Migranti, l’Ue frena sugli hub: Roma delusa e prova a ricucire con Madrid

La proposta italiana di realizzare nuovi hub per migranti in Africa non trova spazio nelle conclusioni del vertice straordinario dei ministri dell’Interno dell’Unione europea. Per il governo guidato da Giorgia Meloni si tratta di un risultato solo parziale: se da un lato viene considerato positivo il fatto che il progetto sia entrato nel dibattito europeo, dall’altro pesa l’assenza di un impegno politico concreto e, soprattutto, di una disponibilità dell’Ue a finanziare l’iniziativa.
L’obiettivo di Palazzo Chigi e del Viminale era infatti ottenere una prima apertura sul modello già sperimentato con l’Albania, avviando una discussione sulla possibilità di sostenere economicamente, attraverso il bilancio comunitario, la realizzazione di nuovi centri in alcuni Paesi africani. Tra le ipotesi allo studio figurano Ruanda, Uganda e Ghana, ma senza un contributo europeo il progetto rischia di avere costi difficilmente sostenibili esclusivamente dall’Italia.

Controlli alla frontiera con la Spagna verso la revoca
Nel frattempo, il progressivo rientro dell’emergenza migratoria a Ceuta modifica anche gli equilibri tra Roma e Madrid. All’interno dell’esecutivo starebbe infatti prendendo forma l’ipotesi di interrompere prima del previsto i controlli straordinari introdotti nei confronti della Spagna, inizialmente previsti per un mese. La revoca potrebbe arrivare già intorno a Ferragosto, anche se la decisione definitiva dipenderà dalle valutazioni dell’intelligence, che continua a monitorare gli appelli diffusi sui social network dal Marocco e il rischio di nuovi tentativi di attraversamento verso l’enclave spagnola.
Durante il vertice europeo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha cercato di abbassare i toni nei confronti del governo spagnolo. Ha ribadito la solidarietà dell’Italia a Madrid, chiarendo che il ripristino dei controlli alle frontiere rappresenta esclusivamente una misura organizzativa e preventiva, non un gesto ostile.
Allo stesso tempo, il titolare del Viminale ha richiamato quanto accaduto a Lampedusa nel 2023, ricordando come l’Italia abbia affrontato un’impennata degli sbarchi senza ricevere, secondo il governo, un sostegno europeo ritenuto sufficiente. Piantedosi è tornato inoltre a criticare il ruolo delle organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi nel Mediterraneo e ha richiamato la linea di fermezza adottata negli anni passati da Matteo Salvini nella gestione dei flussi migratori. Ha invece evitato di attribuire direttamente alle politiche del governo socialista spagnolo eventuali effetti di attrazione dell’immigrazione irregolare, segnale della volontà di mantenere aperto il dialogo con Madrid.
Il nodo delle risorse europee
Il principale ostacolo resta quello economico. I centri realizzati in Albania sono stati finanziati interamente dall’Italia e hanno comportato un investimento considerevole. Per questo motivo il governo punta a una partecipazione diretta dell’Unione europea ai costi di eventuali nuovi hub africani.
La proposta, tuttavia, incontra la resistenza dei Paesi del Nord Europa e dei cosiddetti Stati “frugali”. Anche alcuni governi favorevoli alla creazione degli hub non intendono aumentare la spesa comunitaria per sostenerli. Un eventuale finanziamento rischierebbe quindi di essere compensato con una riduzione dei fondi di coesione, ipotesi che Roma considera inaccettabile.
Proprio sulla difesa della politica di coesione l’Italia aveva costruito un’intesa con la Spagna, ma le tensioni emerse dopo la crisi di Ceuta potrebbero ora indebolire questo asse negoziale.
La leva economica verso i Paesi terzi
Di fronte alla prudenza mostrata dall’Europa, Piantedosi rilancia un’altra strategia: utilizzare la leva economica nei confronti dei Paesi di origine e di transito dei migranti. L’idea è quella di collegare accordi commerciali, finanziamenti e partenariati strategici al livello di collaborazione offerto nella prevenzione delle partenze irregolari e nei rimpatri.
Tra i Paesi citati figura anche il Marocco, nei confronti del quale il ministro ritiene che la cooperazione economica debba procedere di pari passo con un maggiore impegno sul controllo dei flussi migratori.
Una linea che, in realtà, l’Unione europea ha già iniziato a percorrere. La riforma del sistema GSP+, destinata a entrare in vigore nel gennaio 2027, prevede infatti che parte dei benefici commerciali concessi ai Paesi in via di sviluppo venga subordinata anche alla collaborazione nella gestione dei rimpatri.
Un risultato interlocutorio
Il vertice europeo si conclude quindi senza svolte decisive. Per il governo italiano il tema degli hub per migranti è ormai entrato nell’agenda politica dell’Unione, ma l’obiettivo di ottenere un sostegno finanziario e un accordo condiviso resta ancora lontano. Nei prossimi mesi Roma dovrà proseguire il confronto con i partner europei, cercando di superare le resistenze politiche ed economiche che, almeno per il momento, continuano a rallentare il progetto.