Roma, parla la madre del ragazzo della minicar: «Mio figlio pagherà, ma non è un mostro»
«Mio figlio dovrà assumersi le sue responsabilità, ma non è un mostro». Sono parole cariche di dolore quelle pronunciate dalla madre di uno dei due minorenni coinvolti nelle aggressioni avvenute a Roma, tra cui quella ai danni dell’attore Davide Iacopini, rimasto gravemente ferito. In una lunga intervista rilasciata a Viola Giannoli per la Repubblica, la donna ricostruisce le ore drammatiche in cui ha scoperto il coinvolgimento del figlio, il confronto con il ragazzo e la decisione di accompagnarlo, insieme alla madre dell’altro minorenne, in caserma dai carabinieri.
Al centro del suo racconto c’è soprattutto il desiderio di incontrare la famiglia della vittima e chiedere perdono, senza tentare di giustificare quanto accaduto. Una richiesta che non cancella la gravità delle aggressioni, ma che restituisce anche il punto di vista di una madre costretta a fare i conti con le conseguenze delle azioni del proprio figlio.
I sospetti, le lacrime e la confessione in caserma
All’inizio, racconta la donna, non riusciva a immaginare che il figlio potesse essere coinvolto negli episodi contestati. Il ragazzo continuava a negare ogni responsabilità e lei aveva sperato fino all’ultimo che quelle rassicurazioni corrispondessero alla verità.
Poi, però, qualcosa è cambiato. La madre ha iniziato a notare comportamenti insoliti, un disagio sempre più evidente e una sofferenza che non riusciva più a ignorare. «Ho visto mio figlio diverso, l’ho visto piangere. Ieri notte l’ho visto vomitare», riferisce nell’intervista.
A quel punto ha contattato la madre dell’altro ragazzo, quello che si trovava alla guida della minicar nera utilizzata durante le aggressioni. Le due donne hanno cominciato a seguire la situazione da vicino, fino a decidere di recarsi insieme in caserma.
«Siamo state noi a farli ammettere», racconta la madre, spiegando di aver trascorso tutta la notte a parlare con il figlio. Un confronto difficile, durante il quale il ragazzo avrebbe manifestato un forte stato di agitazione per quanto accaduto e per le condizioni dell’uomo ferito.
«Aiutami a pregare per quell’uomo»
Tra i passaggi più toccanti del racconto c’è quello relativo alle parole che il ragazzo avrebbe rivolto alla madre durante la notte. Secondo quanto riferito dalla donna, il figlio le avrebbe chiesto aiuto per pregare per Davide Iacopini.
«Si può credere che Dio faccia un miracolo? Io non lo so come si prega, aiutami a pregare per aiutare quell’uomo», le avrebbe detto.
La madre racconta che il ragazzo piange continuamente e che le avrebbe confidato di aver sognato l’attore e sua madre. Un dolore che, secondo il suo racconto, si è manifestato soprattutto dopo aver compreso le possibili conseguenze delle proprie azioni.
La donna, tuttavia, non cerca di sottrarre il figlio alle sue responsabilità. Al contrario, sostiene che dovrà affrontare ciò che ha fatto e che nessuna spiegazione potrà cancellare quanto accaduto.
La versione dello scherzo e le aggressioni contestate
Nell’intervista, la madre riferisce anche la spiegazione che il figlio le avrebbe dato sugli episodi. Secondo la versione raccontata dal ragazzo, l’intenzione iniziale dei due minorenni sarebbe stata quella di spaventare i passanti, senza provocare conseguenze gravi.
«Non volevano dare nessuna bastonata», afferma la donna, precisando però di non conoscere con certezza tutti i dettagli della vicenda. Al figlio avrebbe comunque spiegato che uno scherzo smette di essere tale quando mette a rischio l’incolumità degli altri.
I due minorenni sono accusati anche di altre cinque aggressioni, oltre a quella ai danni di Iacopini. Nelle ricostruzioni sono emersi riferimenti alla presenza di bastoni e a un presunto calcio sferrato all’attore, durante il quale uno dei ragazzi avrebbe perso una scarpa.
Su questa dinamica la madre non offre conferme. «Mio figlio mi ha raccontato una dinamica diversa. Saranno gli investigatori ad accertare come siano andate realmente le cose», spiega, rimettendo agli inquirenti il compito di chiarire le responsabilità e ricostruire con precisione gli episodi.
Nel verbale dei ragazzi sarebbe inoltre riportato il racconto di una mano tolta dal manubrio di Iacopini durante l’aggressione. La donna riconosce che quanto accaduto non sarebbe mai dovuto succedere e sostiene che i due ragazzi abbiano compreso soltanto in un secondo momento la gravità della situazione.
«In quel momento non hanno capito che fosse grave. Dopo aver letto cos’era successo, si sono terrorizzati», racconta.
Una versione che resta quella riferita dalla madre e che dovrà essere valutata insieme agli altri elementi raccolti nelle indagini.
Le difficoltà familiari e il rapporto con i figli
Nel corso dell’intervista, la donna parla anche della propria situazione economica e della quotidianità familiare. Precisa che la minicar utilizzata dai ragazzi non appartiene alla sua famiglia e aggiunge che acquistare un mezzo del genere sarebbe fuori dalle sue possibilità.
Racconta di aver cresciuto due figli affrontando difficoltà importanti e di uscire di casa ogni mattina alle cinque per andare al lavoro. Una vita fatta di sacrifici, nella quale sostiene di aver cercato di trasmettere ai figli valori e regole, intervenendo quando si rendeva necessario correggere i loro comportamenti.
Alla domanda su che ragazzo sia suo figlio, la donna descrive un adolescente cresciuto in una società caratterizzata dalla presenza costante di cellulari e social network. Non si definisce una madre perfetta, ma rivendica l’impegno dedicato all’educazione dei figli.
Il suo ragionamento si allarga così al ruolo della famiglia e della società nella crescita dei giovani. «Non accetto l’idea che ogni errore di un figlio sia automaticamente la prova del fallimento dei suoi genitori», afferma.
E aggiunge una riflessione che va oltre la vicenda personale: «I nostri figli crescono dentro una società, non soltanto dentro una famiglia. E tutti dovremmo interrogarci sul mondo che stiamo consegnando loro».
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