“Mamma e figlio trovati morti in casa!”. Orrore totale in Italia: cosa stavano facendo

Una tragica fatalità legata a una tradizione antica ha spezzato due vite nella mattinata di lunedì 21 settembre. Una donna e suo figlio di ventidue anni sono stati trovati privi di vita nella cantina-garage della loro abitazione in via Lorenzo Perosi, a Partinico, nel Palermitano. A ucciderli sono state le micidiali esalazioni di anidride carbonica scaturite dal processo di fermentazione del vino.
La dinamica del dramma
A far scattare l’allarme sono stati alcuni familiari che, preoccupati dal silenzio improvviso e dalle mancate risposte al telefono, si sono recati di persona presso l’immobile per sincerarsi delle condizioni dei due. Una volta arrivati sul posto, la drammatica scoperta nel locale interrato.
Secondo le prime ricostruzioni effettuate dagli inquirenti, il giovane ventiduenne è stato il primo a scendere nel seminterrato per controllare le cisterne in cui era stato riposto il mosto dopo la pigiatura dell’uva. Entrato nel locale saturato dai gas della fermentazione, il ragazzo è stato rapidamente sopraffatto dalla mancanza d’ossigeno, perdendo i sensi. Non vedendolo rientrare, la madre è scesa a sua volta nella cantina per cercarlo, venendo a sua volta sopraffatta dalle esalazioni invisibili e inodori prima di potergli prestare soccorso.
L’intervento dei soccorsi
La chiamata al 118 è stata immediata, ma l’aria all’interno del locale era ormai del tutto irrespirabile. Per accedere alla zona in totale sicurezza è stato necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco del nucleo NBCR (Nucleare Biologico Chimico Radiologico), dotati di speciali autorespiratori.
I pompieri hanno dovuto aerare e mettere in sicurezza la cantina prima di poter recuperare i corpi di madre e figlio. Per le due vittime, purtroppo, i sanitari del 118 non hanno potuto fare altro che constatare il decesso.
Un pericolo invisibile legato alla tradizione
La tragedia riporta al centro dell’attenzione i gravi rischi legati alla produzione artigianale del vino in ambienti sotterranei o non adeguatamente ventilati. Durante il processo di fermentazione del mosto si sprigionano ingenti quantità di anidride carbonica che, saturando i locali chiusi, sostituiscono l’ossigeno e provocano un’asfissia fulminea, nota storicamente come “la morte dolce” perché non lascia scampo né tempo di rendersi conto del pericolo.
Per la comunità di Partinico si tratta peraltro di un doloroso dejà-vu: la cittadina aveva già vissuto in passato un dramma analogo con la perdita di due fratelli, uccisi dalle medesime esalazioni. Un rischio ancora troppo sottovalutato, confermato anche da un episodio verificatosi soltanto pochi giorni fa a Cinquefrondi, in Calabria, dove l’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco ha evitato il peggio per un’intera famiglia colpita da un malore simile. Per la famiglia di Partinico, invece, la giornata si è chiusa nel peggiore dei modi.