“Unica al mondo!”. Cosa pensa Di Maio di Meloni: lo ha detto davvero

Alla Festa del Foglio a Firenze, l’ex ministro degli Esteri critica la linea del Movimento Cinque Stelle sul sostegno a Kiev e avverte il centrosinistra: «Se si parte azzoppati poi vincono gli altri». Parole di apprezzamento per la premier Giorgia Meloni, soprattutto per il lavoro diplomatico svolto con i Paesi del Golfo. Con Matteo Renzi anche un siparietto ironico sulle vecchie rivalità politiche.
Luigi Di Maio torna a parlare di politica italiana e lo fa partendo da uno dei temi più divisivi per gli equilibri tra i partiti: la guerra in Ucraina e il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Alla Festa del Foglio di Firenze, l’ex ministro degli Esteri, oggi rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo, prende le distanze dal Movimento Cinque Stelle e riconosce alcuni meriti al governo guidato da Giorgia Meloni, in particolare sul fronte diplomatico.
Il suo intervento tocca anche il futuro del centrosinistra e le difficoltà nella costruzione di un’alleanza competitiva in vista delle prossime elezioni. Per Di Maio, infatti, non basta mettere insieme partiti e programmi per creare un’alternativa credibile: occorre chiarire in anticipo le posizioni sui principali dossier internazionali, a cominciare dal sostegno a Kiev.
Un messaggio che assume un significato politico preciso, soprattutto alla luce delle divergenze tra il Partito Democratico e il M5S sulla strategia da seguire nel conflitto russo-ucraino.

Di Maio contro il M5S: «Sull’Ucraina le differenze sono decisive»
Il passaggio più netto dell’intervento riguarda proprio il Movimento Cinque Stelle, il partito con cui Di Maio ha costruito gran parte della propria carriera politica prima della rottura.
L’ex ministro non nasconde il dissenso sulla linea adottata dai pentastellati in materia di politica estera e considera questo tema determinante per qualsiasi futuro accordo con le altre forze del centrosinistra.
«La vera questione è su quello che il M5S pensa legittimamente – io non lo condivido e io me ne sono andato soprattutto per questo – sull’Ucraina e la politica estera dell’Italia. Questo argomento è dirimente per gli elettori e per le interazioni che questa forza politica ha col centrosinistra», afferma.
Le parole di Di Maio riportano al centro una questione che potrebbe pesare nella definizione di un programma comune per le prossime elezioni. Le differenze sul sostegno militare e politico all’Ucraina, secondo l’ex capo della Farnesina, non possono essere considerate secondarie né rinviate a dopo la formazione di una maggioranza.
A suo giudizio, anche all’interno del Partito Democratico esistono esponenti che condividono una posizione più vicina alla sua. «Ci sono esponenti del Partito Democratico che la pensano esattamente come me sull’Ucraina e sul fatto che vada sostenuta».
Il problema, dunque, non riguarda soltanto i rapporti tra i partiti, ma la possibilità di definire una linea coerente nelle sedi internazionali, dove le decisioni possono avere conseguenze dirette sulla sicurezza europea e sulle relazioni con gli alleati.

