Primarie del campo largo, spunta l’ipotesi Renzi: l’ex premier pronto a sfidare Conte e Schlein?

Nel cantiere ancora aperto del centrosinistra continua la complessa ricerca del profilo capace di contendersi la leadership della coalizione accanto a Elly Schlein e Giuseppe Conte. Ma mentre il dibattito si attarda sulla scelta di amministratori o figure civiche da opporre ai due principali azionisti del “campo largo”, prende quota un’ipotesi decisamente più dirompente: la discesa in campo diretta del leader di Italia Viva, Matteo Renzi.

Il rebus del terzo nome tra Salis, Gori e Manfredi

Nelle ultime settimane la margherita delle opzioni si è allungata sensibilmente. Accanto alla segretaria dem e al presidente del M5S, sono stati evocati diversi profili provenienti dal mondo degli enti locali e della società civile. Tra questi spicca Silvia Salis, la sindaca di Genova indicata a più riprese dallo stesso Renzi come figura altamente competitiva, insieme ai nomi dei sindaci Gaetano Manfredi e Giorgio Gori e del direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini.

Fino a oggi l’ex premier ha preferito ritagliarsi un ruolo da regista e tessitore dell’area riformista e moderata, con l’obiettivo di garantire alla coalizione una componente centrista autorevole, non schiacciata dall’asse M5S-AVS. Tuttavia, la proliferazione dei candidati sta evidenziando il rischio che qualsiasi nome evocato possa logorarsi prima ancora di arrivare ai gazebo.

La tentazione di correre in prima persona

È in questo spazio di incertezza che si inserisce il retroscena lanciato da Il Foglio e non smentito dagli ambienti di Italia Viva. Se per il leader centrista la sfida non riguarda semplicemente la scelta di un nome, ma la linea politica ed economica dell’intera alternativa a Giorgia Meloni, affidare la bandiera del riformismo a un terzo interprete potrebbe rivelarsi una delega rischiosa.

Una sua candidatura trasformerebbe il confronto: non più un duello binario tra la linea del Pd e la visione pentastellata, ma una competizione a tre. I temi della collocazione internazionale, dell’atlantismo, del supporto all’Ucraina e delle politiche per lo sviluppo e le imprese diventerebbero inevitabilmente il vero terreno di scontro della campagna elettorale.

I vantaggi strategici e il fattore esperienza

Rispetto a un candidato civico o un amministratore locale, Renzi può contare su un livello di notorietà totale, un’identità politica chiara e una struttura di partito già organizzata. A dispetto dei dati dei sondaggi che vedono Italia Viva attorno alle percentuali minime per l’ingresso in Parlamento, la vetrina delle primarie offrirebbe al senatore di Firenze la possibilità di massimizzare il proprio peso negoziale direttamente davanti agli elettori, con poco da perdere in termini di consenso attuale.

L’ipotesi di una corsa diretta rievoca inoltre un’indubbia familiarità con lo strumento: dalle sfide del 2012 con Pier Luigi Bersani fino alle vittorie delle primarie Pd del 2013 e del 2017.

Le ripercussioni su Conte e Schlein

L’ingresso di Renzi rappresenterebbe una sfida aperta soprattutto nei confronti di Giuseppe Conte, marcando le profonde divergenze di visione tra le due anime della coalizione. Al tempo stesso complicherebbe il percorso di Elly Schlein, che si troverebbe a dover difendere il proprio elettorato da un’offensiva a due tenaglie: a sinistra dal M5S e al centro dall’iniziativa di Italia Viva.

Al momento non vi è alcun annuncio ufficiale e la fattibilità dell’operazione dipenderà dalle regole, dai perimetri della coalizione e dal metodo che il centrosinistra deciderà di darsi per l’individuazione della leadership. Resta però l’evidenza di un paradosso: la lunga caccia a un “federatore esterno” potrebbe chiudersi riportando al centro della scena il suo politico più divisivo ma anche più esperto nelle dinamiche dei gazebo.