Meloni furiosa dopo il blitz dei franchi tiratori: spunta nome pesantissimo. Proprio lei!
La bocciatura dell’emendamento sulle preferenze nella riforma della legge elettorale continua a scuotere la maggioranza e apre una nuova fase di tensione all’interno del centrodestra. Il governo è stato battuto alla Camera per un solo voto durante uno scrutinio segreto, un risultato che ha immediatamente acceso il confronto tra gli alleati e spinto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a chiedere un chiarimento politico su quanto accaduto.
Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime ore, la premier sarebbe determinata a individuare le ragioni della sconfitta e a capire da dove siano arrivati i voti mancanti che hanno affossato uno dei punti ritenuti più significativi della riforma elettorale. Sullo sfondo torna inoltre a circolare l’ipotesi di un possibile ricorso anticipato alle urne, anche se al momento non esiste alcuna decisione ufficiale in tal senso.
Trenta franchi tiratori nel mirino
I numeri del voto raccontano una maggioranza tutt’altro che compatta. Secondo i calcoli dei partiti di governo sarebbero mancati all’appello 31 voti, un dato che lascia immaginare un dissenso distribuito in più componenti della coalizione.
I primi sospetti si sono concentrati su Forza Italia, dove già nei giorni precedenti alcune parlamentari avevano manifestato dubbi sulla reintroduzione delle preferenze, soprattutto per i possibili effetti sulla rappresentanza di genere. Nel dibattito sono finiti anche alcuni esponenti della Lega, dell’area vicina a Roberto Vannacci e, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, persino alcuni parlamentari di Fratelli d’Italia.
Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha però respinto ogni ipotesi di defezione interna, assicurando che nessun deputato del Carroccio avrebbe tradito l’indicazione di voto. Di diverso avviso il coordinatore del Partito Democratico Igor Taruffi, secondo cui i franchi tiratori sarebbero distribuiti tra le varie forze della maggioranza.
Le indiscrezioni su Marina Berlusconi
Tra i retroscena più discussi c’è quello riportato da La Stampa, secondo cui all’interno di Palazzo Chigi sarebbero emersi sospetti nei confronti di alcuni parlamentari considerati vicini a Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e figura ritenuta ancora molto influente negli equilibri di Forza Italia.
Si tratta, va precisato, di indiscrezioni giornalistiche che non hanno ricevuto alcuna conferma ufficiale. Nella stessa ricostruzione viene citata anche Marta Fascina, presente durante la votazione e indicata da alcuni osservatori come vicina alla famiglia Berlusconi.
Secondo queste ipotesi, una parte degli esponenti azzurri guarderebbe con prudenza a un ulteriore rafforzamento politico di Fratelli d’Italia, soprattutto in vista dei futuri equilibri istituzionali e dell’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Nessuno dei diretti interessati ha tuttavia commentato o confermato tali ricostruzioni.
Meloni pensa al voto anticipato
La sconfitta parlamentare avrebbe rafforzato nella presidente del Consiglio la convinzione che una parte del Parlamento stia ostacolando ogni tentativo di riforma finalizzato a garantire maggiore stabilità ai governi.
Secondo diversi retroscena, Meloni avrebbe già prospettato agli alleati la possibilità di ricorrere alle elezioni anticipate nel caso in cui il percorso della riforma dovesse bloccarsi definitivamente. Lo scenario ipotizzato sarebbe quello di un voto anticipato nel giugno 2027, eventualmente preceduto da una breve fase di transizione istituzionale qualora la legislatura dovesse interrompersi prima della scadenza naturale.
Per il momento, però, resta soltanto un’ipotesi politica. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato che a Palazzo Madama il regolamento prevede il voto palese sulla riforma elettorale, elemento che potrebbe consentire alla maggioranza di verificare la propria compattezza e tentare di recuperare la battuta d’arresto subita alla Camera.
Il nodo Vannacci e il futuro della riforma
Nel centrodestra si guarda ora ai prossimi passaggi parlamentari e all’evoluzione del quadro politico dopo l’estate. Tra gli elementi osservati con maggiore attenzione c’è anche il consenso dell’area guidata da Roberto Vannacci, ritenuto uno dei fattori che potrebbero influenzare le future scelte della coalizione.
Se il peso elettorale dell’ex generale dovesse ridursi nei prossimi mesi, la maggioranza potrebbe tornare a spingere con maggiore convinzione sulla riforma della legge elettorale. Al contrario, un rafforzamento di quell’area potrebbe indurre gli alleati a rallentare o rivedere il progetto per evitare nuove tensioni interne.
Il passaggio al Senato rappresenterà quindi un banco di prova decisivo, non solo per il futuro della riforma elettorale, ma anche per misurare la solidità della maggioranza che sostiene il governo Meloni.