Sciopero generale del 30 ottobre, l’Italia si ferma: 50 piazze in rivolta contro carovita e riarmo

L’Italia si ferma e le piazze si riempiono. Lo sciopero generale del 30 ottobre, proclamato dall’Unione sindacale di base (Usb), sta attraversando il Paese da Nord a Sud, con manifestazioni in circa cinquanta città e una partecipazione particolarmente significativa nei principali centri urbani. Al centro della mobilitazione ci sono il caro vita, l’aumento dei prezzi della benzina, i salari considerati insufficienti, il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie e la contrarietà all’incremento delle spese militari.
Una giornata che, oltre alle rivendicazioni sindacali, sta facendo registrare anche momenti di forte tensione sul fronte dell’ordine pubblico. In diverse città i manifestanti hanno tentato di raggiungere tangenziali, autostrade e infrastrutture strategiche, provocando interventi delle forze dell’ordine. A Bologna il corteo è riuscito a superare un cordone di polizia, mentre a Vicenza sono stati utilizzati gli idranti per fermare i manifestanti. Situazioni critiche anche a Mestre e Napoli.
La mobilitazione si svolge inoltre sullo sfondo dello scontro tra il sindacato e il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, dopo il provvedimento di precettazione relativo al settore dei trasporti. L’Usb ha confermato la protesta, contestando la decisione del ministro.

Bologna, il corteo supera il cordone della polizia
Tra gli episodi più significativi della giornata c’è quanto accaduto a Bologna intorno alle 13.50. Il corteo, composto da decine di migliaia di persone secondo le stime riportate, è riuscito a farsi largo attraverso il cordone predisposto dalle forze dell’ordine.
La situazione è diventata particolarmente tesa quando i manifestanti hanno iniziato a spingere per aprire un varco. Ci sono stati contatti ravvicinati, spintoni e alcuni colpi di manganello. La pressione della folla ha infine consentito al corteo di proseguire il proprio percorso in direzione della tangenziale.
Durante la marcia i manifestanti hanno intonato a gran voce Bella Ciao, accompagnando la protesta con cori e slogan contro le politiche economiche e militari del Governo.
Milano, chiusa la Tangenziale Est: manifestanti verso Lambrate
Situazione delicata anche a Milano, dove due cortei sono stati organizzati per la giornata di sciopero. La manifestazione ha coinvolto studenti, lavoratori, attivisti e numerosi cittadini, con una partecipazione particolarmente visibile da parte dei giovani.
Uno dei cortei si è mosso lungo corso Buenos Aires in direzione di Lambrate. L’obiettivo dichiarato da alcuni gruppi era raggiungere la Tangenziale Est e bloccare la circolazione.
Per prevenire possibili occupazioni e garantire la sicurezza stradale, la Questura ha disposto la chiusura preventiva di alcuni tratti della tangenziale, in particolare nelle zone di Cascina Gobba, Forlanini e via Palmanova.
In piazza sono scese anche diverse madri insieme ai propri figli. «Li abbiamo portati perché non c’è più futuro», ha raccontato una donna presente alla manifestazione.
Tra i partecipanti anche studenti, attivisti pro Palestina e rappresentanti politici. La protesta milanese si è concentrata soprattutto sul costo della vita e sulle difficoltà economiche delle nuove generazioni.

