ALLUVIONE MARCHE, L’ANNUNCIO POCO FA DEL PAPÀ DEL PICCOLO MATTIA: “E’ ANCORA VIVO”

L’alluvione delle Marche ha lasciato tutti sgomenti. In pochi secondi si è portata via tutto, macchine, alberi, tronchi… un’ondata di fango e detriti ha travolto ogni cosa,

Il bilancio è drammatico. 11 i morti, mentre ancora nulla si sa del piccolo Mattia Luconi, di soli 8 anni. Intanto è una corsa contro il tempo, che scorre inesorabile, alla ricerca dei dispersi.

Che fine ha fatto Mattia? Il padre, Tiziano Luconi, educatore 38enne, non ha mai perso la speranza, dicendo: “Devo e voglio pensare che Mattia sia da qualche parte addormentato o svenuto. Non parlo di lui al passato e non voglio che lo faccia nessuno. Mattia è qui, lo sento”. 

Tiziano è continuamente sul luogo delle ricerche, tra Castelleone di Suasa e Barbara, in provincia di Ancona. Era lì quando hanno ritrovato lo zainetto scolastico del suo bambino e ci ha tenuto, sin da subito, a precisare che il rinvenimento della cartella di scuola non significa nulla sulla localizzazione del piccolo, perché l’aveva lasciata nella Mercedes Classe A Bianca, in cui viaggiava con la madre, che è stata  dalla corrente.

Lo choc   stato forte, confessa Tiziano, “una stilettata, un fulmine a ciel sereno” ma il papà di Mattia non perderà mai le speranza di ritrovarlo vivo, poco ma sicuro.

E’ sempre sui luoghi che i vigili del fuoco stanno setacciando senza sosta, mangia un boccone, riempie la borraccia, tenta di chiudere gli occhi per una mezzora ma il pensiero ricade, sistematicamente, sul suo unico figlio. Davvero toccanti le sue parole: “Mattia me lo sento vicino, era di poche parole… io parlo con l’orsacchiotto, qui dietro c’è il motorino per un giro, – racconta – a lui piaceva tantissimo viaggiare con il motorinello, mandava i baci, l’amore fatto a persone, il mio gnometto speciale, il mio nanerottolo”. 

Al suo dolore si aggiunge quello della moglie, Silvia Mereu, ancora ricoverata in ospedale, che era con il suo piccolo quando un’onda marrone li ha travolti. La donna, che fa la farmacista, rendendosi conto di quanto stava per accadere, è riuscita ad uscire dall’auto, assieme al figlio, attraverso il finestrino, stringendolo forte a se, fino a quanto la potenza dell’acqua ha avuto il sopravvento e li ha divisi.

Trovate mio figlio, riportatelo alla sua mamma“. In questa frase c’è il grido di disperazione di una madre che non sa che fine ha fatto suo figlio, che è autistico, non parla, ma si esprime attraverso gli occhi. Quella maledetta sera del 15 settembre, aveva negli occhi il terrore.

E’ rimasto aggrappato ad un albero, poi il buio, il nulla. Queste le ultime immagini impresse nella mente di Silvia, che non si da pace, che attende con ansia di sapere cosa sia accaduto al suo adorato Mattia. Troppo forte il dolore, lacerante, come una lama conficcata al cuore.

Silvia è rimasta un paio di ore su un’albero, fino all’arrivo dei soccorritori ma, dal suo letto dell’ospedale, continua a chiedere disperatamente di trovare suo figlio. “Non riesco a perdere la speranza. Lo so che non è razionale, sono trascorse quasi 24 ore. Ma io rivoglio mio figlio. Riportatelo alla sua mamma”.