Garlasco, la famiglia di Chiara Poggi rompe il silenzio

Le nuove consulenze depositate dalla Procura riaccendono il caso Garlasco, ma l’attenzione si sposta sulla reazione della famiglia Poggi davanti ai nuovi elementi tecnici emersi.

Al centro c’è una scarpa Frau numero 42, analizzata dagli esperti per capire se fosse compatibile con il piede di Sempio e la traccia rinvenuta.

La consulenza non identifica automaticamente chi indossasse quella scarpa, ma esclude una incompatibilità fisica netta, aprendo nuovi interrogativi e ulteriori valutazioni sul materiale acquisito oggi.

Parallelamente, gli specialisti hanno studiato anche l’impronta 33, cercando di capire se potesse contenere tracce ematiche non rilevate all’epoca dei fatti per effetti dell’intonaco stesso.

Secondo la Procura, infatti, la composizione minerale della parete potrebbe aver interferito con i test, rendendo più complessa l’analisi e meno definitivo il vecchio risultato.

Ma il punto che ora fa più discutere non è soltanto tecnico: riguarda ciò che hanno detto i legali dei Poggi dopo la consulenza depositata.

La loro posizione arriva mentre la Procura considera questi accertamenti parte del quadro contro Sempio, ancora indagato per omicidio e in attesa degli sviluppi giudiziari.

E proprio qui cresce la suspense: la famiglia Poggi ha accolto queste novità come svolta oppure ha espresso forti riserve sul peso reale delle prove?

Le nuove analisi sostengono che la scarpa Frau 42 sia compatibile con il piede di Sempio, ma compatibilità non significa identificazione né prova certa dell’autore.

Anche l’impronta 33 torna centrale perché, secondo gli esperti, l’intonaco avrebbe potuto impedire ai vecchi test di rilevare eventuale sangue e materiale genetico sulla parete.

Sul piano processuale, però, resta da stabilire quale valore concreto possano avere questi elementi e quanto incidano sul quadro complessivo e sulle valutazioni future giudiziarie.

La Procura li considera rilevanti, mentre la difesa di Sempio contesta diversi passaggi e prepara nuove osservazioni tecniche contro le conclusioni dell’accusa depositate nelle carte.

In questo contesto, la reazione della famiglia Poggi assume un peso particolare, perché arriva dopo anni di processi, consulenze e letture contrapposte degli elementi probatori.

I loro legali, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno scelto parole molto nette, ma senza adottare toni trionfalistici né presentare la consulenza come decisiva.

La dichiarazione che sorprende è questa: per i legali della famiglia Poggi “non c’è niente di nuovo”, perché i dati riproporrebbero questioni probatorie già note.

Gli avvocati auspicano che la vicenda arrivi presto davanti alla Corte d’Appello competente, dove il valore dei nuovi elementi potrà essere valutato formalmente dai giudici.