine, di un’esistenza “pura” e immersa nella natura, libera da contaminazioni materiali e spirituali.

La sua vocazione per l’ambientalismo è nata dopo aver visto gli oranghi di Sumatra vittime della deforestazione. In Indonesia, a Bali, ha conosciuto Catherine, descritta come poliglotta, istruitrice di equitazione e proveniente da una famiglia agiata e cattolica. Spinti da una conoscente, si sono trasferiti in Abruzzo credendo fosse una terra incontaminata.

A Sant’Omero si sono scollegati dall’acquedotto per evitare microplastiche e costi superflui; trasferitisi poi nel bosco, hanno eliminato il bagno interno, usando una buca esterna, scelte che Nathan rivendica con naturalezza. Riguardo ai figli, Nathan nega che soffrano di isolamento psico-affettivo, affermando che frequentano altri quindici nuclei familiari “neorurali” e che l’istruzione parentale è un diritto.

Sostiene che non hanno difficoltà economiche, visto che la moglie lavora in smart working. Per riavere i bambini, annuncia interventi nella casa (nuovo bagno interno, spazi più adeguati), ma non cederà su utenze e scuola. Avverte che, in caso di esito negativo, Catherine potrebbe portare i figli in Australia, mentre lui resterebbe nel bosco. La vicenda ha scatenato un caso nazionale.

Il ministro Nordio e la premier Meloni valutano l’invio di ispettori per verificare la gestione del procedimento, avviato dopo un ricovero per intossicazione da funghi e un controllo dei carabinieri. Il tribunale ha disposto l’allontanamento citando rischi psicologici e condizioni abitative pericolose. Salvini ha definito la decisione “vergognosa”, mentre l’Associazione magistrati abruzzese ha invitato alla cautela. I bambini, assistiti dalla madre e da un legale che ha annunciato ricorso, sono in una struttura protetta.