Scuola, arriva il decreto: tetto agli studenti stranieri e multe per il burqa in classe

Nuove regole per l’integrazione scolastica, un tetto del 30% per gli studenti non italofoni nelle classi e il divieto di indossare burqa e niqab negli istituti scolastici. Sono alcuni dei punti centrali del provvedimento sulla scuola illustrato dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
Il decreto interviene sulla gestione degli studenti con difficoltà linguistiche e introduce nuove disposizioni anche sul fronte dell’integrazione e della frequenza scolastica. Tra le misure previste figurano inoltre il potenziamento dell’insegnamento dell’italiano, un docente dedicato nelle classi con una maggiore presenza di studenti appena arrivati in Italia e percorsi linguistici destinati anche ai genitori.
Il tetto del 30% non riguarda la cittadinanza
Uno degli aspetti più discussi del provvedimento riguarda il limite del 30%. La norma, secondo quanto illustrato dal ministro Valditara, non si basa sulla cittadinanza degli studenti, ma sulla loro conoscenza della lingua italiana.
Il criterio sarebbe quindi esclusivamente linguistico e riguarderebbe anche eventuali studenti cittadini dell’Unione Europea che non possiedano una sufficiente conoscenza dell’italiano.
L’obiettivo dichiarato è superare l’impostazione contenuta nella precedente circolare del 2010 e trasformare il limite in una disposizione prevista direttamente dalla legge.
Un docente dedicato nelle classi più esposte
Il decreto conferma inoltre una misura già prevista a partire dall’anno scolastico 2025/26. Nelle classi in cui gli studenti arrivati recentemente in Italia rappresentino almeno il 20%, oppure non possiedano competenze linguistiche almeno pari al livello A2, potrà essere assegnato un docente dedicato al potenziamento dell’italiano.
La misura punta a rafforzare l’apprendimento della lingua e a favorire l’inserimento degli studenti nel percorso scolastico ordinario.
Le deroghe al limite del 30%
Il provvedimento prevede anche alcune deroghe. Tra i criteri indicati rientra il periodo già trascorso nella scuola dell’infanzia: due anni per alcune situazioni e fino a tre anni negli altri gradi di istruzione, dalla primaria alle scuole secondarie.
Nel caso in cui non sia possibile rispettare il limite del 30%, e non risultino praticabili soluzioni alternative attraverso lo spostamento degli studenti in altre classi o istituti, potranno essere attivati specifici percorsi di potenziamento linguistico.
Le attività saranno finanziate attraverso le risorse messe a disposizione dal provvedimento.
Burqa e niqab vietati a scuola
Tra le novità più discusse c’è anche il divieto di indossare burqa e niqab all’interno degli istituti scolastici.
La misura viene collegata dal governo ai principi di integrazione, parità di genere e piena partecipazione alla vita scolastica. Valditara ha definito il provvedimento “una battaglia di civiltà”, sostenendo che il contrasto all’isolamento delle donne debba comprendere anche il divieto di strumenti che, secondo la sua interpretazione, ne limiterebbero la partecipazione alla vita sociale.
Multe fino a 800 euro
Il decreto prevede anche sanzioni economiche per i genitori che violino il divieto. Le multe potranno arrivare fino a 800 euro in caso di violazioni reiterate.
La disposizione viene inserita nel quadro dell’obbligo scolastico. Le famiglie, quindi, non potranno sottrarre le figlie alla frequenza della scuola come soluzione alternativa al rispetto del divieto.
Restano inoltre applicabili le conseguenze già previste dalla normativa per le violazioni dell’obbligo di istruzione.
Italiano obbligatorio anche per alcuni genitori
Un’altra novità riguarda direttamente le famiglie. I genitori degli studenti che presentino gravi difficoltà di inserimento scolastico legate soprattutto a barriere linguistiche potranno essere chiamati a frequentare percorsi di apprendimento della lingua italiana.
L’obiettivo dichiarato è facilitare la comunicazione tra scuola e famiglia e favorire, attraverso una maggiore conoscenza dell’italiano, il percorso di integrazione degli studenti.
Le risorse: 14 milioni per l’italiano
Sul piano finanziario, il provvedimento prevede 14 milioni di euro destinati al potenziamento dell’insegnamento della lingua italiana.
Altri 170 milioni di euro sono invece destinati a ispettori e personale amministrativo di segreteria, nell’ambito delle misure previste dal decreto.
Il confronto con il Quirinale
Prima dell’approvazione del provvedimento sono proseguiti i confronti istituzionali tra Palazzo Chigi e il Quirinale. L’attenzione si è concentrata in particolare sui contenuti del decreto e sui profili legati ai principi di integrazione e di compatibilità costituzionale delle nuove disposizioni.
Il confronto istituzionale ha accompagnato l’iter del provvedimento fino alla sua definizione.
La misura nasce da un percorso parlamentare
Le origini dell’intervento risalgono anche a un percorso parlamentare avviato nei mesi precedenti. A giugno 2026 la Commissione Cultura della Camera aveva approvato una risoluzione sul tema, presentata dal deputato Rossano Sasso.
Da quella discussione ha preso forma il successivo intervento normativo, destinato ora a incidere sull’organizzazione delle classi e sulle modalità di integrazione degli studenti con difficoltà linguistiche.
Le critiche dell’opposizione e i dubbi nella maggioranza
Il decreto continua intanto ad alimentare il confronto politico. Le opposizioni hanno espresso critiche soprattutto sul tetto agli studenti non italofoni e sulle disposizioni relative a burqa e niqab, sollevando interrogativi sugli effetti concreti delle nuove norme.
Dubbi sono emersi anche all’interno della maggioranza. Lo stesso Rossano Sasso ha manifestato perplessità su alcuni aspetti del provvedimento, contestando in particolare l’eventuale utilizzo di risorse destinate agli studenti italiani per finanziare interventi rivolti agli studenti stranieri.
Il nuovo decreto apre dunque un confronto destinato a proseguire nelle prossime settimane, mentre scuole e famiglie dovranno confrontarsi con le nuove regole sulla composizione delle classi, sull’apprendimento dell’italiano e sulla frequenza scolastica.