Zelensky avverte l’Ue: «Se cadiamo, 20 milioni di profughi in Europa». E chiede Patriot e 70 miliardi

L’Europa non può permettersi di abbassare la guardia sulla guerra in Ucraina. È questo il messaggio lanciato da Volodymyr Zelensky ai leader dell’Unione europea riuniti a Bruxelles per il Consiglio europeo. Il presidente ucraino ha delineato uno scenario particolarmente preoccupante in caso di sconfitta militare contro la Russia, avvertendo che il collasso di Kiev potrebbe provocare una crisi umanitaria e migratoria di dimensioni enormi. «Se cadiamo, 20 milioni di ucraini verranno in Europa»: un monito che punta a richiamare l’attenzione dei governi europei sulle conseguenze dirette che un eventuale cedimento ucraino avrebbe per l’intero continente.
Secondo Zelensky, il pericolo non si limiterebbe all’arrivo di milioni di profughi. Il presidente è convinto che Vladimir Putin non abbia intenzione di fermare la propria offensiva al Donbass e che una vittoria russa potrebbe aprire la strada a nuove operazioni militari. Per questo ha ribadito la necessità di mantenere alta la pressione su Mosca e garantire a Kiev gli strumenti economici e militari indispensabili per continuare a difendersi.
Accolto dagli applausi al suo ingresso al vertice, Zelensky ha ringraziato i partner europei per il sostegno ricevuto, definendoli «i veri leader». Un riconoscimento che si accompagna, tuttavia, a richieste concrete e urgenti, mentre la guerra continua a mettere sotto pressione le risorse ucraine.
Ucraina, la richiesta all’Europa: 70 miliardi per il 2027
Al centro dell’appello rivolto a Bruxelles c’è innanzitutto il sostegno finanziario. Kiev ha bisogno di 70 miliardi di euro per il 2027, una cifra che dovrebbe contribuire a garantire la continuità dello Stato e a sostenere lo sforzo bellico in una fase ancora estremamente delicata del conflitto.
La questione sarà al centro del confronto tra i governi europei, chiamati a individuare le risorse e gli strumenti necessari per assicurare all’Ucraina un sostegno stabile nel medio periodo. Senza finanziamenti adeguati, il rischio è che le difficoltà economiche finiscano per indebolire anche la capacità del Paese di resistere militarmente.
Accanto agli aiuti finanziari, Zelensky ha insistito sulla necessità di ottenere nuove forniture di missili intercettori Patriot. Le munizioni per questi sistemi di difesa aerea sarebbero ormai insufficienti, proprio mentre l’avvicinarsi dell’inverno rende ancora più urgente proteggere le città, le centrali elettriche e le infrastrutture energetiche dagli attacchi russi.
Il presidente ucraino ha sostenuto che nei Paesi europei sarebbero disponibili intercettori PAC-2 e PAC-3 in quantità sufficienti per contribuire a rafforzare le difese di Kiev. La richiesta è chiara: senza nuovi sistemi e munizioni, la protezione dello spazio aereo ucraino rischia di diventare sempre più difficile, con conseguenze dirette sulla sicurezza della popolazione civile.
Trump attacca Zelensky: tensioni sulla strategia militare
A complicare il quadro sono i rapporti sempre più difficili tra Zelensky e Donald Trump. Il presidente americano ha rivolto nuove critiche al leader ucraino, sostenendo che sia più complicato trattare con lui che con Vladimir Putin e ribadendo la propria scarsa simpatia personale nei suoi confronti.
Trump ha inoltre collegato le difficoltà diplomatiche all’ostilità tra i due presidenti, tornando a sostenere che la guerra non sarebbe scoppiata se le elezioni presidenziali americane del 2020 non fossero state, a suo dire, truccate. Un’affermazione che si inserisce nel clima di tensione politica che accompagna il confronto tra Washington e Kiev.
Lo scontro riguarda anche le operazioni militari condotte dall’Ucraina sul territorio russo. Trump ha definito una «vergogna» gli attacchi contro le raffinerie petrolifere russe, accusando Kiev di contribuire all’aumento dei prezzi internazionali del greggio.