Napoli, bruciate immagini di Meloni e Bernini
A Napoli la mobilitazione ha assunto anche una forte connotazione politica. Gli studenti del Collettivo autorganizzato universitario (Cau) hanno dato fuoco a un’immagine raffigurante la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la ministra dell’Università Annamaria Bernini insieme al celebre omino del Monopoly.
Un gesto simbolico con cui i manifestanti hanno voluto contestare le politiche economiche del Governo e le condizioni sempre più difficili per studenti e famiglie.
«I prezzi dei beni di prima necessità sono triplicati, la benzina è diventata un bene di lusso, i trasporti funzionano sempre peggio, lo stipendio, quando c’è, non basta più», hanno spiegato gli studenti.
Nel mirino anche il piano di edilizia universitaria legato al Pnrr, giudicato insufficiente rispetto alle necessità degli universitari. Tra le richieste avanzate figurano studentati interamente pubblici, un maggiore controllo degli affitti e una tassazione aggiuntiva per i proprietari di più immobili.
Dal megafono, i rappresentanti dell’Usb hanno annunciato una partecipazione di circa 20mila persone, rivendicando la volontà di bloccare le principali infrastrutture cittadine.
Vicenza, idranti contro i manifestanti: lanciati petardi e fumogeni
Momenti di forte tensione anche a Vicenza, dove alcuni manifestanti hanno tentato di occupare una rampa della Tangenziale Ovest.
La risposta delle forze dell’ordine è arrivata con l’utilizzo degli idranti per impedire il superamento del dispositivo di sicurezza. I manifestanti hanno reagito lanciando petardi e fumogeni.
L’episodio rappresenta uno dei momenti più delicati della giornata, caratterizzata in diverse città da tentativi di bloccare la circolazione e raggiungere arterie stradali considerate strategiche.
Tensione anche a Mestre: fermato il tentativo di sfondamento
A Mestre, intorno alle 11.25, il corteo composto da studenti e lavoratori è stato fermato all’altezza della base del cavalcavia verso Venezia.
Alcuni manifestanti hanno tentato di superare il cordone antisommossa, ma gli agenti hanno risposto utilizzando i manganelli. Dopo circa un minuto di tensione, il corteo si è ricomposto e la situazione è tornata sotto controllo.
Roma, taxi e trattori aprono la manifestazione
Nella Capitale la protesta ha assunto una forma particolarmente simbolica. In piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, ad aprire il corteo sono stati un taxi e due trattori, seguiti da operatori sociali, camionisti, agricoltori e lavoratori.
Una presenza che ha voluto mettere insieme categorie diverse, accomunate dalla denuncia delle difficoltà economiche e dell’aumento dei costi di produzione e gestione delle attività.
Particolarmente significativo il messaggio lanciato da un agricoltore proveniente dal Viterbese: «Abbiamo scritto a Meloni tre anni fa, nessuna risposta. La politica è diventata lobby dei potenti. Abbiamo portato i trattori, i cannoni non ce l’abbiamo».
Una frase che riassume il senso della partecipazione del mondo agricolo, sempre più preoccupato per i costi e per la sostenibilità economica delle imprese.
Genova, i portuali bloccano il varco Albertazzi
A Genova la mobilitazione ha interessato direttamente il porto. I lavoratori portuali del Calp e dell’Usb hanno bloccato il varco Albertazzi, utilizzando pneumatici e fumogeni per dare visibilità alla protesta contro il traffico di armi.
«I lavoratori portuali non vogliono lavorare per la guerra», è il messaggio lanciato dai rappresentanti sindacali.
La mobilitazione si inserisce nella più ampia contestazione delle spese militari e del coinvolgimento delle infrastrutture logistiche nei traffici legati ai conflitti internazionali. Nel pomeriggio è previsto anche un corteo studentesco con partenza dalla zona della stazione Principe.
Perugia, oltre mille persone in corteo contro guerra e carovita
Manifestazione partecipata anche a Perugia, dove oltre mille persone hanno attraversato il centro cittadino partendo da piazza Partigiani e dirigendosi verso la stazione di Fontivegge.
In testa al corteo uno striscione con la scritta: «Contro guerra, carovita e repressione strappiamogli il futuro».
L’Usb ha ribadito la propria contrarietà a quella che definisce un’economia di guerra, accusando le politiche attuali di aggravare le condizioni economiche della popolazione.
Precettazione, Salvini sfidato dall’Usb: resta lo scontro sui trasporti
La giornata di protesta è stata accompagnata anche dal braccio di ferro tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e l’Unione sindacale di base.
Il ministro ha disposto la precettazione per il settore dei trasporti, prevedendo sanzioni per i lavoratori che non rispettassero il provvedimento. Le multe indicate possono arrivare da 500 a 1.000 euro.
L’Usb ha però confermato la mobilitazione, contestando la legittimità della decisione e ribadendo il diritto dei lavoratori a partecipare allo sciopero.
Il risultato è una giornata particolarmente complessa, nella quale alle rivendicazioni economiche e sociali si sommano le tensioni politiche e il rischio di blocchi alla circolazione.
Italia in piazza, la protesta non si ferma
Dalle manifestazioni simboliche di Roma ai blocchi stradali di Milano, dagli scontri di Bologna e Vicenza alle iniziative dei portuali di Genova, lo sciopero generale sta mostrando una partecipazione articolata e diffusa.
Il messaggio dei manifestanti è rivolto soprattutto al Governo: salari più alti, maggiore tutela del potere d’acquisto, interventi contro il caro vita e meno risorse destinate alle spese militari.
Ma la giornata del 30 ottobre lascia aperto anche un altro interrogativo: fino a che punto la protesta riuscirà a mantenersi entro i confini di una mobilitazione pacifica, senza trasformarsi in nuovi scontri con le forze dell’ordine?
Con le principali città ancora interessate dai cortei e l’attenzione delle autorità concentrata sulle infrastrutture strategiche, il bilancio definitivo della giornata resta da definire.