L’avvertimento al campo largo: «Se si parte azzoppati poi vincono gli altri»
Di Maio non si schiera apertamente a favore di uno dei due schieramenti, ma invita le forze politiche a costruire coalizioni capaci di competere davvero alle prossime elezioni.
«Credo che tutti quanti noi dobbiamo augurarci una campagna elettorale nella quale gli schieramenti siano competitivi, in modo tale che possa vincere il migliore. Se si parte azzoppati poi vincono gli altri forse più per demerito altrui che per merito proprio», dichiara.
È un avvertimento rivolto soprattutto al centrosinistra, alle prese con il tentativo di tenere insieme sensibilità diverse e posizioni non sempre conciliabili. La prospettiva di un’alleanza ampia, nella quale convivano forze con orientamenti differenti sulla guerra in Ucraina, rischia infatti di trasformarsi in un problema quando sarà necessario assumere decisioni concrete.
Per l’ex ministro, la competitività elettorale deve andare di pari passo con la capacità di governare. Un’intesa costruita soltanto per contrastare gli avversari, senza una visione condivisa sui principali temi internazionali, potrebbe rivelarsi fragile già nei primi mesi di governo.
Il riconoscimento a Meloni: «La leadership dell’Italia è molto apprezzata»
Se nei confronti del M5S il giudizio è critico, Di Maio riserva parole positive a Giorgia Meloni per il lavoro svolto nelle relazioni con i Paesi del Golfo.
L’ex ministro richiama in particolare la partecipazione della presidente del Consiglio al vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo, considerandola un passaggio importante per la proiezione internazionale italiana.
«Uno degli eventi più sottovalutati della politica estera italiana, era l’unica invitata di tutto il mondo», osserva Di Maio, riferendosi alla presenza della premier all’appuntamento diplomatico.
Nel suo giudizio, il governo ha saputo valorizzare la posizione dell’Italia in un’area strategica per gli equilibri economici, energetici e geopolitici internazionali. «La leadership dell’Italia è molto apprezzata», aggiunge, sottolineando l’importanza delle relazioni costruite con i leader dei Paesi della regione.
Di Maio riconosce inoltre a Meloni la capacità di comprendere il valore dei rapporti personali nella diplomazia. «Meloni ha compreso profondamente il valore delle relazioni personali con i leader, che in politica estera sono sempre molto importanti», afferma.
Un apprezzamento che riguarda soprattutto l’azione internazionale dell’esecutivo e che non implica necessariamente una convergenza complessiva sulle scelte politiche della maggioranza.
Secondo l’ex ministro, l’Italia dispone delle condizioni necessarie per svolgere un ruolo significativo nello scenario internazionale: «Ci sono tutti i presupposti per giocare un ruolo».
Nel suo ragionamento, il peso diplomatico non si limita alla capacità di costruire relazioni e ottenere consenso, ma comprende anche l’impiego di strumenti concreti per contribuire alla sicurezza dei partner internazionali.
Di Maio e Renzi, le vecchie rivalità diventano una battuta
A Firenze non manca anche un momento di leggerezza nel confronto con Matteo Renzi, protagonista in passato di duri scontri politici con Di Maio.
Durante uno scambio davanti alle telecamere dei The Journalai, il leader di Italia Viva richiama ironicamente le critiche rivolte all’allora esponente del Movimento Cinque Stelle per le sue posizioni sull’Arabia Saudita.
«Arabia viva», scherza Renzi, rievocando le polemiche di quella stagione politica.
Di Maio risponde con un sorriso: «Più lo faceva, più crescevo».
Una battuta che restituisce il clima informale dell’incontro e mostra come, almeno in quel contesto, le vecchie contrapposizioni possano lasciare spazio all’ironia. Il confronto, tuttavia, non cancella le differenze politiche del passato, ma offre l’occasione per discutere di questioni sulle quali i due possono ritrovarsi più vicini, a partire dalla collocazione internazionale dell’Italia e dal sostegno all’Ucraina.
Il nodo dei finanziamenti a Kiev: «Su queste cose cadono i governi»
Il ragionamento di Di Maio arriva al punto centrale quando l’ex ministro immagina una situazione concreta: un nuovo governo di centrosinistra chiamato a esprimersi in sede europea su un pacchetto di finanziamenti destinati all’Ucraina, comprendente anche risorse per il sostegno militare.
«Se un governo va al primo Consiglio dell’Unione europea e c’è da votare il nuovo pacchetto di finanziamento all’Ucraina che include anche lo stanziamento militare quel ministro o quel leader cosa vota? Pone il veto, vota a favore o esce dalla stanza?», domanda.
L’interrogativo è rivolto alle forze politiche che potrebbero ritrovarsi insieme in una futura maggioranza, ma che oggi mantengono posizioni differenti sul conflitto. Per Di Maio, non è sufficiente rinviare queste scelte al momento in cui si presenteranno: le divergenze devono essere affrontate prima, durante la costruzione dell’alleanza e del programma di governo.
«Il vero tema è questo. Su queste cose cadono i governi e noi ci condanniamo di nuovo all’instabilità di governo. Se c’è un diritto che deve essere tutelato in vista delle prossime elezioni è creare coalizioni che siano stabili», sottolinea.
La stabilità, nella prospettiva dell’ex ministro, non dipende soltanto dai numeri parlamentari, ma dalla possibilità di mantenere una linea condivisa sulle questioni decisive. Le scelte di politica estera diventano così un banco di prova della solidità di qualsiasi esecutivo.
Politica estera, una linea che può pesare sulle prossime elezioni
L’intervento alla Festa del Foglio mette in evidenza una frattura che continua ad attraversare il centrosinistra e che potrebbe condizionare la costruzione di un’alternativa alla maggioranza di governo.
Da una parte c’è il tentativo di unire forze politiche diverse; dall’altra, la necessità di trovare un accordo su questioni che non possono essere risolte soltanto attraverso formule generiche. Il sostegno all’Ucraina, i rapporti con l’Unione europea e la collocazione internazionale dell’Italia sono temi sui quali, secondo Di Maio, occorre una posizione sufficientemente chiara da garantire continuità all’azione di governo.
Nel frattempo, le parole di apprezzamento rivolte a Meloni sul fronte diplomatico segnano una distinzione tra il giudizio sull’azione internazionale dell’esecutivo e le tradizionali divisioni tra maggioranza e opposizione.
Tra la critica al Movimento Cinque Stelle, l’avvertimento al campo largo e le battute con Renzi, il messaggio di Di Maio resta dunque uno: un’alleanza elettorale può risultare vincente soltanto se è in grado di governare anche nei momenti più difficili.
Perché, nella sua lettura, è proprio sulle decisioni di politica estera, e in particolare sul futuro del sostegno a Kiev, che potrebbero emergere le contraddizioni capaci di mettere in crisi una maggioranza ancora prima della fine della legislatura.







