Era tra le cantanti più amate, ora ha deciso di farsi suora

La crisi tra Stati Uniti e Iran continua ad aggravarsi. Nelle ultime ore si è conclusa la dodicesima notte consecutiva di operazioni militari statunitensi contro obiettivi iraniani, mentre il conflitto si estende anche al Golfo Persico, dove aumentano le tensioni nello Stretto di Hormuz. Sul piano politico, intanto, negli Stati Uniti il Congresso tenta di limitare i poteri del presidente Donald Trump in materia di operazioni militari.

Nuovi raid americani contro obiettivi iraniani

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato una nuova ondata di bombardamenti contro installazioni militari considerate strategiche a Teheran e in altre aree del Paese.

Secondo quanto riferito, nell’operazione sono stati impiegati anche bombardieri B-1, utilizzati per colpire obiettivi ritenuti di rilevanza militare. Si tratta della dodicesima notte consecutiva di attacchi, a conferma di un’escalation che continua a far crescere la preoccupazione della comunità internazionale.

Alta tensione nello Stretto di Hormuz

Parallelamente ai raid aerei, resta estremamente delicata la situazione nel Golfo Persico.

Secondo le informazioni diffuse, i Pasdaran avrebbero bloccato tre petroliere nell’area a sud dello Stretto di Hormuz. Una delle imbarcazioni avrebbe preso fuoco durante l’azione, mentre le altre due sarebbero state costrette a modificare la propria rotta.

Sul fronte opposto, la Marina statunitense ha comunicato di aver fermato dieci navi mercantili nell’ambito delle operazioni di blocco navale in corso nella regione, uno dei punti strategici più importanti per il traffico energetico mondiale.

Fonti iraniane hanno inoltre riferito del danneggiamento di due imbarcazioni impiegate in attività di ricerca e soccorso nel Golfo.

La risposta dell’Iran

Le forze armate iraniane hanno dichiarato di aver risposto agli attacchi lanciando operazioni contro installazioni militari statunitensi nell’area mediorientale.

Secondo Teheran, sarebbero stati colpiti obiettivi in basi americane situate in Kuwait, mentre nelle ore precedenti erano state segnalate azioni anche nei confronti di strutture militari in Bahrein e Giordania.

Al momento non sono state rese note eventuali conseguenze degli attacchi né sono disponibili conferme indipendenti sull’entità dei danni.

Trump: “Valuto un attacco su larga scala”

Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di essere vicino a una decisione su un possibile ampliamento delle operazioni militari.

In un’intervista ad Axios, il capo della Casa Bianca ha affermato di stare valutando “un attacco massiccio sull’Iran, più grande di qualsiasi altro”, aggiungendo che gli Stati Uniti sarebbero pronti ad agire anche autonomamente.

Trump ha inoltre sostenuto che Israele parteciperebbe rapidamente a un’eventuale operazione congiunta, pur ribadendo che Washington non avrebbe bisogno del sostegno di altri alleati per intervenire.

Secondo il presidente americano, Teheran continuerebbe a mostrare interesse per un negoziato, ma non sarebbe ancora pronta a raggiungere un accordo.

Il Congresso prova a limitare i poteri di guerra

Sul piano interno, cresce il confronto politico negli Stati Uniti.

La Camera dei Rappresentanti ha approvato una risoluzione volta a limitare i poteri del presidente nell’autorizzare nuove operazioni militari contro l’Iran. Il provvedimento è passato con 214 voti favorevoli e 208 contrari, grazie anche al sostegno di quattro deputati repubblicani che hanno votato insieme ai democratici.

Nelle prossime ore sarà chiamato a esprimersi anche il Senato, che dovrà valutare una misura analoga.

Pur non bloccando automaticamente le operazioni in corso, il voto rappresenta un segnale politico significativo nel dibattito sui poteri del presidente in materia di guerra e sull’evoluzione della crisi con l’Iran.

Con l’intensificarsi degli attacchi, delle operazioni navali e delle tensioni diplomatiche, il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto continua a destare forte preoccupazione sul piano internazionale, mentre cresce l’attesa per le prossime mosse di Washington e Teheran.