“L’ITALIA SI FERMA, GIÀ NE MANCANO MOLTI E NE MANCHERANNO TANTISSIMI ALTRI”
L’emergenza pandemica degli ultimi anni ha portato all’attenzione tutti i problemi e le carenze che riscontriamo nella sanità italiana. Negli anni precedenti alla crisi del Covid tutti i governi che si sono susseguiti hanno cercato di risanare il debito pubblico italiano con ampi tagli della spesa pubblica.
Ad pagarne le spese è stata soprattutto la sanità italiana, il settore che più ha risentito di queste manovre economiche spregiudicate. Purtroppo i risultati di queste decisioni scellerate sono emersi in maniera spietata durante la pandemia, quando l’Italia si è trovata totalmente impreparata ad affrontare un’emergenza di questa portata.
E’ parso evidente sin da subito come ci fossero carenze a 360 gradi: di posti negli ospedali, soprattutto nelle terapie intensive, e di personale (molti medici in pensione sono stati costretti a tornare in campo). Alla fine, con manovre in extremis, il governo è riuscito a tamponare la situazione e superare la pandemia, a costo però di troppe ‘lacrime e sangue’.
Per risollevare le sorti della sanità italiana occorrono però misure strutturali, e non solo palliativi. Anche dopo la fine dell’emergenza pandemica tutti i nodi stanno venendo al pettine ed alcune regioni d’Italia hanno fatto scattare ora l’allarme.
Uno dei problemi più annosi per la sanità italiana è quello della carenza di personale medico. Un fatto a dir poco sorprendente considerando come ogni anno ci siano decine di migliaia di aspiranti medici ai quali viene sbattuta la porta in faccia. Una regione italiana si trova seriamente a fare i conti con questo enorme disagio: scopriamo cosa sta succedendo.
A lanciare l’allarme è una delle regioni italiane che offre i maggiori servizi, ma che non è stata risparmiata dall’emergenza sanitaria. In queste settimane è stato portato all’attenzione della politica un problema molto grave e che richiede un intervento immediato: la carenza di medici di famiglia.
Le aree del Veneto più in difficolta sono quelle del bellunese, dell’Alto Vicentino, delle isole e del centro storico di Venezia. Una problematica che, come afferma Maurizio Scassola, il segretario veneto della Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale, è destinata a rendersi ancora più drammatica nei prossimi anni.
Circa il 20% dei medici di famiglia presenti in Veneto, circa 2780, a breve andrà anche in pensione, aggravando irrimediabilmente questa carenza. “Il livello di stress è notevole e siamo in difficoltà nel reclutamento di giovani dottori, non è più un lavoro attrattivo: i laureati in medicina preferiscono intraprendere altre specializzazioni”- ha precisato con preoccupazione il presidente della Fimmg.
Il numero chiuso alle facoltà di medicina certamente non aiuta, ma ad infierire è anche lo scarso interesse dei giovani medici per il settore della medicina generale. Una buona percentuale di coloro che intraprendono, invece, questo percorso finisce per abbandonarlo anzitempo: “Il venti per cento dei medici non porta a termine il corso e un altro venti per cento lascia poco dopo aver iniziato a lavorare i dati sono allarmanti, ma dobbiamo ugualmente riuscire a garantire un medico di famiglia anche nelle zone disperse”.
Per il momento la regione sta cercando di tamponare la situazione con due soluzioni: la creazione di micro- team, cioè squadre di infermieri e personale amministrativo che si spostano nelle zone con maggiore disagio; altra soluzione prospettata, ma niente affatto entusiasmante, è quella di innalzare l’età pensionabile.

