Roggero, Stasi e Bossetti: ecco perché tutti vogliono stare nel Carcere di Bollate

Negli ultimi giorni il carcere di Bollate è tornato al centro dell’attenzione mediatica.

Anche Mario Roggero ha deciso di costituirsi proprio nell’istituto milanese. Si tratta di una delle strutture penitenziarie più richieste d’Italia.

Nel tempo anche altri detenuti molto noti, come Alberto Stasi e Massimo Bossetti, hanno chiesto di trascorrere la detenzione a Bollate.

Ma cosa si nasconde dietro questa scelta così comune per i detenuti.

“Ecco perchè è diverso dagli altri penitenziari…”:

Il carcere di Bollate, inaugurato nel 2000, è una casa di reclusione destinata soprattutto a persone già condannate in via definitiva. Fin dalla sua apertura è stato progettato come istituto a custodia attenuata, con un’organizzazione molto diversa rispetto alla maggior parte delle carceri italiane.

Non tutti, però, possono accedervi. La destinazione viene valutata dall’Amministrazione penitenziaria sulla base della condotta, del tipo di reato, del circuito di appartenenza, della disponibilità di posti e della possibilità di partecipare ai programmi rieducativi.

Restano generalmente esclusi i detenuti sottoposti al regime di 41-bis e quelli appartenenti al circuito di Alta Sicurezza. Secondo i dati del Ministero della Giustizia riportati nella fonte, al 22 luglio 2026 Bollate dispone di 1.267 posti regolamentari ma ospita 1.611 detenuti.

Qui le celle restano aperte per molte ore durante la giornata e i detenuti sono coinvolti in attività lavorative, corsi scolastici e universitari, formazione professionale, laboratori, iniziative sportive e culturali. Il principio è quello di responsabilizzare chi sta scontando la pena e prepararlo concretamente al ritorno nella società.

Per accedere a questo modello è necessario aderire al cosiddetto patto trattamentale, impegnandosi a rispettare regole precise e a partecipare ai programmi previsti. Chi non mantiene una condotta adeguata può perdere i benefici oppure essere trasferito in un altro istituto. È proprio questa impostazione a spiegare perché Bollate sia così richiesto. Secondo la fonte, il lavoro rappresenta il cuore del progetto: centinaia di detenuti collaborano con l’amministrazione penitenziaria o con aziende private presenti all’interno del carcere, acquisendo competenze professionali utili una volta conclusa la pena.