Ha la terza media e visita 160 pazienti in pronto soccorso: chi è questa donna
Per mesi ha lavorato nel pronto soccorso di un ospedale ligure indossando il camice da medico, visitando pazienti e svolgendo attività sanitarie come una professionista qualificata. Ma dietro quell’identità si nascondeva una realtà ben diversa: nessuna laurea in Medicina, nessuna abilitazione e nessuna iscrizione all’Ordine dei Medici.
È questa la vicenda che vede protagonista Enrica Massone, originaria di Torino, condannata in primo grado dal Tribunale di Imperia a tre anni di reclusione per essersi spacciata per medico e aver esercitato abusivamente la professione.
L’assunzione al Saint Charles di Bordighera
Secondo quanto emerso nel corso del processo, la donna sarebbe riuscita a farsi assumere all’ospedale Saint Charles di Bordighera, presentando documentazione nella quale risultava laureata in Medicina e Chirurgia all’Università di Milano-Bicocca e iscritta all’Ordine dei Medici di Milano.
Gli accertamenti successivi hanno però dimostrato che tali titoli non esistevano. Secondo la ricostruzione della Procura, Massone avrebbe conseguito soltanto la licenza media.
Nonostante ciò, avrebbe lavorato nel pronto soccorso dell’ospedale arrivando a visitare circa 160 pazienti.
I sospetti dei colleghi e il processo
A far emergere il caso sarebbero stati alcuni colleghi, insospettiti da comportamenti e incongruenze che hanno portato ad approfondire la reale posizione professionale della donna.
Il pubblico ministero Lorenzo Fornace aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di carcere. La giudice Eleonora Billeri ha invece inflitto una pena di tre anni.
Secondo quanto emerso durante il procedimento, nel periodo in cui avrebbe esercitato abusivamente la professione non sarebbero stati accertati danni diretti ai pazienti.
La questione dei risarcimenti
Il Tribunale ha rinviato al giudice civile la decisione sulle richieste di risarcimento avanzate dall’ASL1 Imperiese e dall’Ordine dei Medici di Milano, costituitisi parte civile nel processo insieme ad altre società sanitarie presso cui la donna aveva lavorato.
La vicenda ha inevitabilmente acceso il dibattito sull’efficacia dei controlli nelle procedure di assunzione del personale sanitario e sulle verifiche relative ai titoli professionali.
Un precedente per truffa
Il caso giudiziario di Enrica Massone non è l’unico a suo carico. La donna sta infatti già scontando una condanna definitiva a quattro anni e tre mesi di reclusione per aver truffato una coppia di anziani di Torino.
Secondo gli atti processuali, dopo essere stata nominata amministratrice di sostegno dei due coniugi, si sarebbe appropriata di parte delle loro pensioni senza provvedere al pagamento delle rette della struttura presso cui erano ricoverati.
La difesa valuta l’appello
Nel corso del processo il difensore della donna, l’avvocato Giovanni Cicerano, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo una presunta incapacità di intendere e di volere della propria assistita. Una tesi che non è stata accolta dal Tribunale.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Solo allora la difesa deciderà se presentare ricorso in appello.
La vicenda resta destinata a far discutere, sollevando interrogativi sui sistemi di controllo nelle strutture sanitarie e sulle verifiche effettuate prima dell’assunzione di personale chiamato a svolgere un ruolo così delicato.