MASSIMO BOSSETTI, LA CONFESSIONE DELLA MOGLIE DOPO 9 ANNI DALL’ARRESTO

In Italia ci sono dei casi di cronaca che hanno colpito in particolar modo la pubblica opinione, e che anche a distanza di anni dal loro accadimento fanno parlare di sé. La cronaca è piena di episodi gravissimi che hanno sconvolto intere comunità.

Ogni giorno sui giornali leggiamo di episodi abbastanza seri su cui poi le autorità sono chiamate ad indagare. Nel nostro Paese alcuni casi devono ancora trovare una soluzione nonostante siano passati diversi anni, per altri casi invece il giudizio delle autorità è già arrivato. E molte volte questo giudizio è definitivo e giunge al termine di lunghi processi giudiziari.

I gravi casi di cronaca possono riguardare sia omicidi, che anche incidenti di varia natura. Ovviamente quello che sconvolge la pubblica opinione sono soprattutto i delitti contro la persona, specie se ad esempio in tali eventi vengono coinvolti dei bambini.

carabinieri-nastro - Il Meridio

Su ogni fatto che accade sul nostro territorio nazionale sono preposte ad indagare le forze dell’ordine, su coordinamento delle locali Procure della Repubblica. Gli indagati, dopo essere stati iscritti come tali, devono affrontare spesso dei processi per poter dimostrare la loro posizione.

Uno dei casi che ha fatto più scalpore nel nostro Paese, è sicuramente l’omicidio della piccola Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata assassinata il 26 febbraio 2011. Per quel delitto, ad oggi, l’unico indagato e ritenuto quindi colpevole è Massimo Bossetti. A molti anni dal suo arresto oggi è tornata a parlare la moglie di Massimo.

Massimo Bossetti è quindi l’unica persona, ad oggi, ritenuta colpevole dell’assassinio della piccola Yara Gambirasio.  Marita Comi (44 anni), moglie di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all’ergastolo il 12 ottobre 2018 per l’omicidio di Yara Gambirasio, a 9 anni dall’arresto del marito è tornata quindi a parlare.

La donna è la prima a credere nell’innocenza del marito, e in questi lunghi anni si è battuta per il marito. I legali di Bossetti avevano anche chiesto la revisione del processo visto l’emergente di nuovi elementi.

Marita chiede soltanto una vita normale, una vita sconvolta da quando il marito è stato imputato per il delitto della piccola Yara. L’indagato si è sempre professato innocente. “Mia sorella cerca di tirare avanti, la vita continua. Dopo nove anni sa che la sua esistenza non tornerà più normale, quel fatto ha cambiato tutto” – così ha riferito il fratello di Marita, Agostino.

Marita si è sempre spesa per dimostrare l’innocenza del marito, anche mediaticamente. Eppure in questi mesi ci sono state delle novità sul processo a carico di Bossetti. “Frode processuale e depistaggio sono le due pesantissime accuse per cui il gip di Venezia ha chiesto alla Procura di procedere all’iscrizione nel registro degli indagati di Letizia Ruggeri, il pm titolare delle indagini sulla morte di Yara Gambirasio” – così scrive Il Messaggero. In sostanza il gip ha richiesto nuove verifiche su un campione di 54 reperti “con tracce di Dna che, di fatto, rappresentarono l’architrave dell’impianto accusatorio a carico del muratore di Mapello” – questo ancora si legge sul Messaggero. Non ci resta quindi che aspettare eventuali sviluppi sul caso in questione e quindi vedere se il processo sarà eventualmente riaperto.