Caso David Rossi, Mussari denuncia Massimo Giletti: “Accuse gravissime e false”
Nuovo colpo di scena nella vicenda della morte dell’ex manager di Mps. L’ex presidente della banca senese presenta una denuncia alle Procure di Roma e Firenze contro il giornalista e Saverio Giampà. Nel mirino le dichiarazioni sul presunto mandante, una fotografia mostrata in televisione e la possibile fuga di documenti riservati dalla Commissione parlamentare d’inchiesta.
Il caso della morte di David Rossi torna ad accendere lo scontro giudiziario e mediatico. A oltre tredici anni dalla scomparsa dell’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, arriva una nuova iniziativa destinata a far discutere. Giuseppe Mussari, ex presidente della banca senese, ha presentato una denuncia-querela contro il giornalista Massimo Giletti e Saverio Giampà, ex collaboratore di giustizia, contestando alcune dichiarazioni e ricostruzioni emerse nelle ultime settimane.
L’esposto è stato depositato presso le Procure di Roma e Firenze ed è accompagnato da 21 documenti. I legali di Mussari, Tullio Padovani, Fabio Pisillo e Francesco Marenghi, ipotizzano diversi reati, tra cui calunnia aggravata, diffamazione aggravata, rivelazione di segreti d’ufficio e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.
Si tratta di ipotesi formulate dalla difesa, sulle quali dovranno ora pronunciarsi gli organi giudiziari.
Le accuse di Giletti sul presunto mandante della morte di David Rossi
Uno dei punti centrali della denuncia riguarda le dichiarazioni di Massimo Giletti, diffuse attraverso i social e durante alcune puntate della trasmissione Lo Stato delle Cose, in onda su Rai 3.
In particolare, i legali fanno riferimento a un video pubblicato su Instagram il 18 ottobre, nel quale il giornalista anticipava una ricostruzione secondo cui il presunto mandante della morte di David Rossi sarebbe stato proprio Giuseppe Mussari.
Un’accusa che l’ex presidente di Mps respinge categoricamente.
«Una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali», sarebbe stata la sua reazione alle affermazioni circolate.
Secondo la difesa, le ricostruzioni diffuse avrebbero attribuito a Mussari responsabilità estremamente gravi senza adeguati riscontri, provocando un danno significativo alla sua reputazione.
La fotografia mostrata in televisione: «Quell’uomo non è Mussari»
Tra gli elementi contestati nell’esposto c’è anche una fotografia notturna mostrata durante la trasmissione di Giletti.
Nel corso del programma era stata riproposta un’audizione parlamentare del 16 febbraio 2022, durante la quale Mussari aveva dichiarato di aver trascorso la sera della morte di Rossi a Siena, nell’abitazione della moglie.
Successivamente era stata mostrata un’immagine scattata in un vicolo vicino al luogo in cui venne ritrovato il corpo dell’ex dirigente bancario. Una sagoma presente nella fotografia sarebbe stata ricondotta alla figura dell’ex presidente di Mps, mettendo così in discussione la sua precedente ricostruzione.
La difesa, tuttavia, sostiene che si tratti di un’identificazione completamente errata.
«La persona ritratta in quella fotografia non è l’Avv. Mussari, e anzi è già stata ricondotta all’identità di un diverso cittadino senese», hanno dichiarato i legali, contestando la diffusione di un’immagine che, a loro giudizio, sarebbe stata presentata senza le necessarie verifiche.
Nel mirino anche Saverio Giampà: i precedenti giudiziari richiamati dalla difesa
Un altro capitolo della denuncia riguarda Saverio Giampà, ex collaboratore di giustizia che ha reso dichiarazioni ai consulenti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi.
Nei suoi confronti Mussari ipotizza il reato di calunnia aggravata.
Gli avvocati richiamano diversi precedenti giudiziari del dichiarante, tra cui condanne definitive per calunnia e false informazioni al pubblico ministero.
Nell’esposto viene citata anche una pronuncia del Tribunale di Bologna del 2026, secondo la quale Giampà avrebbe agito con l’obiettivo di riaccreditarsi presso i magistrati e poter nuovamente usufruire di programmi di protezione.
La difesa richiama inoltre una valutazione del Tribunale di Catanzaro del 2025, che avrebbe definito la sua attendibilità «ictu oculi compromessa».
Per i legali di Mussari, questi elementi avrebbero dovuto imporre una particolare prudenza nella valutazione delle dichiarazioni e nella loro eventuale diffusione pubblica.
Le dichiarazioni di un secondo testimone e i dubbi della difesa
Nella denuncia compare anche il nome di Renan William Vilanova Correa, detenuto che in passato ha fornito dichiarazioni sulla morte dell’ex dirigente di Mps.
La difesa si riserva di valutare eventuali ulteriori iniziative giudiziarie qualora dall’esame completo degli atti emergessero accuse direttamente rivolte a Mussari.
Anche in questo caso vengono richiamati precedenti giudiziari e presunte contraddizioni nelle ricostruzioni fornite dall’uomo.
Secondo gli avvocati, Correa avrebbe presentato nel tempo almeno quattro versioni differenti e inconciliabili sulla vicenda.
La difesa sottolinea quindi la necessità di verificare attentamente l’attendibilità dei dichiaranti. Naturalmente, i precedenti giudiziari non dimostrano automaticamente la falsità delle nuove dichiarazioni, che dovranno essere valutate nel loro contesto dagli organi competenti.
La presunta fuga di documenti riservati dalla Commissione d’inchiesta
La querela affronta anche un altro aspetto particolarmente delicato: la possibile diffusione illecita di documenti riservati della Commissione parlamentare d’inchiesta.
Secondo quanto sostenuto dai legali, alcuni verbali raccolti durante i lavori della Commissione sarebbero stati anticipati a un giornalista prima ancora di essere esaminati ufficialmente.
La difesa chiede quindi alle Procure di verificare come siano avvenute le eventuali trasmissioni dei documenti e di individuare i possibili responsabili di una violazione degli obblighi di riservatezza.
Anche su questo fronte sarà necessario attendere gli accertamenti della magistratura.
Mussari chiede di essere ascoltato: «Sulla morte di David si faccia piena luce»
L’ex presidente di Monte dei Paschi di Siena ha chiesto formalmente di essere interrogato dai magistrati di Roma e Firenze, dichiarandosi disponibile a fornire tutti i chiarimenti necessari.
Mussari continua a respingere qualsiasi coinvolgimento nella morte di David Rossi e rivendica il rapporto di amicizia che lo legava all’ex responsabile della comunicazione della banca.
Secondo la sua difesa, quel legame personale sarebbe stato trasformato in un pretesto per coinvolgerlo in accuse estremamente gravi.
L’ex presidente di Mps ha inoltre ribadito la propria vicinanza alla famiglia Rossi e la volontà che venga finalmente chiarito quanto accaduto il 6 marzo 2013.
Una vicenda che, a distanza di oltre tredici anni, continua dunque a riservare nuovi sviluppi. La denuncia di Mussari apre un ulteriore fronte giudiziario e riporta al centro dell’attenzione le dichiarazioni dei testimoni, il ruolo dell’informazione e la gestione degli atti della Commissione parlamentare.
La ricerca della verità sulla morte di David Rossi resta il punto fondamentale di una storia ancora oggi caratterizzata da interrogativi e ricostruzioni contrastanti.








