Salvini contro gli aiuti all’Ucraina: «Non possiamo continuare a mandare soldi e armi». La promessa al congresso

Il congresso straordinario della Lega si trasforma in un passaggio decisivo per il futuro del partito e per la leadership di Matteo Salvini. Dal palco dell’Allianz MiCo di Milano, il vicepremier ha rilanciato la propria linea politica, mettendo al centro la richiesta di interrompere l’invio di denaro e armi all’Ucraina e annunciando una proposta di rinnovamento del simbolo storico del Carroccio.
«Se sarò rieletto segretario», ha dichiarato Salvini, porterà in Consiglio dei ministri la posizione della Lega contraria alla prosecuzione degli aiuti militari ed economici a Kiev. Un impegno che il leader ha voluto sottoporre direttamente ai delegati, chiedendo un sostegno esplicito alla propria candidatura.
Ma il congresso non è soltanto una sfida sulla politica estera. Sul tavolo ci sono anche l’identità del movimento, il calo dei consensi in alcuni territori storici e il confronto con Massimo Garavaglia, che propone una Lega più pragmatica e maggiormente legata alle esigenze locali.
Salvini sull’Ucraina: «Non possiamo continuare a mandare soldi e armi»
È il tema degli aiuti all’Ucraina uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Matteo Salvini. Il leader leghista ha legato la propria eventuale riconferma alla segreteria alla volontà di portare la posizione del partito direttamente all’interno dell’esecutivo.
«Se sarò rieletto segretario», ha spiegato dal palco, il risultato rappresenterà «un mandato grazie al quale andrò in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina».
Salvini ha quindi chiesto ai delegati di manifestare il proprio sostegno attraverso un voto per alzata di mano, ottenendo un’ampia adesione nella platea presente al congresso.
La questione ucraina diventa così uno degli elementi centrali della sua strategia politica, con l’obiettivo di riaffermare una linea distinta all’interno della maggioranza di governo. L’annuncio, tuttavia, rappresenta un impegno politico del leader leghista e non una decisione già assunta dall’esecutivo.
Il nuovo simbolo della Lega: sparisce il nome di Salvini
Accanto alla politica estera, Salvini ha presentato una proposta destinata a far discutere anche all’interno del partito: un nuovo simbolo con la dicitura «Lega Italia federale», senza il riferimento personale al segretario.
Il progetto mantiene la scritta Lega nella parte superiore e l’immagine di Alberto da Giussano al centro, mentre nella parte inferiore compare in giallo la nuova denominazione «Italia federale».
«Proporrò questo simbolo, senza il mio nome», ha annunciato il vicepremier, spiegando che l’obiettivo è tenere insieme «il passato, il presente e il futuro» del movimento.
La scelta richiama uno dei temi storici del Carroccio, quello del federalismo e della valorizzazione delle autonomie territoriali. Un segnale che arriva in una fase nella quale diversi esponenti leghisti chiedono di rafforzare il rapporto con le regioni e con le realtà locali che hanno rappresentato per anni il principale bacino elettorale del partito.
Il congresso ha inoltre approvato modifiche allo statuto che prevedono una segreteria politica composta da nove membri e un coordinatore federale delle segreterie. Le nomine e le revoche delle figure organizzative restano nelle competenze del segretario.
Giorgetti lancia l’allarme: «Non va tutto bene»
A mettere in evidenza le difficoltà della Lega è stato anche Giancarlo Giorgetti. Il ministro dell’Economia ha scelto parole dirette per descrivere la situazione del partito, invitando la dirigenza a non sottovalutare la perdita di consenso.
«Va tutto bene? No, non va tutto bene», ha affermato, sottolineando la necessità di riconoscere i problemi e individuare una strategia capace di invertire la tendenza.
Il ragionamento di Giorgetti si è concentrato soprattutto sulla differenza tra i risultati ottenuti nelle aree di più recente espansione elettorale e quelli registrati nei territori storicamente vicini alla Lega. Un risultato dell’8% in Puglia può essere considerato positivo, ha osservato, ma la situazione cambia quando si passa dal 50 al 20% a Bergamo.
Per il ministro, il rilancio deve partire dalla valorizzazione degli amministratori e dei dirigenti capaci di ottenere consenso sul territorio.
«Facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso», è stato il suo appello.
Giorgetti ha inoltre chiarito la propria visione politica, distinguendo il progetto nazionale del partito dalle derive nazionaliste: «Io credevo e credo in una Lega nazionale, ma non una Lega nazionalista».
Un messaggio che si inserisce nel confronto sulla direzione da imprimere al movimento e sulla necessità di recuperare un’identità riconoscibile senza perdere il legame con le comunità locali.
