Scuola, nuovo braccio di ferro tra Meloni e Mattarella: il Colle frena su burqa e trasferimenti
I paletti del Quirinale rischiano di frenare il blitz del governo sulla scuola. Nel mirino del Colle sono finite soprattutto due misure chiave del provvedimento promesso da Giorgia Meloni: il nodo dei trasferimenti degli studenti e il divieto del velo integrale negli istituti scolastici. Sul primo punto, la Presidenza della Repubblica chiede garanzie stringenti per tutelare il principio di prossimità, fissando un raggio di pochi chilometri ed evitando spostamenti eccessivi che penalizzerebbero le famiglie. Ancora più spinoso il capitolo legato a burqa e niqab: le perplessità del Quirinale toccano le sanzioni previste per i genitori e i potenziali conflitti con la libertà religiosa e la Costituzione, oltre al rischio di incrinare i rapporti tra scuola e famiglie.
Nonostante i dubbi sollevati, Palazzo Chigi spinge per tirare dritto e accelerare i tempi. La premier Meloni non ha intenzione di arretrare sulle promesse fatte, forte anche del pressing della Lega, che ritiene la stretta sul velo una vera e propria bandiera politica da rivendicare con forza.
Il braccio di ferro sulla scuola si inserisce in una fase già carica di tensione tra l’esecutivo e Sergio Mattarella. Nelle file del centrodestra cresce l’insofferenza per i continui richiami del Colle, letti sempre più in chiave politica, mentre la Presidenza della Repubblica tenta di evitare lo scontro frontale: non c’è una chiusura pregiudiziale sulla misura, ma l’imprescindibile necessità che i testi siano tecnicamente solidi e costituzionalmente impeccabili.
La partita si complica ulteriormente per il governo in un momento di palese affaticamento della maggioranza, fotografato dai recenti scricchiolii al Senato e dai problemi nel garantire il numero legale per via delle troppe assenze tra i banchi del centrodestra. La riforma della scuola travalica così i confini dell’istruzione e si trasforma nell’ennesimo test politico: da un lato la volontà del governo di mostrare muscoli e compattezza, dall’altro la linea di rigore del Quirinale a tutela della Carta, all’interno di un equilibrio istituzionale sempre più fragile e proiettato verso le prossime sfide elettorali.