“Avete arruolato…”. Bersani massacrato, putiferio in studio: Gruber e Formigli reagiscono così
Quello che doveva essere un confronto sui risultati delle elezioni amministrative e sui nuovi equilibri tra centrodestra e centrosinistra si è trasformato in un acceso scontro sui temi dell’immigrazione, dell’integrazione e della libertà religiosa. A “Otto e mezzo”, su La7, il dibattito ha assunto toni particolarmente duri quando il caso Venezia e il ruolo della comunità bengalese sono diventati il centro della discussione.
A confrontarsi sono stati l’ex ministro e dirigente del centrosinistra Pier Luigi Bersani e la giornalista di Libero Brunella Bolloli. In studio anche la conduttrice Lilli Gruber e il giornalista Corrado Formigli, intervenuti più volte nel corso della discussione.
Bersani: “Alle amministrative è stato un pareggio”
Il punto di partenza della trasmissione è stato il risultato delle amministrative. Bersani ha parlato di uno “stallo”, descrivendo il voto come un sostanziale “pareggio” tra centrodestra e centrosinistra.
L’ex segretario del Pd ha quindi richiamato il risultato di Salerno, mettendolo a confronto con quello di Venezia e sottolineando il peso che gli amministratori locali possono continuare ad avere nel mantenimento del consenso sul territorio.
Il riferimento è stato soprattutto a Vincenzo De Luca, rieletto per la quinta volta alla guida del Comune di Salerno. Lilli Gruber ha ironizzato sui rapporti tutt’altro che semplici tra De Luca ed Elly Schlein, ricordando come il governatore campano fosse stato considerato dalla segretaria del Pd uno dei cosiddetti “cacicchi” da ridimensionare.
“Quindi meno male che De Luca c’è?”, ha chiesto la conduttrice a Bersani.
“Sarebbe certamente peggio se non ci fosse, su questo non c’è dubbio”, ha risposto l’ex ministro, riconoscendo a De Luca capacità amministrative nonostante le controversie politiche che lo hanno accompagnato.
“È un personaggio controverso finché si vuole – ha aggiunto Bersani – ma non ho mai sentito nessuno dire che non sa amministrare. I fatti li sa fare”.
Dal voto al caso Venezia
Il confronto si è poi spostato sul caso Venezia, dove il dibattito politico si è intrecciato con quello sulla presenza della comunità bengalese e sulla partecipazione politica dei cittadini di origine straniera.
Bolloli ha criticato il centrosinistra, collegando la vicenda veneziana alla presenza di candidati della comunità bengalese nelle liste elettorali. Nel farlo ha utilizzato un paragone con la campagna elettorale del centrodestra, citando anche il riferimento a Dio e alla Madonna pronunciato da Giuseppe Cannizzaro durante la campagna a Reggio Calabria.
“Ma scusi Bersani, a Venezia volevate arruolare Allah”, ha detto la giornalista, aggiungendo che il Pd avrebbe cercato di “mettere i bengalesi nella lista”.
La risposta di Bersani è stata immediata: “E perché no? Mi dica perché no”.
Bolloli ha insistito sostenendo che si sarebbe trattato di una strategia elettorale del centrosinistra e che gli elettori veneziani non avrebbero apprezzato l’operazione.
“Ok, non l’hanno digerita. La prossima volta la digeriranno”, ha replicato Bersani, tornando a chiedere alla giornalista quale fosse il problema nella candidatura e nella partecipazione politica di cittadini appartenenti alla comunità bengalese.
Gruber: “Chi è musulmano non può votare?”
Di fronte all’escalation del confronto, Lilli Gruber ha cercato di riportare la discussione a una questione di principio.
“Non ho capito: il problema è che chi è di religione islamica non può votare alle elezioni locali?”, ha chiesto la conduttrice.
Gruber ha quindi sottolineato che i cittadini hanno diritto a partecipare alla vita politica indipendentemente dalla loro fede religiosa: “Ci sono dei cittadini italiani che hanno il diritto di votare e votano per chi vogliono. Qual è il problema? Se credono in Allah o in Gesù Cristo, hanno il diritto di votare e votano”.
Una presa di posizione che ha ulteriormente spostato il confronto dal terreno strettamente elettorale a quello più ampio dell’integrazione e della partecipazione politica.
Formigli contro la campagna sulla moschea
A intervenire con particolare durezza è stato anche Corrado Formigli. Il giornalista ha contestato le parole di Bolloli e ha difeso il ruolo della comunità bengalese nella società veneziana.
Formigli ha sottolineato il contributo economico dei lavoratori stranieri, ricordando che pagano le tasse e partecipano alle attività produttive della città. Tra le richieste della comunità, ha citato anche quella relativa alla possibilità di avere una moschea.
Secondo Formigli, proprio la questione del luogo di culto sarebbe stata utilizzata durante la campagna elettorale per alimentare timori e preoccupazioni legati alla presenza islamica.
“La sinistra ha perso, la destra ha vinto sulla paura”, ha affermato il giornalista.
Formigli ha poi sostenuto che una moschea potrebbe rappresentare, nella sua prospettiva, “un fattore di integrazione e di sicurezza e non di disordine”, contestando la rappresentazione del luogo di culto come elemento di minaccia per la comunità.
Il finale infuocato
La discussione è ulteriormente degenerata nel finale, quando Formigli ha accusato una parte del centrodestra di avere alimentato, durante la campagna elettorale, paure legate all’Islam e all’immigrazione.
“Ha vinto la paura della moschea e per me è una sconfitta di una civiltà che si basa sull’integrazione”, ha dichiarato.
Poi, con toni ancora più duri, ha definito “indecente” la campagna della destra sul tema di Allah, arrivando ad affermare che “fa schifo”.
Formigli ha infine riportato l’attenzione sulle condizioni di lavoro di molti stranieri impiegati a Venezia e sul loro contributo all’economia italiana. “Hanno diritto a candidarsi, a essere votati e a votare”, ha ribadito.
Il confronto di “Otto e mezzo”, nato dall’analisi dei risultati delle amministrative, si è così trasformato in un vero e proprio scontro sui temi dell’immigrazione, della religione e dell’integrazione. Il caso Venezia ha fatto da detonatore a una discussione che ha messo a confronto due visioni profondamente diverse della partecipazione politica delle comunità straniere e del rapporto tra identità religiosa e vita pubblica.