Maltempo spaventoso in Italia, Matteo è morto così: “Orgoglioso della divisa, dolore immenso”

Aveva prestato servizio in diverse missioni di pace all’estero, compreso l’Afghanistan, indossando la divisa con orgoglio e senso del dovere. La sua vita, però, si è spezzata a pochi chilometri da casa, mentre percorreva la strada che ogni mattina lo conduceva al lavoro. Matteo Ambu, 45 anni, è morto in un tragico incidente stradale dopo che una parte di un platano è crollata sulla sua automobile, in via Roma Destra, sul litorale veneziano.

Una tragedia improvvisa che ha sconvolto la comunità di Ca’ Savio, dove il militare viveva con la moglie Susanna Dei Rossi e i loro due figli, di appena 4 e 8 anni. Una famiglia conosciuta e stimata, oggi costretta ad affrontare un dolore immenso per una perdita arrivata senza alcun preavviso.

L’incidente mentre andava al lavoro: Matteo era uscito di casa all’alba

Originario di Cagliari, Matteo Ambu abitava al secondo piano di un condominio a Ca’ Savio, non lontano da via Fausta. Ogni mattina si alzava presto per raggiungere Padova, dove prestava servizio al Comando territoriale Nord dell’Esercito, nella zona di Prato della Valle.

Anche il giorno della tragedia era uscito di casa intorno alle 6, pronto a iniziare una nuova giornata di lavoro. Stava percorrendo una strada che conosceva bene quando, improvvisamente, una parte di un platano è precipitata sulla sua automobile, provocando l’incidente che gli è costato la vita.

Aveva 45 anni e avrebbe compiuto 46 anni il prossimo 21 dicembre. Una morte drammatica, avvenuta durante un gesto quotidiano, mentre si stava semplicemente recando al lavoro.

La notizia si è diffusa rapidamente, lasciando increduli amici, vicini e colleghi. Per chi lo conosceva, è difficile accettare che un uomo abituato ad affrontare missioni impegnative e situazioni complesse abbia perso la vita così vicino alla propria casa.

Le missioni all’estero e una carriera dedicata all’Esercito

Nel corso della sua carriera, Matteo Ambu aveva prestato servizio in diversi reparti e partecipato a missioni internazionali, compresa quella in Afghanistan. Un percorso professionale vissuto con dedizione, nel quale aveva maturato esperienza e assunto responsabilità importanti.

Aveva lavorato anche a Forlì, presso il 66° Reggimento fanteria aeromobile. Negli ultimi anni era stato trasferito a Padova, dove ricopriva l’incarico di responsabile dell’armeria di reparto.

Un ruolo delicato, che richiedeva precisione, attenzione e senso di responsabilità. Qualità che, secondo i racconti di chi lo conosceva, caratterizzavano Matteo anche nella vita privata.

La divisa rappresentava per lui molto più di un lavoro. Credeva nella propria professione e affrontava gli incarichi con serietà, mantenendo un carattere riservato e tranquillo anche al di fuori dell’ambiente militare.

Eppure, nonostante gli anni trascorsi in servizio e le esperienze vissute lontano dall’Italia, il centro della sua vita era diventato soprattutto la famiglia.

La moglie Susanna e i due figli: «Era un papà attentissimo»

A Ca’ Savio Matteo aveva costruito la propria vita accanto alla moglie Susanna Dei Rossi, professionista impegnata nella comunicazione per l’azienda locale Ecosistem srl. Insieme avevano avuto due bambini, di 4 e 8 anni, che rappresentavano la sua gioia più grande.

Chi abitava vicino alla famiglia lo ricorda soprattutto per il tempo che dedicava ai figli. Quando non era impegnato con il lavoro, cercava di essere presente nella loro quotidianità, giocando con loro e condividendo i momenti semplici della vita familiare.

«Quando rientrava, però, la sua più grande passione erano i figli. Capitava di vederlo giocare con loro nel piazzale», racconta un vicino.

