Mattarella boccia la proposta del governo: “Scuola aperta a tutti, non sia un ghetto”

Ad Amatrice, dieci anni dopo il terremoto che ha lasciato una ferita profonda nelle comunità del Centro Italia, Sergio Mattarella ha scelto la scuola per guardare al futuro. Il presidente della Repubblica ha inaugurato l’anno scolastico 2026-2027 all’Istituto Omnicomprensivo “Sergio Marchionne”, dopo aver deposto una corona di fiori in memoria delle vittime del sisma.

Una giornata dal forte valore simbolico, nella quale il ricordo del terremoto si è intrecciato con un messaggio rivolto soprattutto agli studenti. Al loro applauso, Mattarella ha risposto affidando alla scuola un compito che va oltre l’istruzione: costruire legami, favorire l’inclusione e contribuire alla coesione della società.

«La scuola è aperta a tutti»

È uno dei passaggi centrali dell’intervento del capo dello Stato. Richiamando l’articolo 34 della Costituzione, Mattarella ha ricordato che la scuola deve essere «aperta a tutti» e rappresentare uno spazio capace di abbattere le barriere e contrastare la formazione di ghetti.

Per il presidente, la scuola deve «stabilire legami» e conquistare la fiducia delle famiglie, contribuendo a rendere più sicure le comunità e a superare «i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità». Un ruolo che riguarda anche l’integrazione degli studenti che arrivano da altri Paesi e dei giovani nati in Italia da famiglie di origine straniera.

Il messaggio arriva in un momento nel quale il tema dell’inclusione scolastica è al centro del dibattito pubblico. Mattarella non è entrato nel confronto sulle singole proposte politiche, ma ha delineato una precisa idea della scuola come luogo di incontro, partecipazione e crescita comune.

Ad Amatrice il ricordo del terremoto

La scelta di Amatrice non è casuale. A dieci anni dal sisma che colpì il Centro Italia, il presidente ha voluto iniziare il nuovo anno scolastico proprio da uno dei luoghi simbolo della tragedia.

Prima della cerimonia, Mattarella ha deposto una corona al monumento dedicato alle vittime del terremoto e ha incontrato anche una delegazione dei soccorritori intervenuti dopo il sisma. Successivamente ha raggiunto l’Istituto “Sergio Marchionne”, ricostruito dopo la distruzione provocata dal terremoto.

La scuola rappresenta anche uno dei simboli della ricostruzione. Secondo quanto ricordato dal commissario straordinario Guido Castelli, l’istituto è stato realizzato grazie anche ai fondi raccolti attraverso l’asta di una Ferrari del 2016, anno del terremoto.

Violenza, bullismo e responsabilità

Nel suo intervento, Mattarella ha affrontato anche il tema della violenza all’interno e intorno alla scuola. Il presidente ha richiamato la necessità di contrastare bullismo e aggressioni, soprattutto quando colpiscono chi viene percepito come più debole o diverso.

Un’attenzione particolare è stata dedicata anche alla violenza contro le ragazze e alle forme di controllo e sopraffazione che possono manifestarsi nelle relazioni. La scuola, nella prospettiva indicata dal capo dello Stato, deve essere anche un luogo nel quale imparare il rispetto, la responsabilità e la convivenza.

Mattarella ha inoltre sottolineato l’importanza dell’alleanza tra famiglie e insegnanti. I docenti, ha ricordato, non possono essere lasciati soli davanti alle difficoltà educative e ai fenomeni di violenza.

Studio, tecnologia e libertà

Un altro tema centrale è stato il rapporto tra scuola e cambiamento tecnologico. Nel corso della visita ad Amatrice, Mattarella ha partecipato insieme ad Alberto Angela a un laboratorio dedicato alle nuove tecnologie.

Il presidente ha invitato però i ragazzi a non lasciarsi trascinare soltanto dalla velocità del mondo contemporaneo. Conoscenza e studio, ha spiegato, devono accompagnarsi all’amicizia, all’attenzione verso gli altri e alla responsabilità.

Richiamando lo scrittore Milan Kundera, Mattarella ha parlato del rapporto tra velocità e oblio, sottolineando la necessità di mantenere nella scuola uno spazio di equilibrio, nel quale puntare non semplicemente alla rapidità, ma alla solidità e alla formazione completa della persona.

Nel contesto dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie sempre più avanzate, il messaggio è quindi quello di mantenere centrale la dimensione umana dell’educazione. La tecnologia può cambiare il modo di apprendere, ma la scuola continua a essere soprattutto un luogo di relazioni e crescita.

«Siete il futuro, ma lo siete già oggi»

Nella parte conclusiva del suo discorso, Mattarella ha rivolto direttamente la parola agli studenti. Non soltanto destinatari dell’educazione, ma protagonisti della società.

«Siete voi il futuro. Lo siete già oggi», ha detto il presidente, invitandoli allo stesso tempo a costruire e abitare quel futuro.

È questo il filo conduttore della giornata di Amatrice: ripartire dalla scuola per ricostruire legami e opportunità, proprio in un territorio che dieci anni fa ha conosciuto la distruzione e che ancora oggi porta i segni di quella tragedia.

Dalla memoria del terremoto allo sguardo rivolto alle nuove generazioni, Mattarella ha affidato alla scuola una responsabilità precisa: essere uno spazio nel quale nessuno venga lasciato indietro e nel quale la conoscenza diventi anche uno strumento di libertà.

«La nostra libertà è autentica se la libertà esiste per tutti», ha ricordato il presidente. Un messaggio che, da Amatrice, ha accompagnato l’inizio del nuovo anno scolastico.