Garavaglia sfida Salvini: «Dobbiamo svegliarci»
Nel congresso trova spazio anche la candidatura alternativa di Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del Turismo, che ha chiesto un cambio di passo per affrontare le difficoltà elettorali della Lega.
«Dobbiamo svegliarci», ha dichiarato, sostenendo che non bastino singoli provvedimenti per rilanciare il movimento. La sua proposta è quella di una Lega «moderna e pragmatica», capace di coniugare le istanze popolari con una maggiore attenzione alla concretezza amministrativa.
Garavaglia ha rivendicato anche una precisa collocazione politica: «La Lega non è estrema e l’estrema destra non è nel nostro dna».
Pur presentandosi come sfidante di Salvini, il senatore ha indicato una possibile squadra nella quale vorrebbe coinvolgere figure come Luca Zaia, Claudio Durigon, Giancarlo Giorgetti e lo stesso segretario uscente.
«Noi i fuoriclasse li abbiamo», ha affermato, assicurando che una sua eventuale vittoria non comporterebbe ritorsioni nei confronti degli attuali dirigenti. Nessuna punizione o lista nera, dunque, ma l’invito ai delegati a scegliere liberamente il futuro del partito.
Il confronto tra i due candidati mette così in evidenza due esigenze: da una parte la continuità della leadership di Salvini, dall’altra la richiesta di una maggiore valorizzazione delle competenze e delle realtà territoriali.
Salvini torna sul governo Draghi: «Mai più con il Pd»
Nel corso del suo intervento, Salvini ha affrontato anche il rapporto con il mondo produttivo del Nord. Rispondendo indirettamente alle osservazioni di Garavaglia sugli apprezzamenti ricevuti dagli imprenditori nei confronti di Giorgetti, il leader leghista ha lanciato una frecciata: «Se ci votassero non farebbe schifo».
Il segretario ha poi ripercorso la scelta di partecipare al governo guidato da Mario Draghi, definendola una decisione della quale si assume la responsabilità e che oggi considera un errore politico.
«Mai più, mai più, mai più», ha ripetuto riferendosi alla partecipazione a un esecutivo insieme al Partito Democratico.
Salvini ha inoltre ribadito la contrarietà della Lega allo ius soli e allo ius scholae, difendendo l’identità patriottica del movimento e accompagnando queste posizioni con una dura critica all’attuale assetto dell’Unione europea.
Sono temi che confermano la volontà del leader di mantenere una linea politica fortemente identitaria, cercando di distinguersi sia dagli alleati di governo sia dalle proposte di rinnovamento avanzate all’interno del suo stesso partito.
L’attacco alla stampa e gli appelli all’unità
Il congresso è stato segnato anche dalle polemiche sul rapporto con i giornalisti. Salvini ha difeso la decisione di collocare i cronisti in uno spazio separato dalla platea e ha criticato una parte della stampa, accusandola di raccontare il partito in maniera ostile.
Il leader ha invitato a concentrare il confronto politico all’interno delle sedi congressuali, contestando il ricorso a polemiche pubbliche, interviste, libri e interventi sui social network.
Dal fronte dei suoi sostenitori sono arrivati diversi appelli all’unità. Silvia Sardone ha chiesto di chiudere la stagione degli attacchi quotidiani al segretario, ribadendo il proprio sostegno a Salvini e la contrarietà a nuovi governi con il Pd o a esecutivi tecnici.
Roberto Calderoli ha invitato a superare le divisioni una volta conclusa la competizione, mentre il ministro Giuseppe Valditara ha espresso il proprio appoggio al segretario uscente.
Il messaggio condiviso da una parte della dirigenza è chiaro: il confronto interno non deve trasformarsi in una frattura permanente, soprattutto in una fase nella quale il partito è chiamato a recuperare consensi e credibilità.
Il futuro della Lega passa dal congresso
Il congresso straordinario di Milano rappresenta un momento importante per il futuro del Carroccio. Matteo Salvini punta a ottenere una nuova investitura, rilanciando una linea politica incentrata sulla sovranità nazionale, sulla contrarietà agli aiuti militari all’Ucraina e sulla difesa dell’identità storica della Lega.
Allo stesso tempo, le parole di Giorgetti e la candidatura di Garavaglia mostrano come all’interno del movimento sia aperta una riflessione sul calo elettorale, sul rapporto con i territori e sulla necessità di rinnovare la classe dirigente.
Il nuovo simbolo «Lega Italia federale» e l’impegno annunciato sulla questione ucraina sono i due segnali più evidenti della strategia di Salvini. Resta da capire quanto queste proposte riusciranno a ricompattare il partito e a tradursi in un effettivo recupero di consenso.
La sfida, per il leader leghista, non riguarda soltanto la riconferma alla guida del movimento, ma anche la capacità di ridefinirne il ruolo politico all’interno della maggioranza e nel panorama nazionale.







