Guerra Ucraina-Russia: Mosca torna a colpire Kiev, l’Europa risponde. Ungheria espelle diplomatici russi

La tregua è durata tre giorni. Poi, nella notte, la guerra è tornata a colpire con forza Kiev. Dopo la pausa concordata in occasione della missione degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, la Russia ha lanciato una nuova massiccia ondata di droni e missili contro la capitale ucraina e altre città del Paese.

A Kiev sono state colpite diverse aree della città, con incendi e danni a edifici residenziali e infrastrutture civili. Il bilancio provvisorio, inizialmente fermo a due vittime e sette feriti, è successivamente salito ad almeno cinque morti e quasi trenta feriti secondo le autorità locali.

L’attacco arriva a poche ore dalla conclusione della missione diplomatica americana, che aveva portato Witkoff e Kushner prima a Mosca e poi a Kiev nel tentativo di riaprire il negoziato tra Russia e Ucraina.

Missili e droni contro Kiev

Le esplosioni sono iniziate nelle prime ore della mattina, dopo la fine della pausa di tre giorni. Le forze russe hanno utilizzato una combinazione di droni, missili da crociera e missili balistici.

Secondo l’aeronautica ucraina, la difesa aerea è riuscita a intercettare la maggior parte dei droni e dei missili da crociera, mentre i vettori balistici hanno rappresentato una minaccia particolarmente difficile da contrastare.

Nella capitale sono stati segnalati incendi e danni a numerosi edifici, tra cui abitazioni, una scuola, una clinica e altre strutture civili. Gli attacchi hanno interessato anche altre regioni ucraine.

A Sumy un drone ha colpito un treno, mentre nella regione di Zaporizhzhia un attacco contro un convoglio ferroviario ha provocato la morte di un lavoratore. A Odessa sono stati inoltre segnalati feriti dopo un attacco contro un mercato.

La Russia sostiene invece di aver colpito obiettivi militari e logistici nella regione di Kiev e nell’area del porto di Chornomorsk.

Droni ucraini in territorio russo

Parallelamente, anche l’Ucraina ha intensificato gli attacchi a lunga distanza contro obiettivi sul territorio russo.

Droni ucraini hanno raggiunto la regione di Saratov, provocando danni a infrastrutture civili e, secondo le autorità locali, vittime. Attacchi sono stati segnalati anche in altre aree della Federazione Russa e nella Crimea occupata.

La guerra continua così a svilupparsi anche al di fuori della linea del fronte, con Mosca e Kiev impegnate in una crescente campagna di attacchi aerei contro infrastrutture, depositi e obiettivi strategici situati a grande distanza.

La missione di Witkoff e Kushner

La ripresa dei bombardamenti arriva mentre gli Stati Uniti cercano di rilanciare il percorso diplomatico.

Witkoff e Kushner hanno incontrato prima Vladimir Putin a Mosca e successivamente Volodymyr Zelensky a Kiev. La missione non ha prodotto un accordo concreto, ma secondo Zelensky avrebbe fatto emergere alcune proposte che meritano di essere approfondite.

Il presidente ucraino si è detto inoltre disponibile a organizzare un nuovo incontro tra negoziatori russi, ucraini e statunitensi già nel mese di settembre.

«Prima avviene, meglio è», ha dichiarato Zelensky, sottolineando la necessità che il confronto diplomatico produca risultati concreti. Tra i temi che potrebbero finire sul tavolo figurano anche gli scambi di prigionieri, le infrastrutture energetiche e le esportazioni di grano.

La distanza tra Mosca e Kiev resta però ampia, soprattutto sulla questione territoriale e sul futuro dei territori occupati dalla Russia.

Budapest espelle dieci diplomatici russi

Nel frattempo si registra una nuova tensione sul fronte europeo.

L’Ungheria ha ordinato l’espulsione di dieci diplomatici russi, accusati di avere svolto attività incompatibili con il loro status diplomatico e con quanto previsto dalla Convenzione di Vienna.

La decisione è stata annunciata dalla ministra degli Esteri ungherese Anita Orbán, che ha spiegato come il provvedimento sia stato adottato per tutelare la sicurezza e la sovranità del Paese. Budapest ha precisato che l’espulsione non comporta la rottura delle relazioni diplomatiche con Mosca.

La Russia ha reagito annunciando una risposta e definendo l’espulsione un’escalation ingiustificata.

Il provvedimento assume un significato particolare anche alla luce del cambio di governo avvenuto in Ungheria dopo sedici anni di leadership di Viktor Orbán. Il nuovo esecutivo guidato da Péter Magyar sta cercando di riallineare Budapest con l’Unione europea e la NATO.

Si dimette il procuratore generale ucraino

Sul fronte interno ucraino, intanto, è arrivata anche la decisione di Ruslan Kravchenko, che ha presentato le proprie dimissioni da procuratore generale.

La scelta è maturata dopo un’inchiesta delle autorità anticorruzione ucraine su una presunta rete legata ai call center fraudolenti e al riciclaggio di denaro.

Secondo NABU e SAPO, l’organizzazione avrebbe raccolto tangenti per garantire protezione a strutture coinvolte in attività fraudolente. Nell’inchiesta sono stati effettuati anche controlli negli uffici della Procura generale e un alto funzionario è stato arrestato.

Kravchenko ha negato ogni coinvolgimento e ha definito le proprie dimissioni una decisione politica. Ha spiegato di non voler permettere che l’ufficio del procuratore generale diventasse uno strumento di scontro politico.

La diplomazia prova a riaprire uno spiraglio

Il quadro resta dunque contraddittorio. Da una parte, i bombardamenti mostrano che la guerra non ha rallentato e che entrambe le parti continuano a utilizzare massicciamente droni e missili. Dall’altra, Washington tenta di riaprire un canale negoziale che negli ultimi mesi era rimasto sostanzialmente bloccato.

Zelensky guarda con cautela alla possibilità di nuovi colloqui e ha parlato di alcune «idee» emerse dagli incontri con gli emissari americani. Anche il Cremlino ha lasciato aperta la possibilità di riprendere un formato di negoziato trilaterale con Stati Uniti e Ucraina.

Ma il ritorno dei raid su Kiev, immediatamente dopo la partenza degli inviati americani, rappresenta il segnale più evidente della fragilità dell’attuale percorso diplomatico.

La tregua è finita, i missili sono tornati a colpire e la guerra continua. E mentre sul terreno la spirale degli attacchi si intensifica, la diplomazia internazionale prova ancora una volta a trovare uno spazio per riportare Russia e Ucraina al tavolo delle trattative.