“Quel deficie*te”. Porro attacca il papà di Salis: accusa pesante

Parole durissime, accuse reciproche e una polemica che dai social è arrivata in televisione. Lo scontro tra Roberto Salis, padre dell’eurodeputata Ilaria Salis, e il giornalista Nicola Porro si è acceso dopo un messaggio pubblicato su X in seguito a una decisione giudiziaria favorevole alla figlia. Un post che ha chiamato in causa diversi giornalisti e che ha provocato la dura reazione del conduttore di Quarta Repubblica, intervenuto durante la puntata del 19 ottobre.
Al centro della controversia c’è soprattutto il riferimento ai «cadaveri», un’espressione che ha inasprito il confronto e spostato l’attenzione dalla vicenda giudiziaria alle parole utilizzate dai protagonisti. Porro ha risposto senza nascondere la propria indignazione, ricordando anche il sostegno che, insieme a Giuseppe Cruciani, sostiene di aver espresso in passato nei confronti di Ilaria Salis.
Il post di Roberto Salis dopo la decisione della Corte d’Appello
La polemica nasce da un messaggio pubblicato da Roberto Salis su X dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che aveva dichiarato nulla la sentenza di primo grado con cui Ilaria Salis era stata condannata a versare oltre 300mila euro a due suoi ex assistenti.
In seguito alla pronuncia, il padre dell’eurodeputata aveva scritto:
«Basta sedersi sulla riva del fiume e poi iniziano ad arrivare i cadaveri degli Angelucci’s Boys».
Nel messaggio erano stati taggati sei giornalisti: Alessandro Sallusti, Pietro Senaldi, Tommaso Cerno, Daniele Capezzone, Alessandro Gonzato e Nicola Porro.
Il riferimento agli «Angelucci’s Boys» ha coinvolto direttamente i professionisti dell’informazione citati nel post, trasformando una reazione alla vicenda giudiziaria in una nuova contrapposizione pubblica.
A far discutere è stata soprattutto l’immagine dei «cadaveri», interpretata dai giornalisti chiamati in causa come un riferimento personale particolarmente pesante. La frase, formulata in termini metaforici, ha alimentato le polemiche sul linguaggio utilizzato nel confronto politico e mediatico.

La dura reazione di Nicola Porro a Quarta Repubblica
La risposta di Nicola Porro è arrivata durante la puntata del 19 ottobre di Quarta Repubblica. Il conduttore ha ripreso il contenuto del messaggio, sottolineando di essere stato nominato insieme agli altri colleghi e contestando apertamente le parole scelte da Roberto Salis.
«Il padre della Salis – ha detto il giornalista – ha scritto “basta sedersi sulla riva del fiume e poi iniziano ad arrivare i cadaveri degli Angelucci Boys”, in cui mette Senaldi, Sallusti, Cerno, Capezzone, Gonzato e il sottoscritto, il mio cadavere sul fiume».
Porro ha quindi alzato ulteriormente il tono del proprio intervento, ricordando il ruolo che, secondo la sua ricostruzione, lui e Giuseppe Cruciani avrebbero avuto nel chiedere un intervento del governo italiano durante la vicenda giudiziaria che aveva coinvolto Ilaria Salis in Ungheria.
«Allora quel deficiente del padre della Salis – ha dichiarato, precisando di voler utilizzare quella parola – vorrei ricordare quando nel silenzio totale Cruciani e Porro, il cui cadavere vedrà alla fine di quel fiume, chiedevano l’intervento del governo per riportare in Italia la sua figlioletta viziata perché lei non poteva subire la tirannia di Orban. Eravamo noi o mi sbaglio?».
Parole che hanno reso ancora più acceso il confronto. Il giornalista ha rivendicato l’attenzione dedicata in passato alla situazione di Ilaria Salis, contestando quello che considera un attacco ingiustificato nei confronti suoi e degli altri professionisti citati.
«Ma come si permette?»: la contestazione sul riferimento ai cadaveri
Nel corso della trasmissione, Porro è tornato più volte sul significato della frase pubblicata da Roberto Salis, concentrandosi in particolare sul riferimento alla morte delle persone nominate.
«Io capisco perché la Salis è diventata quella roba là. Ma tu puoi pensare di augurare anche se metaforicamente la morte? Perché vuoi vedere il cadavere? Ma come si permette? Come si permette?», ha dichiarato il conduttore.
La contestazione riguarda dunque non soltanto il contenuto del post, ma anche i limiti del linguaggio nel dibattito pubblico. Secondo Porro, il richiamo ai cadaveri supera il confine di una normale critica e assume un significato inaccettabile quando viene riferito direttamente a persone identificabili.
La frase di Roberto Salis, tuttavia, è stata formulata come una metafora e il suo significato va distinto da un’eventuale minaccia esplicita. Resta il fatto che l’espressione ha provocato una reazione immediata e ha contribuito ad alimentare lo scontro tra i protagonisti.
Dalla vicenda di Ilaria Salis alla polemica tra informazione e politica
La controversia si inserisce in un contesto già caratterizzato da forti contrapposizioni politiche e mediatiche. La decisione della Corte d’Appello di Milano riguardava una questione giudiziaria legata a Ilaria Salis, ma il dibattito successivo si è concentrato soprattutto sulle dichiarazioni del padre e sulla replica del giornalista.
Da una parte, Roberto Salis ha pubblicato un messaggio che chiamava direttamente in causa sei professionisti dell’informazione. Dall’altra, Nicola Porro ha risposto in televisione contestando il linguaggio utilizzato e ricordando il sostegno che, a suo dire, aveva manifestato insieme a Giuseppe Cruciani durante la vicenda ungherese dell’eurodeputata.
Il confronto ha così assunto una dimensione autonoma rispetto alla decisione giudiziaria da cui era partito. Il merito della pronuncia è passato in secondo piano, mentre al centro sono finiti i rapporti tra giornalisti, personaggi pubblici e protagonisti della politica.
Uno scontro destinato a far discutere
Il caso tra Roberto Salis e Nicola Porro mostra ancora una volta quanto rapidamente una polemica pubblicata sui social possa trasformarsi in un confronto nazionale. Un messaggio scritto online viene ripreso in televisione, contestato pubblicamente e rilanciato, ampliando la portata delle dichiarazioni iniziali.
A rendere la vicenda particolarmente controversa è il linguaggio utilizzato da entrambe le parti, con espressioni che hanno contribuito ad alzare i toni del dibattito.
La domanda che rimane al centro dello scontro riguarda i confini della critica pubblica: fino a che punto è possibile utilizzare metafore provocatorie senza trasformare il confronto in un attacco personale?
Per Nicola Porro, il riferimento ai «cadaveri» è una linea che non avrebbe dovuto essere superata. La sua reazione a Quarta Repubblica ha reso evidente tutta la sua indignazione, riportando la vicenda al centro dell’attenzione mediatica.
La polemica, partita da una decisione giudiziaria, si è così trasformata in un nuovo caso televisivo e social, nel quale il peso delle parole e la responsabilità di chi interviene nel dibattito pubblico sono diventati i temi principali.







