Grazia a Roggero, il richiamo di Mattarella: cosa accade ora

Il caso di Mario Roggero torna al centro del dibattito politico e istituzionale dopo la condanna definitiva pronunciata dalla Corte di Cassazione. La richiesta di grazia avanzata da alcuni esponenti del centrodestra ha infatti aperto un nuovo fronte di confronto, culminato con il richiamo del Quirinale alle procedure previste dalla Costituzione.
La vicenda del gioielliere di Grinzane Cavour, condannato per aver ucciso due rapinatori dopo l’assalto alla sua attività nel 2021, continua così a dividere l’opinione pubblica e la politica.
La condanna definitiva di Mario Roggero
I fatti risalgono all’aprile 2021, quando tre uomini fecero irruzione nella gioielleria di Mario Roggero, in provincia di Cuneo. Dopo la rapina, il commerciante inseguì i malviventi e aprì il fuoco.
Due rapinatori persero la vita, mentre un terzo rimase gravemente ferito.
Al termine del lungo iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione, ritenendo che gli spari siano stati esplosi quando il pericolo immediato era ormai cessato e che, quindi, non ricorressero i presupposti della legittima difesa.

La richiesta di grazia
Dopo la sentenza, il vicepremier Matteo Salvini ha proposto di sostenere una domanda di grazia per il gioielliere, oggi settantaduenne. L’iniziativa ha trovato il sostegno di diversi esponenti del centrodestra, tra cui il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Nel frattempo, il Ministero della Giustizia ha comunicato l’avvio dell’istruttoria prevista dalla legge, precisando che si tratta di una fase tecnica e preliminare, necessaria a raccogliere tutta la documentazione utile prima di qualsiasi eventuale valutazione.
L’intervento del Quirinale
Nella stessa giornata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Attraverso una nota ufficiale, la Presidenza della Repubblica ha ricordato che la concessione della grazia costituisce una prerogativa esclusiva del Capo dello Stato, come stabilito anche dalla sentenza n. 200 del 2006 della Corte costituzionale.
Il richiamo ha voluto ribadire il corretto riparto delle competenze istituzionali: il Ministero della Giustizia può svolgere l’istruttoria prevista dalla normativa, ma la decisione finale spetta esclusivamente al presidente della Repubblica.
Lo scontro politico
La precisazione del Quirinale ha alimentato il confronto tra maggioranza e opposizione.
Il ministro Nordio ha spiegato che l’attività del dicastero rientra nelle procedure previste dall’articolo 681 del Codice di procedura penale e non rappresenta in alcun modo un’anticipazione della decisione finale.
Le opposizioni, invece, hanno criticato l’iniziativa politica sulla vicenda. Il Partito Democratico ha contestato l’opportunità delle prese di posizione da parte del governo, mentre il Movimento 5 Stelle ha parlato di un’ingerenza politica in una vicenda giudiziaria ormai definita.
Il messaggio di Roggero sui social
Nel frattempo Mario Roggero è tornato a parlare attraverso un video pubblicato sul proprio profilo Instagram.
Il gioielliere ha definito la condanna ricevuta un “ergastolo”, facendo riferimento alla propria età, e ha ribadito il proprio punto di vista sulla vicenda. Il filmato ha raccolto numerose visualizzazioni e commenti, riaccendendo il dibattito sulla legittima difesa e sui limiti dell’intervento di chi reagisce a una rapina.
Cosa succede adesso
Al momento la condanna nei confronti di Mario Roggero resta pienamente esecutiva.
L’istruttoria avviata dal Ministero della Giustizia proseguirà secondo le procedure previste dalla legge e servirà esclusivamente a raccogliere gli elementi necessari all’esame dell’eventuale domanda di grazia.
Solo al termine di questo percorso, e qualora venga formalmente presentata la richiesta, sarà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a valutare se concedere o meno il provvedimento di clemenza, nell’esercizio delle prerogative attribuitegli dalla Costituzione.