Caos migranti a Ceuta, dramma totale: “Molti morti, trovati così”
Almeno 18 migranti hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere Ceuta, l’enclave spagnola situata sulla costa nordafricana al confine con il Marocco. La notte è stata segnata da un massiccio tentativo di attraversamento della frontiera, con migliaia di persone che hanno cercato di entrare nel territorio spagnolo via mare e attraverso i valichi terrestri.
L’emergenza umanitaria si è rapidamente trasformata anche in un caso politico europeo, alimentando un duro confronto tra Italia e Spagna sulla gestione dei flussi migratori e sul controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea.
Migliaia di migranti verso Ceuta
Secondo quanto riferito dall’emittente pubblica spagnola TVE, tra le 2.000 e le 3.000 persone sarebbero riuscite a raggiungere Ceuta durante la notte.
Le immagini diffuse dai media internazionali mostrano decine di migranti intenti a raggiungere la costa a nuoto o a bordo di gommoni, mentre altri hanno tentato l’ingresso attraverso la barriera terrestre che separa l’enclave dal Marocco.
Nella città marocchina di Fnideq le forze dell’ordine hanno cercato di contenere gli spostamenti utilizzando anche cannoni ad acqua, nel tentativo di impedire nuovi attraversamenti.
Tra i migranti arrivati a Ceuta c’è chi ha raccontato le difficoltà affrontate durante il viaggio, descrivendo gli interventi delle forze di sicurezza e la determinazione a raggiungere il territorio spagnolo.
Il bilancio delle vittime e gli scontri
Il bilancio provvisorio parla di almeno 18 morti, mentre nelle ore successive agli attraversamenti migliaia di giovani si sono radunati sulle alture che circondano Ceuta.
Secondo le autorità locali, in alcuni momenti si sono verificati lanci di pietre contro le forze di polizia impegnate nel presidio della frontiera.
Tensioni analoghe sono state registrate anche a Melilla, l’altra enclave spagnola nel Nord Africa, dove media locali e organizzazioni per i diritti umani hanno documentato nuovi scontri nei pressi del valico di Beni Ansar.
La rotta tra il Marocco e le due enclave spagnole continua a essere una delle più pericolose per chi tenta di raggiungere l’Europa senza documenti, con numerosi incidenti mortali registrati negli ultimi anni.
Perché Ceuta e Melilla sono strategiche
Ceuta e Melilla rappresentano gli unici territori dell’Unione europea dotati di una frontiera terrestre con il continente africano.
Proprio questa posizione geografica le rende uno dei principali punti di pressione lungo le rotte migratorie verso l’Europa e un tema costante nei rapporti diplomatici tra Spagna e Marocco.
Negli ultimi mesi il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha avviato un piano di regolarizzazione rivolto a circa 500 mila migranti privi di documenti.
La misura ha alimentato un acceso confronto politico interno: le opposizioni ritengono che possa aver favorito un effetto di richiamo, mentre l’esecutivo attribuisce la pressione migratoria soprattutto all’azione delle reti criminali che organizzano i viaggi verso l’Europa.
A incidere sul quadro giuridico è intervenuta anche una recente decisione della Corte Suprema spagnola, secondo la quale i migranti intercettati in mare mentre cercano di raggiungere Ceuta o Melilla non possono essere respinti automaticamente facendo ricorso al regime speciale previsto per le due enclave.
Lo scontro tra Roma e Madrid
L’emergenza migratoria ha avuto immediate ripercussioni anche sul piano diplomatico.
Dopo un confronto con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito «impressionanti» le immagini provenienti da Ceuta, sostenendo che l’immigrazione irregolare rappresenti una minaccia per la sicurezza delle frontiere europee e dichiarando di essere pronta a valutare una sospensione di Schengen nei confronti della Spagna.
Una posizione condivisa anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Le dichiarazioni italiane hanno però provocato una dura reazione del governo spagnolo. Il ministero degli Esteri di Madrid ha convocato l’ambasciatore italiano per esprimere protesta, mentre il capo della diplomazia spagnola, José Manuel Albares, ha definito «indegne» le parole arrivate da Roma, affermando che da un Paese alleato ci si aspetta collaborazione e solidarietà, non polemiche politiche.
Sánchez atteso a Ceuta
Nelle prossime ore il presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, è atteso a Ceuta per seguire da vicino la gestione dell’emergenza e valutare le misure da adottare.
La tragedia riporta al centro del dibattito europeo il tema del controllo delle frontiere esterne, della gestione dei flussi migratori e della tutela delle persone che affrontano viaggi estremamente rischiosi nel tentativo di raggiungere il continente europeo.
Mentre proseguono le operazioni di sicurezza e assistenza sul territorio, resta aperto il confronto tra gli Stati membri sulle strategie da adottare per coniugare sicurezza, cooperazione internazionale e rispetto dei diritti umani.