Un’immagine che restituisce il ritratto di un padre affettuoso, capace di lasciare da parte gli impegni professionali per dedicarsi completamente ai bambini.

Anche gli amici di famiglia ricordano il legame profondo con la moglie. «Erano una coppia molto unita, si vedeva quanto fossero legati», raccontano.

La famiglia era conosciuta anche nell’ambiente parrocchiale di Cavallino, dove aveva costruito relazioni e legami con la comunità locale. Una presenza discreta, ma apprezzata da chi aveva avuto modo di frequentarla.

Il dolore della comunità e l’abbraccio di amici e colleghi

Nelle ore successive all’incidente, attorno alla famiglia si è stretta una rete di solidarietà. Amici, vicini e colleghi dell’Esercito arrivati da Padova hanno voluto manifestare la propria vicinanza ai familiari, cercando di offrire conforto in un momento difficile da affrontare.

Anche il parroco di Cavallino, don Fabio Miotto, ha raggiunto i familiari per portare una parola di conforto.

Susanna ha ricevuto l’affetto dei colleghi e dei titolari dell’azienda in cui lavora, che le sono rimasti accanto dopo aver appreso la notizia.

La morte di Matteo ha colpito profondamente anche chi lo conosceva soltanto nella quotidianità del quartiere. I racconti restituiscono l’immagine di una persona gentile, pacata e riflessiva, sempre rispettosa nei rapporti con gli altri.

«Era una persona cordiale, meravigliosa, buona, educata e gentile. Con i bambini era dolcissimo, un papà attentissimo e soprattutto presente», ricordano gli amici.

Parole semplici, ma cariche di affetto, che raccontano il legame lasciato da Matteo in chi gli è stato vicino.

La musica, i videogiochi e la vita lontano dalla divisa

Accanto al lavoro e alla famiglia, Matteo coltivava anche passioni personali. Amava la musica metal e rock e dedicava parte del tempo libero ai videogiochi, interessi che condivideva con la propria cerchia di amici.

Chi lo frequentava sottolinea soprattutto la coerenza con cui affrontava la vita e il proprio mestiere.

«Credeva profondamente in quello che faceva e nel suo lavoro, anche nelle missioni che lo avevano portato in giro per il mondo», raccontano le persone che lo conoscevano.

Il suo carattere tranquillo e riflessivo emerge anche nelle parole di chi abitava vicino a lui. «Era una persona tranquilla, calma e riflessiva. Non era uno che faceva qualcosa fuori posto», ricorda un vicino, sottolineando come la sua indole fosse legata anche alla formazione ricevuta nell’Esercito.

Un ritratto che va oltre la figura del militare e restituisce quella di un uomo legato ai propri affetti, alla quotidianità e alle piccole gioie della vita familiare.

Una morte improvvisa che lascia un vuoto enorme

«Non riusciamo a capacitarci di quello che è successo», spiegano gli amici. «Siamo sconvolti, è una tragedia terribile, una sfortuna atroce».

Nelle loro parole c’è tutto lo smarrimento di fronte a una perdita tanto improvvisa. Matteo stava andando al lavoro, come ogni mattina, senza poter immaginare che quel tragitto si sarebbe trasformato nell’ultimo della sua vita.

La tragedia lascia una moglie privata del compagno di una vita, due bambini che dovranno crescere senza la presenza quotidiana del padre e una comunità che oggi si stringe attorno alla famiglia.

Matteo Ambu aveva dedicato anni al servizio nell’Esercito, affrontando missioni lontane da casa e responsabilità importanti. Ma, nei ricordi di chi gli ha voluto bene, il suo ritratto più forte rimane quello di un marito innamorato e di un padre presente, che trovava nei figli la propria felicità.

È attraverso questi ricordi, l’affetto degli amici e la vicinanza dei colleghi che Ca’ Savio prova ad affrontare il dolore per una morte assurda e improvvisa. Una vita spezzata lungo la strada verso il lavoro, mentre a casa lo aspettavano gli affetti più importanti.