Addio a Marina Vlady: morta a 88 anni l’icona del cinema europeo premiata a Cannes

Una carriera lunga oltre mezzo secolo, iniziata quando era ancora una bambina e cresciuta attraversando alcune delle stagioni più importanti dello spettacolo internazionale. Dal cinema alla musica, fino alla scrittura: si è spenta all’età di 88 anni Marina Vlady, attrice, cantante e scrittrice franco-russa, volto simbolo della Nouvelle Vague e del cinema d’autore. La notizia del decesso, avvenuto giovedì 24 settembre, è stata comunicata dai familiari all’agenzia France-Presse.
Dalla danza al primo ciak a soli dieci anni
Nata a Clichy il 10 maggio 1938 da una famiglia di immigrati russi fuggiti dalla Rivoluzione del 1917, Marina Vlady (all’anagrafe Marina de Poliakoff-Baïdaroff) mosse i primi passi artistici nel mondo della danza come giovane allieva dell’Opéra di Parigi. Un percorso, quello del ballo, presto accantonato per cedere il passo al grande schermo.
Il debutto cinematografico arrivò precocissimo, ad appena dieci anni, nel film Orage d’été (1949) diretto da Jean Gehret. Fu l’inizio di una parabola professionale straordinaria che la portò ad affiancare i più grandi nomi del panorama francese e internazionale. Negli stessi anni giovanili avvenne l’incontro con l’attore e regista Robert Hossein, sposato quando l’attrice aveva appena 17 anni: una collaborazione professionale e sentimentale che diede vita a diverse pellicole celebri dell’epoca.
Il trionfo a Cannes con Marco Ferreri
Il legame con il cinema italiano segnò una delle tappe più alte e prestigiose del suo percorso artistico. Nel 1963 fu infatti la protagonista di Una storia moderna – L’ape regina, capolavoro grottesco diretto da Marco Ferreri. Per la sua straordinaria interpretazione, la Vlady venne premiata con la Palma d’Oro come miglior attrice al Festival di Cannes, consacrandosi definitivamente tra le grandi dive del cinema europeo.
La consacrazione nella Nouvelle Vague e la passione per la scrittura
Gli anni Sessanta confermarono il suo eclettismo. Il celebre regista Jean-Luc Godard la volle come protagonista in Due o tre cose che so di lei (1967), inserendola appieno nella stagione d’oro della Nouvelle Vague.
Attrice versatile, ma anche interprete musicale e autrice di diversi libri, Marina Vlady ha saputo spaziare tra i registri espressivi mantenendo sempre un’impronta forte e riconoscibile. Con la sua scomparsa si chiude la storia di un’artista poliedrica che ha attraversato cinquant’anni di cultura europea lasciando un segno indelebile sul grande schermo.