Una posizione che ha incontrato la netta opposizione del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Secondo il leader di Berlino, l’Ucraina ha il diritto di colpire obiettivi strategici in territorio russo, comprese le infrastrutture collegate alle comunicazioni e all’approvvigionamento energetico.
La divergenza mette in evidenza le differenti visioni sulla conduzione della guerra: da una parte, l’approccio di Trump, attento anche alle ripercussioni economiche internazionali; dall’altra, quello di diversi leader europei, che considerano la capacità di Kiev di colpire obiettivi militari e strategici russi una componente della propria difesa.
L’Europa conferma il sostegno: von der Leyen, Costa e Macron al fianco di Kiev
Nonostante le incertezze sul fronte internazionale, le istituzioni europee hanno ribadito la volontà di continuare ad assistere l’Ucraina. Ursula von der Leyen e António Costa hanno confermato l’impegno dell’Unione a individuare le risorse necessarie per coprire il fabbisogno finanziario di Kiev nel 2027.
La richiesta dei 70 miliardi di euro rappresenta quindi uno dei principali nodi politici del vertice. I governi europei dovranno valutare come garantire la continuità degli aiuti, tenendo conto delle esigenze militari ucraine e delle conseguenze economiche di un conflitto che continua a incidere sugli equilibri continentali.
Nel frattempo, Zelensky ha confermato che a Bruxelles si sta valutando anche la possibilità di individuare un mediatore europeo in vista di eventuali negoziati con Mosca. Un’ipotesi che potrebbe contribuire a rafforzare il ruolo diplomatico dell’Unione, anche in uno scenario nel quale i rapporti tra Kiev e Washington restano complessi.
Anche Emmanuel Macron ha ribadito la disponibilità della Francia a sostenere l’Ucraina, indicando tra le priorità il rafforzamento delle capacità di intelligence e di difesa attraverso immagini satellitari e sistemi di allerta precoce.
Questi strumenti possono consentire di individuare più rapidamente le minacce e migliorare la risposta agli attacchi russi, soprattutto contro le infrastrutture strategiche. Per Parigi, il contributo tecnologico rappresenta dunque una componente importante della cooperazione militare europea con Kiev.
Zelensky cerca di evitare la rottura con Washington
Nonostante le critiche di Trump, il presidente ucraino ha cercato di evitare una rottura definitiva con gli Stati Uniti. Zelensky ha spiegato che, nonostante le divergenze, lui e il presidente americano riescono ancora a individuare temi sui quali confrontarsi e raggiungere decisioni comuni.
Resta però la diffidenza legata alle aperture diplomatiche verso Mosca e agli accordi che potrebbero modificare gli equilibri del conflitto. In questo contesto, Zelensky ha definito «strano» l’accordo sul diesel raggiunto tra Trump e Putin.
Alla domanda se il presidente americano lo avesse trasformato in un capro espiatorio per favorire un’intesa con il Cremlino, il leader ucraino ha preferito non alimentare ulteriormente la polemica, rispondendo con un sorriso imbarazzato.
Dietro le dichiarazioni diplomatiche rimane una questione fondamentale: la capacità dell’Ucraina di continuare a resistere militarmente e di ottenere garanzie sufficienti per il proprio futuro.
Il futuro della guerra passa anche da Bruxelles
Il Consiglio europeo si trova davanti a una sfida che va oltre la semplice definizione dei prossimi aiuti a Kiev. In gioco ci sono la sicurezza dell’Ucraina, la stabilità dell’Europa e il ruolo che l’Unione intende svolgere in un eventuale percorso negoziale con la Russia.
La richiesta di 70 miliardi di euro per il 2027 e quella di nuove forniture di missili Patriot mostrano quanto il sostegno economico e militare resti decisivo per il governo ucraino. Allo stesso tempo, le tensioni con Trump rendono più incerto il quadro diplomatico e rafforzano la pressione sui partner europei affinché assumano maggiori responsabilità.
L’avvertimento di Zelensky sui milioni di possibili profughi rappresenta il tentativo di ricordare ai leader europei che le conseguenze della guerra non si fermerebbero ai confini ucraini. Per Kiev, continuare a resistere significa difendere la propria sovranità; per l’Europa, sostenere l’Ucraina significa confrontarsi con una scelta strategica destinata a pesare sul futuro del continente.







