Meloni non firma il Dpcm sugli aumenti ai magistrati da un miliardo di euro

ROMA – Il governo frena sugli aumenti degli stipendi dei magistrati. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non intende, almeno per il momento, firmare il Dpcm necessario a sbloccare gli adeguamenti retributivi, per un importo complessivo stimato in circa un miliardo di euro. La posizione della premier è stata confermata da fonti di Palazzo Chigi, che richiamano la necessità di valutare attentamente le risorse disponibili e di stabilire le priorità della politica economica.
Al centro della questione ci sono gli incrementi salariali riconosciuti sulla base di alcune sentenze del Consiglio di Stato. Il provvedimento dovrebbe consentire di dare attuazione agli adeguamenti, ma la firma della presidente del Consiglio resta al momento sospesa.
La decisione si inserisce in un quadro economico nel quale il governo è chiamato a conciliare gli impegni di spesa già previsti con le richieste provenienti da diversi settori produttivi, a partire dall’autotrasporto.
Un miliardo per gli aumenti: Meloni mette un freno
Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio ritiene che la cifra necessaria per gli aumenti dei magistrati sia troppo elevata rispetto alle altre esigenze del Paese.
La questione assume particolare rilievo alla luce delle risorse indicate nel Documento programmatico di bilancio per il 2027, che contempla un fondo una tantum da 1,9 miliardi di euro, pari allo 0,08% del prodotto interno lordo.
Una parte consistente di questo stanziamento sarebbe destinata proprio agli adeguamenti retributivi della magistratura, secondo quanto riportato nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore.
È su questo punto che si concentra la contrarietà della premier: procedere con un impegno di spesa di tale entità significherebbe destinare una quota rilevante delle risorse disponibili a una singola voce, mentre restano aperte altre questioni considerate urgenti dall’esecutivo.
«Una cifra dieci volte superiore a quella necessaria per l’autotrasporto»
Tra le priorità indicate da Meloni c’è la situazione dell’autotrasporto, un comparto fondamentale per il funzionamento della distribuzione delle merci in Italia.
Secondo le fonti di Palazzo Chigi, la somma necessaria per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati sarebbe circa dieci volte superiore alle risorse richieste per affrontare le difficoltà del settore.
Il governo sta cercando di individuare i fondi necessari per rispondere alle esigenze degli operatori, con l’obiettivo di evitare che le criticità del comparto si traducano in disservizi nella catena delle consegne.
Un eventuale blocco o rallentamento delle attività di trasporto potrebbe infatti avere ripercussioni sulla distribuzione dei prodotti, sulle imprese e, più in generale, sull’economia nazionale.
In questo contesto, la presidente del Consiglio ritiene prioritario intervenire sulle difficoltà dell’autotrasporto prima di assumere ulteriori impegni finanziari di grande entità.
Il Dpcm resta fermo, ma Meloni apre al confronto con l’Anm
Lo stop alla firma non significa, tuttavia, la chiusura del dialogo con la magistratura. La presidente del Consiglio si sarebbe infatti detta disponibile a incontrare i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) per discutere la questione e valutare le possibili soluzioni.
L’intenzione, secondo quanto riferito dalle fonti governative, è quella di avviare un confronto che tenga conto sia degli adeguamenti retributivi sia dei vincoli di bilancio e delle esigenze considerate prioritarie dall’esecutivo.
Meloni ritiene inoltre che «la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità del momento».
Una dichiarazione che punta a mantenere aperto il dialogo con la categoria, pur confermando la contrarietà a procedere immediatamente con il decreto.
La questione degli stipendi resta aperta
La vicenda presenta due aspetti distinti: da una parte, gli adeguamenti retributivi collegati alle pronunce del Consiglio di Stato; dall’altra, la decisione politica sulle modalità e sui tempi con cui reperire le risorse necessarie.
Il mancato via libera al Dpcm lascia quindi la questione ancora aperta. Sarà necessario capire quali margini di confronto esistano tra Palazzo Chigi e l’Anm e se sarà possibile individuare una soluzione compatibile con le disponibilità finanziarie del governo.
Nel frattempo, l’esecutivo deve fare i conti con le richieste provenienti dai diversi comparti economici e con la necessità di distribuire le risorse in modo coerente con gli obiettivi di bilancio.
La linea della premier, per ora, è chiara: niente firma immediata sugli aumenti da circa un miliardo di euro e priorità alle emergenze economiche considerate più urgenti, a partire dall’autotrasporto. Il confronto con i magistrati resta possibile, ma il decreto attende ancora una decisione definitiva.







