Istat conferma deficit 2025 al 3,1% del Pil: resta l’infrazione per l’Italia. Il ministro Giorgetti: “Prendiamo atto con rammarico”
ROMA – Per giorni il futuro della politica economica italiana è rimasto appeso a una manciata di decimali. L’auspicio dell’esecutivo era quello di agganciare una revisione favorevole per riportare il disavanzo al di sotto del tetto del 3% stabilito dai parametri di Maastricht. I dati definitivi diffusi dall’Istat hanno tuttavia confermato le stime: nel 2025 l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si è attestato al 3,1% del Pil.
Sebbene il dato segni un progressivo miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, il risultato non consente all’Italia di uscire in anticipo dalla procedura per deficit eccessivo, vincolando strettamente i margini di manovra finanziaria in vista della prossima Legge di Bilancio.
La delusione del MEF e la scure dei due miliardi
Il margine che ha separato il governo dal traguardo è stato estremamente risicato. A fronte del 3,07% stimato ad aprile (poi arrotondato al 3,1%), sarebbe bastato scendere al 2,94% per centrare l’obiettivo: una differenza quantificabile in meno di due miliardi di euro. Nelle ultime settimane, le speranze dell’esecutivo si erano concentrate sulla possibilità di far decadere crediti inesatti legati all’ultima coda del Superbonus 110%, ma i conteggi definitivi dell’Istat, pur registrando un aumento delle entrate per 1.991 milioni di euro, hanno evidenziato un incremento delle uscite pari a 2.346 milioni, peggiorando il saldo netto di 355 milioni.
Traspare forte amarezza dalle parole del Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti:
«Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto Deficit-Pil 2025. Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027.»
I numeri chiave dei conti nazionali
I dati revisionati dall’Istat delineano un quadro complesso, in cui a segnali di tenuta della crescita si contrappongono vincoli finanziari stringenti:
Le conseguenze sulla prossima Legge di Bilancio
La permanenza nella procedura di infrazione — scattata nel 2024 a seguito del picco del 7,4% toccato nel 2023 — impone all’Italia un taglio strutturale del deficit pari ad almeno 0,5 punti di Pil all’anno, unitamente a rigidi vincoli sulla spesa netta.
Questo scenario riduce sensibilmente lo spazio politico dell’esecutivo:
Niente scostamento di bilancio: Sfuma la possibilità di richiedere al Parlamento uno scostamento fino a 30 miliardi nel biennio 2027-2028 destinato a difesa ed energia.
Meno flessibilità sui vincoli UE: Diventa più impervio l’accesso alle clausole europee che consentono di scorporare spese strategiche dal calcolo del deficit.
Manovra da 25 miliardi: La dimensione complessiva della prossima operazione di bilancio resta stimata attorno ai 25 miliardi di euro, ma la quota da coprire obbligatoriamente tramite tagli di spesa e nuove entrate sarà significativamente più alta.
Resta emblematico l’avvertimento lanciato dallo stesso ministro Giorgetti sul rapporto con i mercati e la sovranità finanziaria: “L’Italia decide da sé finché conserva la fiducia di chi le presta i soldi. Se la perde le priorità le dettano i creditori”. La rotta per la manovra economica si preannuncia quindi obbligata e all’insegna della massima prudenza fiscale.