Littizzetto ci ricasca e critica Giorgia Meloni

Luciana Littizzetto  ci è ricascata. Lo ha fatto a Che Tempo Che Fa. Questa volta, a far discutere sono i commenti rivolti alla premier  Giorgia Meloni.

La comica torinese è nota per il suo stile ironico e pungente, con cui affronta personaggi pubblici e temi d’attualità.

Nella puntata del seguitissimo programma, il suo intervento ha attirato l’interesse del pubblico.

Ospite di Fabio Fazio era una figura sempre più presente nel dibattito politico nazionale.

Il suo percorso amministrativo e la sua esposizione mediatica hanno contribuito a renderla una delle personalità più osservate del momento.

Come spesso accade nel programma, l’intervento di Littizzetto ha mescolato complimenti, ironia e riferimenti alla politica.

Ma alcune espressioni hanno aperto una questione che va oltre la semplice battuta televisiva.

E, nemmeno a dirlo, la vicenda è finita sotto l’occhio attento della stampa.

Per capire perché le parole della comica stiano facendo discutere, però, bisogna ripercorrere le sue dichiarazioni e metterle a confronto con un precedente intervento dedicato alla premier.

Littizzetto ci è ricascata , criticando la Meloni.

Il dibattito sulle parole di Luciana Littizzetto si inserisce in una questione più ampia,  il rapporto tra satira, rispetto personale e rappresentazione delle donne nella vita pubblica.

La comica utilizza da anni un registro irriverente, spesso con  esagerazioni e giochi di parole.

Ha descritto la sindaca di Genova Silvia Salis con parole particolarmente elogiative, sottolineandone la presenza scenica e le qualità personali.

Poi ha aggiunto una frase destinata a essere ripresa dai media.

«Capisco perché l’underdog della Garbatella la patisce», ha detto.  Il riferimento era a Giorgia Meloni.

E c’è già un precedente. Il 19 ottobre 2025,  Littizzetto aveva dedicato la sua consueta letterina a Meloni, commentando anche gli apprezzamenti ricevuti dalla presidente del Consiglio durante un incontro internazionale.

La comica aveva scritto: «Chi ti scrive è una donna come te, una donna alla tua altezza, cioè suppergiù un metro e 57». Il messaggio centrale riguardava il rischio che le donne, anche più autorevoli,  vengano giudicate soprattutto per la loro immagine.

Littizzetto aveva  sostenuto che, in ambito professionale, una donna dovrebbe essere valutata per la propria preparazione, intelligenza e capacità, non per la bellezza. Un ragionamento che rende più complesso il confronto con le battute successive.

È proprio questa apparente contraddizione ad aver acceso la discussione.

Le parole di Littizzetto rappresentano una provocazione coerente con il suo stile oppure rischiano di contraddire il messaggio sostenuto nella letterina a Meloni?