Attentato Nizza, Capuozzo: “Sui barconi non c’è chi scappa dalla guerra. Visione ipocrita”

Attentato Nizza, Capuozzo: “Sui barconi non c’è chi scappa dalla guerra. Visione ipocrita”

Attentato di Nizza. Il pensiero di Toni Capuozzo, giornalista Mediaset: “C’è un dettaglio, nella fotografia che mi è giunta, impubblicabile e insopportabile. La foto è quella della donna decapitata nella cattedrale di Nizza, ieri. Giace riversa addosso a una colonna, accanto all’acquasantiera. Veste una camicia scura e un maglioncino blu, i jeans e delle scarpe basse e nere. Sulla colonna un avviso ricorda: “Maschera obbligatoria”. Non sappiamo come questa donna sia stata scelta, come sia stata presa o inseguita, come sia finita ai piedi di quella colonna. Possiamo solo immaginare una cosa, e notare un dettaglio. Quello che possiamo e non vogliamo immaginare è la forza e la ferocia che occorrono per sgozzare una persona fino a decapitarla. Ci vuole l’esperienza dello sgozzamento di ovini, per ragioni di sacrificio o alimentari. L’odio, da sé, non basta, è sufficiente per attivare una bomba, per decapitare ci vuole molto impegno. Il dettaglio è stretto nella mano sinistra della donna: la mascherina. La mascherina nera che si dev’essere tolta per urlare, per respirare, e che le è rimasta in mano. Il colore nero nasconde il sangue, e quella mascherina sembra l’ultimo appiglio di normalità, della nostra normale quotidianità, il dettaglio che racconta di due mondi distanti”.

“Non voglio ripetere ciò che ho detto fino allo sfinimento, nelle mie battaglie perse, e cioè che sui barconi non c’è chi scappa dalla guerra, perché so che così ci piace e ci conviene credere, perché coincide con una visione del mondo, consente un po’ di ipocrisia e ci illude di essere i buoni samaritani del pianeta, raccolta dei pomodori inclusa. Voglio piuttosto ragionare su una cosa: è ovvio che la percentuale di fondamentalisti è infima parte di chi arriva in Europa, per fortuna. Ma c’è un meccanismo più diffuso e meno evidente: che cos’è che ti porta in Europa e ti autorizza a decidere cosa l’Europa debba essere, nella sua libertà di stampa, o di insegnamento, o di fede! Cos’è questo suprematismo culturale, che ti autorizza a dispensare giudizi e sentenze morali? Siamo solo un salario, un reddito, un’opportunità, un’assistenza, la promessa di un diritto e nessun valore?”.