Renzi avverte il campo largo: “Da soli perdete le elezioni, servono anche i riformisti”

Il centrosinistra deve allargarsi all’area riformista se vuole costruire una coalizione competitiva alle prossime elezioni. È la tesi sostenuta da Matteo Renzi durante l’intervista a Lo Stato delle Cose, il programma condotto da Massimo Giletti su Rai 3. Il leader di Italia Viva ha puntato i riflettori sul rapporto tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e le forze centriste, indicando proprio nell’area riformista uno degli elementi decisivi per la costruzione di un’alleanza più ampia.

«Quei quattro lì», ha detto Renzi riferendosi a Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, «da soli perdono, ma non perché sono cattivi». Secondo l’ex presidente del Consiglio, Pd, M5S e Avs avrebbero bisogno di un ulteriore contributo politico ed elettorale proveniente dal centro.

Renzi: «Servono i riformisti»

Il ragionamento del leader di Italia Viva parte da una valutazione numerica. «Quei quattro da soli non ce la fanno, arrivano al 40%. C’è bisogno del 2-3-4% dei riformisti», ha spiegato Renzi.

La sua posizione si inserisce nel dibattito, ancora aperto, sulla composizione del cosiddetto campo largo. Il confronto riguarda non soltanto la possibilità di un’intesa tra le principali forze di opposizione, ma anche il perimetro dell’eventuale coalizione e il ruolo che potrebbero avere le formazioni centriste.

Il tema è emerso con particolare evidenza negli ultimi mesi. Pd, M5S e Avs hanno continuato a discutere di un possibile programma comune, mentre resta aperta la questione dei rapporti con le forze riformiste e moderate.

Per Renzi, dunque, Italia Viva potrebbe rappresentare una componente importante nella costruzione di un’alleanza più ampia. Una posizione che si scontra però con le differenze politiche esistenti tra i diversi partiti e con le perplessità, soprattutto nell’area del Movimento 5 Stelle, sull’ingresso di Renzi nella coalizione.

Il ruolo di Vannacci e gli equilibri a destra

Nel corso dell’intervista Renzi ha parlato anche del centrodestra e della nascita di Futuro Nazionale, il soggetto politico guidato da Roberto Vannacci.

Secondo il leader di Italia Viva, la presenza di Vannacci potrebbe modificare gli equilibri nell’area di destra, intercettando una parte del consenso oggi distribuito tra le forze del centrodestra.

«Meloni era nettamente convinta di vincere, poi è accaduta una cosa a destra: è arrivato Vannacci. E nel momento in cui arriva Vannacci da destra, la destra è divisa e il centrosinistra diventa competitivo», ha affermato Renzi.

Si tratta, naturalmente, di una valutazione politica dell’ex premier e non di una previsione sull’esito delle prossime elezioni. L’assetto definitivo delle coalizioni e delle liste non è ancora definito.

«Meloni è a un bivio»

Renzi ha quindi insistito sul rapporto tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il nuovo soggetto politico di Vannacci.

«Secondo me Vannacci fa un risultato molto importante alle prossime elezioni politiche e la Meloni lo sa», ha sostenuto. Da qui la sua interpretazione dello scenario: «Giorgia, quindi, è a un bivio: se perde Vannacci, perde le elezioni. Se prende Vannacci, perde la faccia».

Anche queste affermazioni appartengono alla lettura politica di Renzi. Il peso elettorale che potrà assumere Futuro Nazionale e il suo eventuale rapporto con le altre forze del centrodestra dipenderanno dalla configurazione delle liste e dalle scelte degli elettori.

Le primarie per scegliere il candidato

Un altro punto affrontato durante l’intervista è quello della leadership del centrosinistra. Secondo Renzi, una volta definito il perimetro dell’alleanza, il candidato alla guida della coalizione potrebbe essere individuato attraverso le primarie.

Alla domanda di Giletti sulla possibilità che si arrivi a una consultazione aperta, Renzi ha risposto: «Secondo me sì».

La questione resta tuttavia ancora da definire. Nel campo largo non esiste infatti un accordo definitivo né sulla leadership né sulle modalità attraverso cui individuarla. Prima ancora della scelta del candidato, il confronto riguarda la costruzione di un programma condiviso e la definizione dei confini della coalizione.

Il nodo della politica estera

Per Renzi, inoltre, le primarie dovrebbero arrivare soltanto dopo aver trovato un’intesa su alcuni temi fondamentali. Tra questi, indica innanzitutto la politica estera.

«Sulla politica estera si dovrà arrivare prima a un accordo condiviso», ha spiegato.

È uno dei terreni sui quali le posizioni delle diverse forze di opposizione non coincidono completamente, in particolare sui temi legati alla guerra in Ucraina, al sostegno a Kiev, alla Nato e alle spese per la difesa.

Il tema della politica estera rappresenta quindi uno dei passaggi attraverso cui le diverse componenti del centrosinistra dovranno misurare la possibilità di costruire una piattaforma comune.

La partita del campo largo

Il messaggio di Renzi si inserisce così in una discussione più ampia sul futuro dell’opposizione. Da una parte ci sono Pd, M5S e Avs, che lavorano alla costruzione di un’intesa programmatica; dall’altra c’è l’area centrista e riformista, nella quale Italia Viva rivendica un ruolo.

Il confronto non riguarda soltanto i numeri, ma anche la compatibilità tra culture politiche differenti. Il nodo è capire quali forze possano convivere all’interno della stessa coalizione e su quali temi sia possibile raggiungere un accordo.

Renzi, dal canto suo, punta a rafforzare il peso dell’area riformista e sostiene che un’alleanza più ampia debba necessariamente tenere conto di questa componente.

La strada verso le prossime elezioni resta quindi ancora aperta: per il centrosinistra rimangono da definire il perimetro della coalizione, il programma comune, la collocazione delle forze centriste e, infine, il metodo per scegliere il candidato alla guida dell’eventuale alleanza.