Alessandro Venturelli: la notizia sulla mamma

Ci sono assenze che non si misurano in giorni o settimane. Assenze che diventano parte della vita quotidiana, trasformandosi in una presenza costante fatta di domande, speranze e attese. Con il passare del tempo tutto cambia, ma alcune ferite restano immutate, sospese in una dimensione dove il calendario sembra non avere più alcun significato.

A volte una storia inizia con un momento apparentemente ordinario. Una giornata come tante, una routine che si ripete identica a se stessa, gesti abituali che non lasciano immaginare nulla di straordinario. Eppure basta un singolo istante perché ogni certezza venga spazzata via e il futuro assuma contorni completamente diversi da quelli immaginati.

Ci sono vicende che resistono al tempo e continuano a occupare pensieri, notti insonni e ricordi. Storie che non conoscono una vera conclusione e che rimangono aperte anno dopo anno, alimentate da segnalazioni, ipotesi e speranze che si accendono e si spengono con la stessa rapidità. Ogni nuovo dettaglio sembra promettere una risposta, ma spesso genera soltanto altre domande.

Nel corso degli anni non sono mancati i momenti difficili. La fatica dell’attesa può lasciare segni profondi, sia nell’animo che nel corpo. Quando una situazione irrisolta si trascina così a lungo, il peso emotivo diventa enorme e può trasformarsi in una prova capace di mettere a dura prova anche le persone più forti e determinate.

Dietro questa vicenda ci sono persone che continuano a convivere con un vuoto impossibile da colmare e con un interrogativo che resta ancora senza risposta. Una storia che, a distanza di anni, continua a commuovere e a far discutere, alimentando la speranza che prima o poi possa emergere la verità. 

Il protagonista di questa storia è Alessandro Venturelli, scomparso da Sassuolo il 5 dicembre 2020 e mai più ritrovato. Sono trascorsi cinque anni da quel giorno, ma i genitori, Roberta Cassai e Roberto Venturelli, non hanno mai smesso di cercarlo. Nonostante il tempo trascorso e l’archiviazione del caso, la famiglia continua a inseguire ogni possibile segnalazione nella speranza di ottenere almeno una risposta sul destino del giovane.

La sofferenza vissuta in questi anni ha avuto conseguenze pesantissime soprattutto per la madre. Roberta ha raccontato pubblicamente di essere stata colpita da un aneurisma cerebrale che l’ha costretta a un lungo ricovero. È rimasta per quaranta giorni in coma farmacologico e, una volta risvegliata, ha spiegato che nei momenti più difficili un solo pensiero continuava ad accompagnarla: quello del figlio scomparso. «L’unica cosa che ricordo è Alle, l’avevo in testa e nel cuore», ha raccontato durante un’intervista televisiva.

La mattina della scomparsa è impressa nella memoria dei genitori come una fotografia impossibile da cancellare. Roberta ha ricordato che quel giorno ci fu una discussione con Alessandro e che già da alcuni giorni il ragazzo appariva diverso dal solito. Secondo il suo racconto, il giovane mostrava paure che non riusciva a spiegare e comportamenti che lasciavano intuire un disagio profondo. Nonostante il forte legame familiare, nessuno riuscì a comprendere cosa stesse realmente accadendo dentro di lui.

Negli anni successivi la famiglia ha seguito decine di piste. Molte segnalazioni sono arrivate da Torino, altre dall’estero, in particolare dall’Olanda. I genitori hanno viaggiato per verificare personalmente numerose indicazioni, incontrando persone senza fissa dimora e cercando qualsiasi elemento che potesse ricondurre ad Alessandro. In un’occasione hanno persino contribuito al ritrovamento di un altro ragazzo scomparso, ma non si trattava del figlio che stavano cercando.

Tra le ipotesi emerse nel corso del tempo c’è anche quella avanzata da alcuni amici di Alessandro, secondo cui nei mesi precedenti alla sparizione il giovane avrebbe subito un cambiamento improvviso e significativo. Il padre Roberto continua però a coltivare una speranza che considera essenziale per andare avanti. «In cuor nostro ci viene da dire che lui sia con qualcuno. Non pensiamo sia un senzatetto», ha dichiarato. E lancia un appello semplice ma potentissimo: «Come figlio di Roberta e Roberto devi dirci che ci sei e che ti stai facendo la tua vita. Poi noi siamo a posto». Parole che raccontano meglio di qualsiasi altra cosa il dolore di due genitori che, dopo cinque anni, continuano ad attendere una risposta.