“Immagini raccapriccianti”. Garlasco, cosa spunta fuori solo adesso: tutti sconvolti

Per anni è stata l’ombra più pesante sul caso di Garlasco. Due parole ripetute in aula come un martello: “immagini raccapriccianti”. Una frase che ha marchiato Alberto Stasi, che ha costruito una narrazione di devianza, di perversioni segrete. Poi, oggi, nello studio di Massimo Giletti, un ingegnere elettronico si alza e dice una cosa semplice: quel file non era pedopornografia. Era un programma di Gianni Minoli sulla Rai. E tutto crolla.
La rivelazione del perito: “Nessun file pedopornografico”
È accaduto ieri sera, 27 ottobre 2026, a Lo Stato delle Cose, il programma di Massimo Giletti. Ospite in studio Roberto Porta, ingegnere elettronico e perito per il caso di Garlasco, che ha analizzato il computer di Alberto Stasi.
La sua dichiarazione è netta: “Sul computer di Alberto Stasi non ci sono file di natura pedopornografica”.
Porta ha spiegato l’errore tecnico commesso dai RIS: “È come se un utente ricevesse una mail e va a finire nello spam, questa ha dei contenuti illegali, se si fa un recupero di quella mail i contenuti illegali riemergono, senza che l’utente sapesse di averlo”. In pratica, un software di recupero dati avrebbe ricostruito frammenti di file cancellati, attribuendoli erroneamente a una navigazione volontaria.
“I RIS hanno fatto un errore nel valutare in modo sbagliato quello che aveva prodotto un software di ricostruzione di questi contenuti presenti nel PC”, ha aggiunto. E ancora: “I RIS hanno erroneamente classificato un file denominato 023part come un presunto scaricamento di materiale pedopornografico, ma non era tale. Era un video legato a un programma della Rai di Gianni Minoli”.
Lo sfogo di Giletti: “Da Minoli alla pedopornografia”
Di fronte a questa ricostruzione, Massimo Giletti non ha trattenuto la rabbia: “Ma vi rendete conto? Faccio fatica da tempo immemore, non è bianco o nero, da Giovanni Minoli alla pedopornografia”.
Il conduttore ha ricordato quanto quella definizione abbia pesato sul processo. Fu il procuratore generale Laura Barbaini, che rappresentava l’accusa in appello il 17 dicembre 2014, a parlare in aula di “deviazioni sessuali, immagini raccapriccianti”, ripetendo l’aggettivo “raccapriccianti” più volte.
L’avvocato De Rensis: “Gli hanno messo una targa”
In studio anche Antonio De Rensis, avvocato dell’allora fidanzato di Chiara Poggi, che ha voluto mettere un punto definitivo:
“Stasi non ha mai visto quei contenuti, questo lo dice la Cassazione, che in questa vicenda vede gli opinionisti contro Stasi in certi momenti genuflessi, in altri quello che dice è un giudizio di parte perché prima ce n’erano stati altri due. Mi viene da ridere. Non gli hanno messo un’ombra, ma una targa, per tanti anni”.
De Rensis ha poi attaccato duramente l’accusa: “Quale competenza psicopatologica, psichiatrica aveva per parlare di devianze sessuali? Quando un pubblico ministero parla di devianze sessuali deve avere una base scientifica, non immagini di filmati pornografici e immagini pornografiche normalissime. È vero che qualcuno si è turbato coprendo gli occhi perché c’erano dei piedi di donne, c’erano immagini normalissime non raccapriccianti, sul tema raccapriccianti si è fondata una narrazione non verificata. Finalmente tra qualche settimana finiremo di parlare di queste bufale, di queste cose che non posso definire come le definirei al bar e ci occuperemo di fatti concreti”.
Una puntata che, secondo molti, riapre definitivamente il dibattito su quanto la narrazione mediatica e giudiziaria sulle “immagini raccapriccianti” abbia influenzato la percezione pubblica di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi. Ora che il perito dice che era solo un programma di Minoli, quella targa inizia a scricchiolare.







